Bagarre durante una seduta del Consiglio regionale della Marche, andata in scena ieri 10 giugno. Al centro della polemica politica, una frase omofoba pronunciata dall’assessore di Forza Italia Stefano Aguzzi, dopo un diverbio avuto con un consigliere dell’opposizione Romano Carancini. “Se voi state dalla parte di chi fa quelle robe lì, che la prende in quel posto…”, la frase di Aguzzi – in seguito alla quale sono poi giunte le sue scuse parziali – e che ha scatenato la protesta e il malcontento della minoranza. Un’esclamazione che va ad inserirsi in un contesto, già di per sé paradossale, in cui si era appena conclusa un’interrogazione sul mancato patrocinio della Regione al Marche Pride 2025.

In questo articolo
Bagarre al Consiglio regionale delle Marche: i fatti
Teatro del siparietto grottesco, ben distante da un civile confronto politico, è stata la più alta istituzione delle Marche. Nella giornata di ieri, presso Palazzo Leopardi si è svolta la consueta seduta consiliare, che si è aperta rispettando l’ordine del giorno senza troppi colpi di scena. La prima interrogazione ha riguardato – e successivamente apparirà come un triste paradosso – il mancato patrocinio della Regione al Marche Pride 2025, previsto a Pesaro il 21 giugno.
I lavori in Consiglio regionale sono proseguiti l’interrogazione del consigliere del Partito Democratico Romano Carancini sulla Fondazione Ircer di Recanati. Mentre Carancini esponeva con veemenza la sua posizione, ha fatto il suo ingresso in Aula l’assessore Stefano Aguzzi, che con tono ironico si è rivolto al collega di giunta Brandoni chiedendo: “Ma chi ha fatto arrabbiare così Carancini?”. Una battuta fuori luogo, che ha provocato la reazione stizzita del consigliere dem: “Le battute, Aguzzi, se le può mettere in un posto dove ritiene”. Una risposta che è stato il preludio di quanto sarebbe accaduto di lì a breve.
La frase omofoba di Aguzzi (FI)
Sebbene il presidente del Consiglio, Dino Latini – come riferisce Ansa – abbia ammesso di non aver udito le parole dell’assessore, in aula è proseguito l’acceso botta e risposta tra Aguzzi e Carancini (il solo ad avere il microfono). “Mettiti seduto. Sei scorretto, una persona scorretta. Non hai neanche il coraggio di dire che hai parlato. Vergognati Aguzzi, prima vieni eletto, poi parli”, avrebbe attaccato il consigliere. I toni si sono scaldati al punto da costringere Dini a sospendere la seduta per alcuni minuti, facendo calare il sipario sulla diretta streaming (ma comunque ripresa da alcuni presenti).
Il clima, a quel punto, è degenerato rapidamente. Carancini ha lanciato una frecciata sull’orientamento politico altalenante di Aguzzi: “Quelli come te che passano da sinistra a destra, sai come si chiamano?”, lasciando intendere un’accusa di opportunismo. L’assessore, per tutta risposta, avrebbe tirato in ballo persino Einstein, come cita Corriere Adriatico: “L’intelligenza si misura dalla capacità di cambiare idea”. Un tentativo maldestro di dare dignità al dibattito, ormai ampiamente deragliato.
Il punto di rottura arriva subito dopo, quando Aguzzi pronuncia la frase che scatenerà una bufera politica: “Se voi state dalla parte di chi fa quelle robe lì e lo prende in quel posto, non è che lo domandano a me”. Una battuta volgare e fortemente omofoba, tanto più grave se si considera la vicinanza con il Marche Pride, in programma il 21 giugno a Pesaro.
Le scuse dell’assessore e le reazioni in Aula

Al ritorno in Aula, Aguzzi avrebbe tentato una parziale marcia indietro: “Lo scorretto è stato lui, ma se ho detto qualcosa chiedo scusa. Ho solo risposto a un’offesa”, ha detto, continuando a puntare il dito contro Carancini. Una giustificazione che non basta a spegnere l’indignazione fuori dalle mura di Palazzo Leopardi.
A rompere il silenzio è stato Matteo Ricci, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione, che ha parlato senza mezzi termini di “vergogna”, definendo le parole di Aguzzi “indegne”: “Una frase discriminatoria e volgare, indegna di chi riveste un ruolo istituzionale” e che “conferma, ancora una volta, purtroppo, che oggi chi guida le Marche è una giunta omofoba”, mentre “le nostre Marche sono una Regione aperta e inclusiva”.
La difesa di Antonio Bartolomei, consigliere FI gay
A difesa di Stefano Aguzzi è intervenuto Antonio Bartolomei, consigliere comunale di Forza Italia a Pesaro e dichiaratamente gay, che ha voluto ricordare un episodio del passato per ridimensionare le accuse di omofobia. In un intervento su Primo Comunicazione, Bartolomei ha sottolineato come Aguzzi, quando era sindaco uscente di Fano, firmò la trascrizione del matrimonio tra due uomini allo Stato civile, ben due anni prima dell’approvazione della legge Cirinnà sulle unioni civili. Un gesto che – secondo Bartolomei – avvenne nonostante le forti pressioni contrarie da parte dell’opinione pubblica e della sua stessa maggioranza. Da qui il giudizio netto: definire Aguzzi omofobo sarebbe, a suo dire, “profondamente ingiusto e fuorviante”.
Anche lo stesso Aguzzi, in seguito, ha poi tentato di rinnovare le sue scuse, facendo parzialmente retromarcia: “Sono stato pesantemente attaccato e ho risposto forse in maniera un po’ troppo colorita. Riascoltando le mie parole, capisco che possono aver generato perplessità. Non sono frasi che uso abitualmente: è stata una reazione a una provocazione. Chiedo scusa se qualcuno si è sentito chiamato in causa”.
Parole che cercano di smorzare i toni, ma che non cancellano l’effetto di un’uscita considerata offensiva da ampi settori dell’opinione pubblica, proprio nei giorni che precedono una manifestazione simbolica come il Marche Pride.
Visualizza questo post su Instagram
Arcigay e Marche Pride insorgono
Non si è fatta attendere la reazione delle associazioni LGBTQIA+ all’uscita omofoba dell’assessore regionale delle Marche Stefano Aguzzi. In una nota congiunta, Arcigay e Comitato Marche Pride hanno espresso “indignazione e sdegno” per l’accaduto, definendo le parole dell’assessore “una ferita aperta per tutte le persone LGBTQIA+ che ogni giorno lottano per essere rispettate”. Le due associazioni chiedono anche al presidente della Regione, Francesco Acquaroli, di assumere “una posizione chiara e netta di condanna” rispetto all’episodio.
Visualizza questo post su Instagram
Nel frattempo, il fuoco di fila delle opposizioni si è fatto sempre più serrato. Tra le voci più critiche, quella della deputata dem Irene Manzi, che ha ribadito quanto sia intollerabile che un assessore regionale si esprima in questi termini a pochi giorni da un evento simbolico come il Marche Pride 2025, che si terrà a Pesaro il 21 giugno.
Tuttavia, le scuse di Aguzzi, per molte associazioni e cittadini LGBTQIA+, non bastano. La richiesta è una sola: responsabilità istituzionale e parole che rispettino tuttə, soprattutto da chi governa una Regione. Il dibattito è tutt’altro che chiuso.
