Sono passati ormai 5 anni da quando Kim Davis, all’epoca funzionaria statale, si rifiutò di rilasciare la licenza matrimoniale ad alcune coppie gay, affermando di aver agito ‘in nome di Dio’. Condannata, finita in carcere e costretta a pagare oltre 220.000 dollari di spese legali, la Davis si era appellata alla Corte Suprema degli Stati Uniti, che si è ora ufficialmente rifiutata di ascoltare l’appello dell’ex impiegata.

Una decisione tutt’altro che scontata, vista la maggioranza conservatrice della Corte Suprema e la presenza di due giudici, Clarence Thomas e Samuel Alito, che nel 2015 si opposero alla legalizzazione del matrimonio egualitario in tutti gli Stati Uniti d’America. E invece anche Clarence Thomas e Samuel Alito si sono rifiutati di ascoltare la Davis, sottolineando però come quanto accaduto non fosse altro che una ‘conseguenza‘ della storica decisione presa 5 anni or sono.

Thomas e Alito sono poi andati oltre, aggiungendo che la decisione del 2015 avrebbe lasciato le persone con obiezioni religiose al matrimonio tra persone dello stesso sesso “in balia” degli eventi. Minacciando di fatto le nozze gay.

“Scegliendo di privilegiare un nuovo diritto costituzionale rispetto agli interessi di quella libertà religiosa esplicitamente protetta nel Primo Emendamento, e facendo ciò in modo antidemocratico, la Corte ha creato un problema che solo lei può risolvere”, hanno scritto, scatenando un fiume di polemiche.

Tutto questo ha infatti causato indignazione tra gli attivisti LGBTQ +, sempre più consapevoli che non bisogna mai dare per scontati questi diritti che sono stati duramente inseguiti.

È spaventoso che cinque anni dopo la storica decisione di Obergefell, due giudici considerino ancora le coppie dello stesso sesso meno degne di matrimonio rispetto ad altre coppie“, ha detto James Esseks, direttore dell’American Civil Liberties Union (ACLU). Quando svolgi un lavoro per conto del governo non esiste licenza per discriminare o allontanare le persone solo e soltanto perché non soddisfano i tuoi criteri religiosi. Combatteremo contro qualsiasi tentativo di aprire la porta alla discriminazione legalizzata contro le persone LGBTQ“.

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Esseks ha precisato come non vi sia alcuna minaccia immediata che possa mettere a rischio la decisione del 2015, ma queste parole servono a darci “un’anteprima di quelle che sono le opinioni di alcuni giudici”. “Quello che temo diranno è ‘Bene, bene, ti daremo la licenza di matrimonio e potrai definirti sposato, ma non tratteremo il tuo matrimonio nello stesso modo in cui trattiamo i matrimoni di altre persone eterosessuali’. “La preoccupazione è che useranno la libertà religiosa come scusa per autorizzare la discriminazione”.

Gli attivisti LGBTQ + temono anche che dopo la morte di Ruth Bader Ginsberg, avvenuta il mese scorso, la storica sentenza del 2015 possa tornare in gioco a causa di una Corte Suprema sempre più spostata a destra, soprattutto dopo la nomina (ancora non ratificata dal Senato) dell’ultracattolica antiabortista Amy Coney Barrett.

Pete Buttigieg, primo storico candidato gay alla Casa Bianca, ha duramente criticato quanto detto da Clarence Thomas e Samuel Alito: “Due giudici chiedono ora apertamente la fine del matrimonio egualitario – sapendo che i rinforzi sono in arrivo. La posta in gioco non potrebbe essere più alta di questa“.

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