Il grande sconfitto della notte degli Oscar è stato senza ombra di dubbio Emilia Perez, entrato Papa e uscito Conclave dal Dolby Theatre di Los Angeles. Fino ad un mese e mezzo fa il film di Jacques Audiard era da tutti considerato il vero frontrunner di questa edizione, con 13 nomination. Ad una sola candidatura dal record storico di Titanic, La La Land ed Eva contro Eva. Poi è successo l’inimmaginabile.
Karla Sofia Gascon, prima storica attrice trans candidata in quasi 100 anni di Oscar, è stata spazzata via dalle polemiche relative a suoi vecchi tweet, considerati offensivi e razzisti. Netflix, che aveva comprato la pellicola per il mercato americano, l’ha cancellata, rimuovendola persino dalla promozione, negandole la presenza in più e più serate di premiazione, dai Bafta ai SAG passando per DGA, PGA e Critics Choice Awards. Persino il regista francese, che fino a due mesi fa non faceva altro che parlare di lei, l’ha pubblicamente scaricata, chiedendole di fatto di tacere. E Karla Sofia Gascon questo ha fatto, entrando in “silenzio stampa”. Dopo settimane di rumor è apparsa al Dolby Theatre senza aver preso parte al tappeto rosso. Conan O’Brian ha fatto un paio di battute su di lei, Karla ha sorriso senza battere ciglio, le telecamere l’hanno inquadrata un paio di volte nel corso delle 4 ore di diretta, mentre Emilia Perez vinceva solo due Oscar su 13 nomination.
L’Oscar 2025 a Zoe Saldana e Jacques Audiard
Quello per la miglior attrice non protagonista Zoe Saldana e quello per la miglior canzone originale, El Mal, scritta da Camille, Clément Ducol e Jacques Audiard.
Nell’America di Donald Trump che lavora giorno e notte per cancellare le persone trans era immaginabile un accenno alla comunità T, alla necessaria resistenza, alla doverosa solidarietà, un ringraziamento dopo mesi di critiche piovute anche da quella stessa comunità che aveva accusato il film francese di essere stato superficiale e stereotipato nel tratteggiare i lineamenti della sua protagonista.
E invece Zoe Saldana, Camille, Clément Ducol e Jacques Audiard non hanno detto una parola a riguardo.
Saldana, visibilmente emozionata, aveva ricordato il nipote trans dopo aver vinto il BAFTA come migliore attrice non protagonista, il mese scorso. Nella notte degli Oscar la diva di Avatar ha rimarcato le proprie origini, figlia di immigrati dalla Repubblica Dominicana, ma non la comunità trans nè la sua collega di set Karla Sofia Gascon. Zoe ha preferito spendere il proprio tempo per soffermarsi sui capelli dell’amato Marco Perego, suo marito.
E meglio non è andata poco dopo, quando a ritirare la statuetta sono stati i co-autori della canzone premio Oscar Camille, Clément Ducol e Jacques Audiard. Se il regista francese non ha ringraziato nessuno, non proferendo parola e rimanendo in disparte, Camille e Clément Ducol si sono concessi un discorso di coppia, cantando persino in diretta mondiale, dimenticando però ancora una volta sia la comunità trans che la protagonista del film Karla Sofia Gascon.
Donald Trump incendia il mondo e Hollywood tace

In un mondo che brucia, con le persone trans letteralmente sotto assedio, Hollywood ha preferito nascondere la testa sotto la sabbia, chiudendosi nella propria bolla. Il nome di Donald Trump non è mai stato nominato in 4 ore di diretta, come se il tycoon non avesse fatto di tutto e di più in poco più di un mese di presidenza.
Il palco dell’Academy è spesso stato luogo di denuncia sociale, ma evidentemente come avvenuto agli EFA e ai Golden Globe lo scorso gennaio, quando fu Karla Sofia Gascon a prendere parola per dare forma ad un potente messaggio contro la transfobia (“Potete metterci in prigione, potete picchiarci, ma non potrete mai toglierci l’anima, la resistenza o l’identità“), ad avere realmente a cuore il tema centrale di Emilia Perez era solo e soltanto lei.
La protagonista prima acclamata e a seguire cancellata e zittita, invitata alla festa per evitare brutte figure ma rimossa e impossibilitata a parlare con chicchessia, colei che ha scritto la Storia dei premi cinematografici buttando giù a calci un muro rimasto in piedi per un secolo, pagandone presto le conseguenze in prima persona. Welcome to Hollywood.

