Europee 2024, intervista a Barbara Masini di Azione: “Italia peggiorata sui diritti, le famiglie sono tutte uguali”

Il silenzio di Forza Italia quando fece coming out. La sfida per l'Unione Europea: "Rivedere i trattati".

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Barbara Masini Azione Elezioni Europee
Barbara Masini Azione Elezioni Europee
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Ex senatrice della Repubblica italiana con Forza Italia, Barbara Masini è oggi candidata alle elezioni europee per la lista di Azione – Siamo Europei.  Poco meno di due anni fa unitasi civilmente con Pamela Kustermann, dopo 14 anni di relazione, Masini si è laureata in Scienze Politiche a Siena, per poi sbarcare a palazzo Madama e diventare capogruppo in commissione Diritti Umani e Politiche Europee e Relatrice della Legge di Delegazione Europea con il governo Draghi.

Dopo aver intervistato Monica Romano, candidata Pd, e Carolina Morace, candidata del Movimento 5 Stelle, abbiamo posto le nostre domande anche a Barbara Masini.

Europee 2024, intervista a Barbara Masini di Azione: "Italia peggiorata sui diritti, le famiglie sono tutte uguali" - barbara masini - Gay.it

Nel 2021 lei intervenne in Senato per sostenere il DDL Zan, a pochi giorni dal suo coming out pubblico in aula. Perché scelse proprio quel momento per dichiarare pubblicamente la propria omosessualità? È mai stata in qualche modo sconsigliata dal farlo?

In realtà non ho mai tenuto nascosta la mia sessualità. Non è stato proprio del tutto corretto parlare di coming out, perché sono sempre stata dichiarata. Lo sapevano in Forza Italia, quando mi sono candidata al Comune, ho una relazione da lunghissima data. Non era una cosa nascosta, usai quello spazio di libertà per gli altri. Poi certo, non tutti lo sapevano quindi ci sta che si scrisse “coming out”, ma non mi sono mai nascosta. Non pensavo al coming out con quel discorso, volevo solo parlare con i miei colleghi, anche quelli più ostili alla legge contro l’omobitransfobia, parlargli di questa realtà, una realtà che ha un percorso fatto anche di paura e sofferenza. Volevo far capire che c’erano delle persone dietro quel dibattito che venivano trattate con parole buttate al vento, ci sono famiglie costrette ad aver paura per i propri figli. Pensavo che citare la mia esperienza personale potesse dare più forza al discorso, e credo che sia servita. Sicuramente all’interno del centrodestra penso che temessero quello che potessi dire in quel momento, ho tenuto un tono rispettoso cercando di far capire che quella legge andava approvata, anche se si era di centrodestra. Ho portato numeri, statistiche, si dice sempre che si vuol dare voce agli elettori ma solo quando conviene, perché la maggioranza della popolazione era a favore di una tutela, così come oggi è sbilanciata a favore del matrimonio egualitario. Con quell’occasione volevo rafforzare il messaggio che volevo dare al centrodestra“.

Prima o dopo quella pubblica dichiarazione, è mai stata vittima di omofobia in ambito politico?

Non so se si possa chiamare omofobia, che si muove in tante forme. Ora come ora sono fuori dal Parlamento, quindi se ci fosse stata una volontà di caldeggiare la causa e quei particolari interessi, forse avrebbero potuto maggiormente valorizzare una persona che ha portato avanti quelle cause con argomentazioni molto dialoganti. Non remissive, ma dimostrando di metterci la testa. Quando ho fatto quel discorso ho sentito il silenzio, da parte del mio partito. E quel silenzio ha parlato. Sono stati pochi i colleghi che mi hanno espresso vicinanza. Noto che le persone che fanno determinate battaglie in Parlamento non sono molto valorizzate, tant’è che in questa legislatura sono addirittura meno rispetto a quelle della scorsa legislatura, dove eravamo già di nostro in pochissimi. Questo è un segnale che non so se posso definire omofobia, ma sicuramente non è valorizzazione di una minoranza“.

Quanta ipocrisia c’è, in tal senso, tra i vari schieramenti e i vari parlamentari, che tacciono pubblicamente la propria omosessualità per poi esplicitare opinioni omobitransfobiche o frenare leggi a sostegno dei diritti?

C’è tanta ipocrisia e tanto opportunismo. Perché sono sicura che non fossimo così pochi all’epoca così come non saranno così pochi adesso. Io ho messo a rischio la mia carriera politica, è un dato di fatto, ma anche se si è in una situazione privilegiata, perché non ho mai avuto problemi di accettazione e/o episodi particolarmente gravi, la più grande forma di mancanza di rispetto verso me stessa sarebbe stata negare me stessa per comodità del potere, dello stipendio. Non ce l’avrei mai fatta, ma sono sicura che molti lo fanno. E non riguarda solo il coming out, che non è una forma di esibizionismo perché ho avuto anche paura nel renderlo pubblico, al cospetto dell’odio social, di un’eventuale ripercussione sulla mia carriera politica, ma quel coraggio l’ho trovato. Ho ricevuto tante lettere dopo quel passaggio in Senato, vuol dire che ho fatto bene quello per cui ero stata eletta, in qualità di rappresentante“.

Barbra Masini Azione Elezioni Europee
Barbara Masini Azione Elezioni Europee

Tornando al DDL Zan, da senatrice di Forza Italia la definì “una legge imperfetta che avrebbe potuto essere migliorata” ma votò contro le mozioni di non passaggio agli articoli presentata da Lega e FdI perché l’alternativa era non avere alcuna legge. Poi purtroppo la tagliola passò e il DDL Zan morì definitivamente. Passati quasi 3 anni, a mente lucida, chi sbagliò e cosa si sarebbe potuto fare di diverso, con la consapevolezza che qualunque modifica al testo approvato alla Camera avrebbe molto probabilmente comunque affossato l’intero impianto?

Prima ci furono le pregiudiziali, poi la sospensiva, in cui feci mancare il mio voto. Non sapevo che si sarebbe votata quel giorno. Mi ritrovai in aula al cospetto di una scelta improvvisa. E non passò perché mancava un voto. Il mio, fondamentalmente. Quello che dissi all’epoca lo dissi un po’ per mantenere il ruolo, di senatrice di centrodestra, e un po’ perché conosco entrambe le realtà. Quella di chi vive la condizione di persona LGBTQIA+, che giustamente non ha più pazienza e non vuole più mediare, e quella di chi conosce come funziona la politica, il Parlamento. Ecco perché mi permisi di dire che forse si poteva fare in altro modo, e non perché io non fossi d’accordo con tutti i punti della legge. In quel particolare frangente, con quella maggioranza parlamentare che era comunque migliore rispetto a quella odierna, si è persa un’occasione. Se si fosse evitato un braccio di ferro ideologico da entrambe le parti forse una legge che puntasse alla tutela penale si sarebbe raggiunta. Nella specificità della Mancino si potevano avere delle accortezze, come quelle che io mi permisi di dire. Siccome si attaccavano tutti alle specificità di genere, dalla destra a Italia Viva, dissi di togliere tutte le definizioni. Non solo l’identità di genere come proponeva Scalfarotto, ma tutte le descrizioni, per poi metterle nell’articolo 2 e 3 che parlava dell’estensione delle motivazioni per cui c’è un’aggravante. Le avrei messe tutte ma senza specificare, perché la destra si attaccava alla definizione di identità di genere percepita o manifesta, e allora non definiamola perché tanto è già definita dalla giurisprudenza. La elenchiamo e basta. Anche il centrosinistra si era spaccato su questo. Per me era importante che queste definizioni finissero nell’articolo 604 bis del codice penale. A chi mi chiedeva se si potessero limare altre cose per trovare un accordo proposi di eliminare l’articolo 4, che era stato figlio di un lavorio alla Camera con un emendamento dello stesso centrodestra con Costa. Chi ha temuto una legge al ribasso è stato quando ho detto di togliere anche l’articolo 7, quello dedicato alla giornata contro l’omobitransfobia nelle scuole, ma non perché non fossi d’accordo. Si poteva inserire in un’altra norma di legge. Proposte che a mio avviso avrebbero messo il centrodestra completamente a nudo“.

Modificando qualunque cosa il DDL Zan avrebbe comunque dovuto ricominciare il proprio iter alla Camera, con tempi strettissimi vista la legislatura arrivata quasi alla sua conclusione. Si correva il rischio di andare comunque incontro al niente.

Infatti il problema nasce alla Camera, sapendo quello che avrebbero trovato al Senato. Considerando anche i tempi, perché il tempo per gestire questa proposta di legge, soprattutto con il governo Conte II, fu molto forzato. Tutto quel che ho potuto fare dai banchi del centrodestra per aiutare questo disegno di legge l’ho fatto. Ho fatto sì che non passasse la pregiudiziale, mi sono esposta pubblicamente, ho votato contro la tagliola e posso dirti che nel voto segreto ho portato anche alcuni colleghi a votare contro, che non lo ammetteranno mai. Ogni partito dovrebbe guardare al proprio interno, perché non fu colpa solo del centrodestra“.

A inizio 2022 saluta Forza Italia e passa ad Azione, al cospetto di Carlo Calenda che a fine 2022 officia la sua unione civile con la sua compagna Pamela Kustermann. Il programma elettorale della lista “Siamo Europei”, che comprende anche Azione, è composto da 5 capitoli ed è lungo una cinquantina di pagine. Ma non c’è traccia di diritti. Come se lo spiega?

Me lo spiego molto male, mi dispiace. È un peccato ed è un errore che si ripete, perché anche alle politiche non fu inserito niente. Io parlo costantemente dei diritti civili, e mi incattivisco ancora di più quando mi dicono che ne parlo troppo. I diritti riguardano tutto e tutti, la piena uguaglianza è piena uguaglianza, non c’è una gradualità dell’uguaglianza. Meno me li mettono in programma e più ne parlo. Sono stata una donna libera all’interno del centrodestra, figuriamoci oggi. Mi avrebbe fatto piacere che ci fosse una presa di posizione più forte anche nel programma, per quanto ci siano tanti altri punti importanti nel nostro programma europeo. Vero è che non si può parlare solo di diritti e parlare poco di altro, altrove c’è chi li usa come specchietto delle allodole, ma l’una non dovrebbe escludere l’altra. Io parlo di diritti da sempre, anche quando ero in Forza Italia. Dal fine vita alla liberalizzazione della cannabis per un uso curativo fino ai diritti dei detenuti. E ci metto dentro anche i diritti degli animali, in un’ottica integrata benessere animale/ambientale/umano. La tutela di alcuni diritti non è solo fine a sèé stessa. Quando parliamo di inclusività si parla di un aumento di produttività dei territori, si crea un circuito virtuoso di benessere e serenità, che poi si ripercuote anche sulla salute psicologica e fisica. Chi pensa che parlare di diritti sia secondario sbaglia, e parlo non solo di diritti umani, sociali e civili ma anche animali“.

 

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Quali sono invece i punti cardine del suo programma europeo?

L’Europa nasce per la pace e la tutela dei diritti dei suoi cittadini. Uno dei criteri per cui uno Stato membro può essere messo in procedura di infrazione è proprio perché non rispetta lo stato di diritto. Poi ovvio che c’è tutto il resto oltre i diritti, ma tutto il resto si collega comunque ai diritti, perché i diritti sono legati all’economia. Penso ai diritti alle migrazioni. Dobbiamo fare i conti con un’Europa che necessariamente cambierà. Bisognerà rivedere il processo di integrazione delle persone che vengono dall’Africa, che in 25 anni avrà una crescita esponenziale. L’Europa dovrà agire come comunità, sia come controllo degli ingressi ma anche di integrazione, formazione. Non possiamo pensare di far venire queste persone per trattarle come schiavi, o lasciarle allo sbando. Bisogna lavorare come Europa, tutti insieme. L’interazione con l’Africa, sia come investimenti da parte europea in Africa, ma anche come accoglienza nei confronti di queste persone che andranno formate e integrate, facendo venire anche le loro famiglie perché i ricongiungimenti familiari sono importanti per stabilizzare queste situazioni. Poi c’è la questione della difesa, che è sotto gli occhi di tutti. Siamo un Paese che ha una guerra ai propri confini, in Medio Oriente c’è un’altra guerra, e non è possibile che l’Europa risponda a queste sfide in 27. C’è bisogno di un rafforzamento della difesa europea, che non vuol dire un esercito in comune, ma oggi abbiamo 27 eserciti con 27 sistemi diversi. Vogliamo almeno integrarli e pian piano costruire un esercito di difesa comune? Poi c’è la sfida dell’ambiente, ma anche qui com’è stato strutturato il green deal l’Europa ha commesso degli errori. Bisogna lavorare sulla revisione dei trattati, non possiamo andare così lenti quando il mondo va così veloce“.

Archiviate le unioni civili l’Italia si è arenata sui diritti LGBTQIA+. Matrimonio egualitario, omogenitorialità, adozioni, GPA. Qual è la sua posizione a riguardo?

L’Italia è addirittura peggiorata, e non solo su questi temi, penso alla rappresentanza delle donne in politica e alla parità di genere. Poi ripeto, la piena uguaglianza è piena uguaglianza. Non ci sono vie di mezzo. L’unione è ugualitaria o non lo è. Quella che abbiamo è un accrocchio, non è la stessa cosa. Soprattutto le famiglie sono tutte uguali, ci sono stati tentativi aberranti da parte di questo governo nei confronti delle famiglie arcobaleno. Anche la questione GPA, che in Italia è già reato, è evidente che si tratti di una norma bandiera. In 4 anni e mezzo che sono stata in parlamento difficilmente ho visto arrivare a dama qualche proposta di legge parlamentare, mentre questa è stata velocissima. Un argomento non urgente e non necessario, ma così facendo hanno spostato l’attenzione per non parlare di altre questioni che il governo non sa gestire. Quel che è atroce e grave è che fanno tutto questo perché non sanno affrontare i grandi temi economici, ma tutto questo si riversa poi sulle vite delle persone”. “Se vuole anche sapere la mia posizione non mi tiro indietro. Sono favorevole alla GPA regolamentata. Sull’adozione bisognerebbe rivedere la legge, non solo per le coppie dello stesso sesso, ma per tutti, anche per i single. In Italia è difficilissimo adottare pure per le coppie eterosessuali. Dovrebbe essere una legge prioritaria“.

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Se Renew Europe dovesse sostenere una maggioranza a Strasburgo con i Conservatori guidati da Meloni, lei voterebbe a favore?

Ci sarebbe ancora una volta un problema di identità, ho fatto una scelta andandomene, non cerco il dialogo con queste persone. Venendo da una Forza Italia che nel mio caso era quella liberale, laica e riformista, ho visto come si è trasformato il centrodestra e non ho fiducia in loro”. “Non approverei”. “Il gruppo Renew mette da sempre al centro anche i diritti, ma non si capisce perché quando devono dialogare con i partiti italiani facciano poi un passettino più morbido“.


Non crede che il nostro Paese meriti una convergenza tra il centro e PD/M5S per un’alternativa a questo sciagurato governo?

Qui sposo la linea del mio segretario, perché ritengo che l’Italia dovrebbe superare la logica bipolare netta, che a volte costringe in maglie strette gli uni e gli altri. Ma c’è il problema del sistema elettorale. Noi andiamo alle europee con il proporzionale e le preferenze con collegi enormi, ma alle politiche si vota con il maggioritario dove il centrodestra ha sempre trovato la quadra. Poi magari si scannano, si odiano e hanno posizioni diverse in Europa, mentre il centrosinistra non ci riesce. Da un punto di vista strategico ha ragione lei, ma da un punto di vista intellettuale trovo più logico che centro e centrosinistra non prendano in giro gli italiani. Poi certo questo non paga quando si va al voto, pagherebbe di più stare tutti insieme, ma ci sono delle differenze forti. Bisognerebbe riuscire a far arrivare il messaggio che non ci si può dividere in due posizioni nette ma che ci sono delle sfumature nel mezzo. La cosa ideale sarebbe tornare al proporzionale ma non conviene a chi governa in questo momento“.

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