Nel 2025 la distanza tra Chiesa e modernità sembra ancora abissale. Succede a Elmas, piccolo centro a pochi chilometri da Cagliari, dove un bambino di 12 anni si è visto negare il Sacramento della Cresima. Il motivo? Il padrino scelto è gay. A raccontarlo è la madre del ragazzo, che ha denunciato l’accaduto, raccontando il rifiuto del parroco, don Marco Natale Orrù, sia di celebrare il rito nella propria parrocchia sia di concedere il nulla osta per farlo in un’altra.

Cresima negata a un bambino perché il padrino è gay

Elmas, Cresima negata a un bambino perché il padrino è gay

Nel racconto-denuncia consegnato a CagliariNews, la madre del dodicenne, Stefania Canci, ha raccontato l’accaduto, unendo il suo sfogo: “Questa non è la Chiesa che mi rappresenta, non permette a mio figlio 12enne di scegliere liberamente il suo padrino perché gay. Lo stesso padrino di battesimo suo e di suo fratello maggiore, quello che ha accompagnato nel suo percorso da sempre, sino alla cresima. Ma oggi no, perché la libera interpretazione di un uomo impone che per la Chiesa questo è ‘sbagliato’”.

Parole che pesano come macigni e che descrivono l’amarezza di una madre nel vedersi chiudere le porte della parrocchia di San Sebastiano, dove il figlio avrebbe dovuto ricevere il sacramento il prossimo 8 dicembre.

“Il parroco ha detto di no”: la denuncia della madre

Il rifiuto, racconta Stefania, sarebbe arrivato direttamente dal parroco, non appena ha scoperto che il padrino scelto dal ragazzo – lo zio materno – è un uomo unito civilmente con un altro uomo. “Il parroco ha detto di no quando ha saputo che il padrino scelto, mio fratello, è unito civilmente con un altro uomo. Lui si è detto totalmente contrario”, spiega la donna.

Di fronte a questo rifiuto, la madre ha provato a trovare una soluzione alternativa, chiedendo il nulla osta per far celebrare la Cresima in un’altra parrocchia. Ma anche quella richiesta è stata respinta. “Me l’ha negato perché dice che vuole evitare che altri preti, dandomi il via libera, possano sbagliare”, racconta ancora Stefania.

La madre contro il muro del pregiudizio

Quanto accaduto a Elmas è emblematico della lunga serie di contrasti tra le aperture promesse da Papa Francesco (ben differenti rispetto alla posizione di Papa Leone XIV) e la rigidità di parte del clero locale. In una Chiesa che parla di misericordia, accoglienza e amore universale, risuona stonata la decisione di impedire a un bambino di ricevere un sacramento per via dell’orientamento sessuale di un familiare, sebbene non ci sia da meravigliarsi, alla luce delle parole del successore di Bergoglio, Prevost, che appaiono più come un deciso dietro front su qualunque apertura del suo predecessore.

Stefania lo sottolinea con forza, ricordando come l’istituzione ecclesiastica stia spesso tradendo il proprio messaggio di carità: “Parliamo della stessa Chiesa misericordiosa e caritatevole della quale si parla tanto. Mio figlio non sceglierà un altro padrino, perché nessuno potrebbe essere più adatto di quello che ha scelto. Perché conta l’amore, in ogni sua forma”.

Dietro la cronaca di Elmas si nasconde una battaglia di dignità e libertà. Stefania, madre 36enne di due figli, non intende accettare compromessi e promette di non cedere a imposizioni che considera ingiuste: “Non mi piegherò mai a queste imposizioni, dopo anni di battaglie personali. Non lo farò per i miei figli e per tutti i figli che hanno bisogno di un abbraccio e una parola di incoraggiamento perché siano liberi”.

Alla fine, salvo ripensamenti futuri, il bambino non riceverà la Cresima. Ma per Stefania e la sua famiglia, il senso più profondo di quella celebrazione resta comunque intatto. “Per mio figlio, quindi, nessun sacramento della Cresima ma, comunque, sarà inondato da tutto il nostro amore, anche e soprattutto quello dei suoi zii. Quei banchi un giorno saranno vuoti, perché non può essere questa la mia Chiesa”.

Il parroco: “Giusto così, sono le regole della Chiesa”

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Sardegna, cresima negata a un bambino: “Il suo padrino è gay”. La madre indignata, ma il parroco cita Gesù per discriminare - Prete - Gay.it

Secondo la parrocchia, il padrino scelto dal dodicenne e dalla sua famiglia, non rispetterebbe i requisiti imposti dalla Chiesa cattolica. Dopo le parole della madre Stefania, arriva la replica del parroco, don Marco Natale Orrù, che non solo conferma il “no” alla Cresima e al nulla osta, ma lo rivendica con convinzione: “Avrei detto no anche se fosse stato etero e non sposato, la Chiesa ha delle regole. So che ora sarò messo alla gogna, ma io sono uomo di Chiesa e agisco secondo i dettami”.

Don Orrù, come riporta sempre CagliariNews, spiega che la sua decisione non è personale, ma teologica ed aggiunge di aver discusso il caso direttamente con il Vescovo, ricevendo pieno appoggio:  “Ho parlato con il Vescovo del caso specifico del ragazzino. Mi ha detto che sto facendo il giusto”.

Il sacerdote racconta anche come sia nata la vicenda: “È stata la mamma a venire da me proponendomi il nome del fratello, gay e convivente. Se fosse venuto direttamente lui, gli avrei spiegato con tranquillità e chiarezza che per la Chiesa non può essere padrino di Cresima. Al massimo potrebbe fare il testimone”.

Oltre alla Cresima negata, il parroco ha anche rifiutato di concedere il nulla osta richiesto da Stefania per far celebrare il sacramento in un’altra parrocchia. “Non glielo posso dare perché il padrino è fuori dalle regole”.

La controreplica di Stefania non si è fatta attendere: “Vuol dire che, davvero, mio figlio non farà la cresima. Ma l’affetto mio, di mio fratello e di suo marito e di tutti gli altri parenti non gli mancherà mai”.

La lettera aperta di Don Orrù

Dopo che la notizia del “no” a un padrino di Cresima perché gay ha infiammato il dibattito sui social, don Marco, ha deciso di rompere nuovamente il silenzio con una lettera aperta alla comunità, riportata integralmente da Casteddu Online

“Sono sacerdote da 44 anni e non mi è mai capitato niente di simile”, scrive, sottolineando di aver sempre accompagnato e sostenuto anche persone omosessuali “con il sincero desiderio di vivere una vita cristiana all’interno della Chiesa”.

Il parroco ribadisce di non aver mai escluso nessuno dai sacramenti: “Li ho sempre accolti e non si sono mai sentiti giudicati”, precisando che confessione ed eucaristia “non solo non gli sono stati mai negati, ma sono state per loro una vera consolazione e maturazione spirituale”.

Sul caso specifico, don Marco spiega di non aver incontrato personalmente il padrino, ma solo la madre del ragazzo, che “ha avviato la conversazione prevenuta sul fatto che il padrino non sarebbe stato accettato”. A suo dire, la questione riguardava la disciplina ecclesiastica, che “vale per qualsiasi coppia che vive in stato di convivenza senza aver celebrato il sacramento del matrimonio”, e non un giudizio legato all’orientamento sessuale.

Il sacerdote respinge inoltre l’idea che il ragazzo sia stato escluso dalla cresima: “Non ho mai detto che il ragazzo non avrebbe fatto la cresima”, chiarisce, aggiungendo che il suo rifiuto di concedere il “nulla osta” era volto a evitare di “separarlo dal gruppo dei coetanei con cui ha camminato ed è cresciuto negli anni di catechesi”.

Nel finale, don Marco invita la comunità a “reimparare ad accogliere dei no quando sono motivati dalle norme ecclesiastiche”, e affida alla preghiera il proprio disagio per le accuse ricevute: “Accade quando ci troviamo di fronte a cattiverie, a menzogne, a ingiustizie… Gesù ci suggerisce di pregare sempre, per non cadere nella tentazione di incattivirci ed essere spinti a fare del male”.

Nonostante le parole della madre, cariche di amarezza e preoccupazione per il figlio, il parroco sembra aver interpretato il suo sfogo come una reazione eccessivamente emotiva, quasi una stizza personale, piuttosto che un legittimo richiamo al diritto di scelta e all’amore familiare.

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