Elezioni USA, persone LGBTI+ con ‘Trump UNITY’: “Siamo oltre la mentalità da vittima”

La Human Rights Campaign ha recentemente rivelato che il 74% degli elettori queer sostiene la vicepresidente Kamala Harris, con solo un misero 7,5% disposto a votare Trump.

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Il raduno "Trump UNITY" a Charlotte, Carolina del Nord - Fonte: Juan Diego Reyes per la NBC News
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Nessuna bandiera arcobaleno, nessun accenno alle storiche rivendicazioni della comunità LGBTQIA+. Al raduno “LGBTQIA+ Friendly” dello scorso martedì 22 ottobre, organizzato dai repubblicani per corteggiare gli indecisi facenti parte della comunità, c’era poco spazio per le identità e molto per l’agenda conservatrice.

Persino per quei pochi presenti dichiaratamente gay, non era la questione dei diritti a dominare.Non voterò per l’uguaglianza dei matrimoni o per i diritti”  – ha spiegato Gage West, 23 anni, a NBC News – “Voglio solo che la mia famiglia e il mio vicinato sia al sicuro e più soldi in tasca.

E, sempre come raccontato da ABC News, la sala da ballo semivuota raccoglieva poche persone dichiaratamente LGBTQIA+ tra il centinaio di presenti, quasi solo persone bianche, nessuna traccia di simboli comunitari e una marcata insofferenza verso il linguaggio inclusivo. “Non c’è spazio qui per i pronomi”.

“Trump UNITY”: il tour che corteggia gli indecisi LGBTQIA+

Stati Uniti, raduno _Trump UNITY_ - Fonte_ Juan Diego Reyes per la NBC News
Stati Uniti, raduno _Trump UNITY_ – Fonte_ Juan Diego Reyes per la NBC News

Era uno degli incontri del tour “Trump UNITY,” organizzato dai Log Cabin Republicans, gruppo conservatore LGBTQIA+, nelle città chiave degli Stati in bilico: Pennsylvania, Georgia, Wisconsin e Carolina del Nord. Di “unità” però, neanche un accenno. Tra i partecipanti, quasi tutti uomini bianchi gay, pochi sembravano turbati dall’assenza di riferimenti espliciti alle cause pertinenti alla comunità, come se la battaglia fosse già stata vinta o del tutto archiviata.

Siamo oltre la mentalità da vittima” tuona Don Webber, 57 anni. “Abbiamo raggiunto l’uguaglianza. Ora mi preoccupano i miei figli, l’economia e i confini”.

Dal palco, Lara Trump — co-presidente del Republican National Committee e nuora dell’ex presidente – parla con toni messianici: “Siamo in una battaglia tra bene e male” ha detto, dipingendo la campagna elettorale del suocero come una crociata morale più che politica. Si parla di confini, dei “disastri dei democratici” sull’economia, di armi. Nessun cenno però ai diritti civili, nessuna rassicurazione per la comunità LGBTQIA+, nel corso di una campagna elettorale repubblicana che ha speso 21 milioni di dollari in spot anti-trans.

Stati Uniti: l’elettorato LGBTQIA+ di Donald Trump è il 7,5%

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Eppure, secondo gli organizzatori, Trump potrebbe accaparrarsi fino al 50% del voto LGBTQIA+, affermazione che però risulta caricaturalmente ottimistica. La Human Rights Campaign ha infatti recentemente rivelato che il 74% degli elettori queer sostiene la vicepresidente Kamala Harris, con solo un misero 7,5% disposto a votare Trump.

Brandon Wolf, portavoce di HRC, liquida dunque l’iniziativa dei Log Cabin Republicans come “un disperato tentativo di distrarre gli elettori LGBTQ dal piano di Trump di revocare le protezioni contro la discriminazione per la nostra comunità”.

I fatti parlano più delle parole

Stati Uniti, raduno _Trump UNITY_ - Fonte_ Juan Diego Reyes per la NBC News (2)
Stati Uniti, raduno _Trump UNITY_ – Fonte_ Juan Diego Reyes per la NBC News

Nella lunga marcia di Trump verso il 2024, d’altronde, le azioni parlano più dei raduni. Durante il suo primo mandato, non ha esitato un attimo a bandire immediatamente le persone trans dall’esercito e a revocare a tappeto tutele fondamentali per la comunità LGBTQIA+ in ambito sanitario e scolastico, provvedimenti che l’amministrazione Biden ha prontamente invertito.

Ora, Trump promette di annullare nuovamente queste conquiste: vietare alle persone trans di arruolarsi, abolire le terapie di affermazione di genere per i minori, cancellare le protezioni del Titolo IX per gli studenti trans. Un ritorno al passato che gli oratori del tour strategicamente tacciono. 

A meno che, come sbandieravano i Gays for Trump – movimento politico in declino nato a sostegno di Trump nella campagna elettorale del 2016, che oggi si riduce a pubblicare teorie del complotto e immagini in AI su Facebook –, questa particolare porzione di elettorato non abbia l’obiettivo di separare la comunità LGB dal resto del suo acronimo.

Durante l’evento, del resto, è Richard “Ric” Grenell il “volto inclusivo dell’amministrazione”, perché è il primo uomo apertamente gay – uomo, cis, bianco – a ricoprire un ruolo prestigioso nel gabinetto di Trump. Dal palco, Bill White, fundraiser di Trump e speaker dell’evento, ha persino ricordato i comizi animati da “YMCA,” in un tentativo quasi ironico di rileggere simboli culturali come testimonianze di apertura: “Alza le mani e balla sull’inno gay non ufficiale!”. Ma intanto, nessuno ha mai visto Donald Trump ad una tappa del tour.

 

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