Francesca Pascale demolisce Forza Italia e apre al Movimento Cinque Stelle: “Gasparri si ritiri”

Parole durissime per Tajani, Bernini e Gasparri. Intervistata da Domani, l'attivista LGBTIAQ+ spariglia tutto.

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Francesca Pascale fa a pezzi Forza Italia di Tajani e non disdegna le aperture del Movimento 5 Stelle: ecco perché non dobbiamo stupirci.
Francesca Pascale fa a pezzi Forza Italia di Tajani e non disdegna le aperture del Movimento 5 Stelle: ecco perché non dobbiamo stupirci.
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Mi fa molto piacere l’attenzione che mi danno i Cinque Stelle“. Francesca Pascale lo dice senza fronzoli a Domani, secondo quanto riportato dal quotidiano. L’occasione è il convegno organizzato dal M5S su coming out e diritti civili. La ex compagna di Silvio Berlusconi, oggi attivista dichiaratamente bisessuale, avrebbe osservato il campo grillino con curiosità e reciproco interesse:

“Fino ad ora ho ricevuto proposte da sinistra, da centro, ma da destra mai”

Parole che arrivano a pochi giorni da un’altra sfumata, ma sostanziale, mossa politica: la nomina ufficiale a presidente onoraria di GayLib, storica associazione LGBT+ dell’area moderata e liberale. Una doppia investitura – simbolica e politica – che colloca Pascale al centro di uno strano crocevia: da un lato l’ex cuore azzurro di Forza Italia, oggi in rotta con il suo stesso passato; dall’altro, un nuovo fronte che spazia dal radicalismo queer al populismo progressista. Un’agitazione politica quella dell’attivista LGBTIAQ+, da sempre (2014) fiera della propria appartenenza (Vannacci ne sa qualcosa), che riflette gli smottamenti ideologici di questa nostra epoca. Madrina del Noto Pride l’anno scorso, quest’anno lo sarà a Comacchio questa Domenica 1° Giugno.

Da Forza Italia al “Pascale pensiero”

Non sono più tesserata a Forza Italia dal giorno in cui il discorso sui diritti è andato in frantumi“, avrebbe raccontato a Simone Alliva di Domani. Ma si definisce ancora “berlusconiana fino alla morte”, anche se lontana da ciò che il partito è diventato: “Gasparri dovrebbe ritirarsi, Bernini – implacabile ministra esecutrice della crociata anti-gender della Risoluzione Sasso ndr – rappresenta un’ideologia vecchia. Forza Italia non ha più empatia per l’individualità“. Non risparmia neanche Giorgia Meloni, verso la quale in passato si era mostrata più possibilistaCome fa una donna che ha subito la mascolinità tossica a osteggiare i diritti?” dice oggi.

Eppure, Pascale non si allinea mai fino in fondo. Apprezza Marina Berlusconi, che vorrebbe vedere coinvolta nell’azione politica, dialoga con Salvini via messaggi, è contraria al terzo genere (come dichiarato a La Zanzara), favorevole alla GPA purché gratuita, e ritiene che “i generi siano due, ma la politica debba garantire diritti a chi non li ha“. Una visione personale, a tratti contraddittoria, che l’associazione LGBTIAQ+ liberale di centrodestra GayLib ha scelto di abbracciare definendola “l’unica voce liberale capace di imporsi con autorevolezza nel centrodestra.

In un tempo di appartenenze fluide, Pascale diventa così una piattaforma vivente, pronta a essere occupata da chi crede ancora che i diritti siano l’unico terreno su cui valga la pena costruire politica. Dirompente, a tratti disordinata, la sua azione parte dall’azione civile e diventa politica, in un panorama italiano nel quale il movimento LGBTIAQ+ è conformato su posizioni di sinistra, spesso radicali.

Francesca Pascale non è un’anomalia: è un sintomo. Della crisi della rappresentanza, della confusione dei partiti, della distanza tra le élite e la realtà. È una figura disordinata, liquida, piena di contraddizioni – e per questo sorprendentemente sincera. Non stupisca la naturalezza con la quale ella, da liberale, ammette di non disdegnare l’apertura del Movimento Cinque Stelle. Per metà nostalgia berlusconiana e per metà rivolta queer, un giorno ringrazia Vendola, il giorno dopo prende il caffè con Salvini, ma la sua non è incoerenza: è la pulsione politica di una società che non si riconosce più nelle etichette.

Pascale disturba. È una spina nel fianco per la destra che vorrebbe rinchiudere i diritti nel cassetto reazionario dell’ordine fascistoide, ma anche per una certa sinistra che brandisce coerenza purista più per soddisfare il proprio narcisismo idealistico che per restituire all* cittadin* di oggi una prospettiva di autodeterminazione reale e concreta. Il suo attivismo non è programmato, è viscerale. È una libertaria atipica, che non ha paura di dire di sì alla GPA, ma no al riconoscimento del terzo genere, che sogna Marina Berlusconi ma apre ai populisti post-grillini. Conversa con Salvini, e sfila al Pride. In questo caos risiede un’indubbia forza, anche grazie a quel deserto che è – o che non è – l’inesistente destra liberale italiana, con buona pace proprio di Marina B.

Il “Pascale pensiero” non offre una soluzione, ma pone una domanda: siamo pronti a una politica che assomigli finalmente al mondo com’è, e non a come vorremmo che fosse? Nel suo disordine c’è un’energia preziosa, che può spiazzare tanto i populisti quanto i liberali. E forse, oggi, è proprio di questo che abbiamo bisogno.

(Giuliano Federico)

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