Il Comune di Teramo ha compiuto un passo significativo verso l’uguaglianza e il riconoscimento dei diritti familiari, registrando il primo atto ufficiale di riconoscimento di un bambino nato da una coppia di donne. L’evento storico ha avuto luogo questa mattina alle ore 10:00 nell’ufficio del Sindaco Gianguido D’Alberto, in presenza dell’Assessore all’Anagrafe Pina Ciammariconi e del personale comunale coinvolto nella procedura.
In questo articolo
- 1 Teramo riconosce bimbo di due mamme: un segnale di civiltà e inclusione
- 2 “Famiglia riconosciuta nella sua pienezza”: il sostegno della CGIL
- 3 La Lega contro il riconoscimento del bimbo di due mamme a Teramo
- 4 CGIL risponde alla Lega: “Bambini frutto di scelte d’amore”
- 5 Famiglie con due papà ancora escluse
Teramo riconosce bimbo di due mamme: un segnale di civiltà e inclusione
L’atto del Comune di Teramo segue da vicino la sentenza 68/2025 della Corte Costituzionale, che ha recentemente dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcuni articoli della legge 40/2004 riguardanti la procreazione medicalmente assistita (PMA). Questa decisione ha aperto la strada al riconoscimento ufficiale dei bambini nati in Italia da coppie che hanno fatto ricorso alla PMA all’estero, conformemente alle normative del paese di trattamento.
La sentenza della Corte Costituzionale non solo riafferma i diritti fondamentali delle famiglie arcobaleno con due mamme (in attesa che lo stesso possa presto avvenire anche per i figli di due papà), ma sottolinea anche l’importanza di garantire a tutti i bambini il pieno riconoscimento giuridico e sociale. Il passo compiuto dal Comune di Teramo non è solo una formalità amministrativa, ma rappresenta un cambiamento culturale e sociale significativo, promuovendo l’inclusione e l’uguaglianza.
“Famiglia riconosciuta nella sua pienezza”: il sostegno della CGIL
Le reazioni alla decisione del Comune sono state ampiamente positive. Mauro Angelozzi, Responsabile dello Sportello Nuovi Diritti CGIL Teramo, insieme al Segretario Generale CGIL Teramo, Pancrazio Cordone, hanno espresso i loro auguri alle due mamme, sottolineando l’importanza di questo atto nel rafforzare i legami familiari e nella lotta contro ogni forma di discriminazione.
“Esprimiamo i più sinceri auguri alle due mamme che oggi vedranno riconosciuta la loro famiglia nella sua pienezza. È un momento importante, che non solo dà seguito alla recente sentenza della Corte Costituzionale, ma ne incarna profondamente il significato: il riconoscimento dei diritti, della dignità e dell’amore come fondamento delle relazioni familiari”, si legge in una nota ufficiale diffusa dalla testata locale IlTrafiletto.it.
La Lega contro il riconoscimento del bimbo di due mamme a Teramo
Dopo l’annuncio del primo riconoscimento ufficiale, da parte del Comune di Teramo, di un bambino nato da una coppia di donne, non si è fatta attendere la reazione della Lega Abruzzo. Carola Profeta, responsabile del Dipartimento Famiglia del partito, ha criticato duramente l’iniziativa, definendola un “atto ideologico” che, a suo avviso, “stravolge la realtà naturale della famiglia e i diritti fondamentali dei minori”.
Secondo Profeta, il Comune di Teramo, seguendo l’esempio di Genova, si limita ad applicare una sentenza della Corte Costituzionale (la n. 68/2025), ma lo fa – sostiene – senza tenere conto delle implicazioni più profonde: “Solleva tuttavia interrogativi profondi sul piano sociale, culturale ed etico. Nessuna sentenza può cambiare la realtà dei fatti: un bambino nasce da un uomo e da una donna”, ha dichiarato, ripreso da IlCentro.it.
La dirigente leghista ha inoltre espresso preoccupazione per ciò che ritiene essere una crescente legittimazione di nuovi modelli familiari “spesso frutto di pratiche come l’utero in affitto o la procreazione medicalmente assistita all’estero”, definendole “un attacco all’infanzia”. Nella sua visione, il bambino sarebbe la prima vittima di queste scelte, in quanto privato del “diritto a crescere con una madre e un padre, in nome di un’ideologia che nulla ha a che fare con la sua tutela”.
“Serve un cambio di rotta, anche in sede europea”, ha aggiunto Profeta, denunciando quella che considera una società che “procede al contrario”, dove la natura e il buonsenso verrebbero sacrificati in nome di “logiche ideologiche”. La Lega, conclude, “continuerà a battersi per difendere la famiglia naturale e i diritti dei più piccoli”.
CGIL risponde alla Lega: “Bambini frutto di scelte d’amore”
Non tarda ad arrivare la replica della CGIL di Teramo alle dichiarazioni critiche della Lega, che ha definito il riconoscimento del bimbo nato da due mamme un “atto ideologico” contro la famiglia “naturale”.
“Bene che il Comune di Teramo, con questo atto, scelga di stare dalla parte della Costituzione e delle persone”, affermano ancora Mauro Angelozzi e Pancrazio Cordone. Con questo atto, aggiungono, si restituisce “piena cittadinanza a chi, per troppo tempo, è stato escluso o invisibile”.
I rappresentanti del sindacato respingono con fermezza le accuse mosse da esponenti della Lega, giudicando “ancora più grave” l’uso di un linguaggio che definisce i bambini nati da famiglie omogenitoriali “contro natura”. Quelle parole – va sottolineato – rivelano un tentativo ideologico di negare la realtà: “questi bambini sono frutto di scelte d’amore e cresceranno nella consapevolezza di essere nati dal desiderio profondo e condiviso di una famiglia che li ha voluti, amati e protetti fin dal primo istante”.
La CGIL ribadisce la propria visione di “società aperta, inclusiva e giusta, dove ogni bambina e ogni bambino possa crescere nell’amore e nella tutela dallo Stato, senza discriminazioni”.
Quello di Teramo non è un gesto ideologico, ma un atto di civiltà. Ed è il segnale che il nostro Paese può cambiare, riconoscendo finalmente tutte le forme di amore, genitorialità e famiglia. Perché indietro non si torna.
Famiglie con due papà ancora escluse
Nonostante il passo avanti segnato dalla sentenza della Corte Costituzionale e il riconoscimento ufficiale del primo bambino nato da una coppia di donne a Teramo, tuttavia, il cammino verso l’uguaglianza piena resta incompleto. La decisione della Consulta, infatti, riguarda esplicitamente solo le famiglie composte da due mamme, lasciando irrisolta la questione dei figli di coppie formate da due papà.
Tuttora persiste, infatti, una profonda disuguaglianza per le coppie gay, che continuano a scontrarsi con ostacoli legali all’accesso alla genitorialità. In Italia, la gestazione per altri è vietata e classificata come reato universale, mentre l’adozione rimane formalmente preclusa alle coppie dello stesso sesso. Un paradosso ancora più evidente alla luce di una recente sentenza che ha invece aperto alla possibilità di adozione per i single, lasciando fuori intere famiglie arcobaleno.
A sottolinearlo, nei giorni scorsi, era stata anche Arcigay Rimini, che invitava a non fermarsi e a non ignorare il principio affermato dalla Corte: il diritto dei bambini a vedere riconosciuti entrambi i genitori, a prescindere dal genere. L’associazione, aveva chiesto quindi un intervento legislativo chiaro, coerente e inclusivo che estenda il riconoscimento a tutte le famiglie omogenitoriali, ribadendo la necessità di colmare al più presto il vuoto normativo che ancora oggi discrimina molte realtà familiari.
“Con il giusto slancio normativo – aveva detto il presidente Marco Tonti – siamo fiduciosi che presto anche queste famiglie possano vedere riconosciuti gli stessi diritti, e che la stessa felicità possa finalmente abbracciare tutte le numerose famiglie arcobaleno del nostro territorio”.




