La Florida vuole vietare le bandiere Progress Pride per legge

Bandite da tutti gli edifici pubblici dello Stato. Dalle agenzie statali agli uffici della contea, passando per gli edifici comunali e le scuole pubbliche.

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Non solo le strisce pedonali rainbow, cancellate a suon di arresti infangando la memoria delle vittime del Pulse, ad Orlando.

La Florida di Ron DeSantis prosegue la propria ossessione omobitransfobica con un nuovo divieto di esporre le bandiere Progress Pride. Si tratta di fatto della prima proposta anti-LGBTQ della sessione legislativa statale del 2026.

 Il nuovo divieto alle bandiere Progress Pride

don't say gay florida

Presentata dal deputato statale David Borrero (HB 347) e dal senatore Clay Yarborough (SB 426), la proposta di legge mira a vietare l’esposizione di bandiere che rappresentino “razza, genere o orientamento sessuale” in qualsiasi edificio governativo statale o locale. Secondo questa definizione, le bandiere Progress Pride saranno così vietate in tutti gli edifici pubblici dello Stato. Dalle agenzie statali agli uffici della contea, passando per gli edifici comunali e le scuole pubbliche.

La proposta prova anche a privare città e contee della loro autorità di progettare o adottare le proprie bandiere municipali, per quella che è già stata definita una palese nonché insolita violazione della governance locale. Allo stesso tempo, il disegno di legge include protezioni per le bandiere “storiche”, eccezione che di fatto consente esplicitamente ai simboli confederati di rimanere sulle proprietà governative.

Questo è il quarto anno consecutivo in cui i legislatori della Florida provano ad introdurre il divieto di utilizzo delle bandiere Progress Pride. Ogni precedente tentativo è stato respinto, ma la proposta in vista della sessione del 2026 è comunque arrivata. Gli enti governativi che oserebbero esporre bandiere non approvate, comprese quelle Progress Pride, incorrerebbero in una sanzione civile di 500 dollari al giorno, con fondi destinati al Fondo delle Entrate Generali dello Stato.

Il laboratorio omobitransfobico chiamato Florida

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Ron DeSantis e Giorgia Meloni
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Il disegno di legge arriva sulla scia di un’estate segnata dalla solita ondata di provvedimenti volti a cancellare la visibilità LGBTQ. Il governatore Ron DeSantis ha ordinato la rimozione delle strisce pedonali arcobaleno e dei murales a tema LGBTQ in diverse città, sostenendo che violassero le norme stradali statali. Così come il Texas, anche la Florida è una roccaforte repubblicana, in questi anni diventato laboratorio omobitransfobico della politica trumpiana.

Solo 10 giorni fa James Uthmeier, 37enne Procuratore Generale dello Stato, ha chiesto al Consiglio Comunale di Pensacola, città da 52.000 abitanti, di annullare uno spettacolo dal titolo A Drag Queen Christmas, perché a suo dire “osceno”, “demoniaco” e “anticristiano”. Una guerra all’arte drag che è storia vecchia.

Nel 2023 il governatore repubblicano ha voluto una legge che avrebbe consentito allo Stato della Florida di revocare le licenze commerciali di qualsiasi luogo che avrebbe permesso ai minori di assistere a spettacoli drag, anche se accompagnati dai genitori, nonché di emettere multe da $ 5.000 e $ 10.000 contro i locali ritenuti colpevoli. Hamburger Mary’s, bar e ristorante di Orlando noto per i suoi camerieri in abiti drag, ha trascinato il tutto in tribunale, vincendo. Il Protection of Children Act di DeSantis, ha sentenziato un giudice, avrebbe rappresentato una minaccia alla libertà di parola protetta costituzionalmente con il Primo emendamento. Poi è arrivata la sentenza definitiva della Corte Suprema a maggioranza conservatrice, che ha definitivamente cancellato la legge contro le drag queen voluta e difesa dal governatore della Florida, purtroppo riuscito a far passare l’indecente Don’t Say Gay, legge che vieta ad asili nido e scuole elementari e medie di trattare temi legati ad orientamento sessuale e identità di genere.

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