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I fatti della settimana: difendere l’Unione Europea con il Pride, con la politica e con i nostri corpi

A Budapest e nei Pride è in ballo l'essenza fondante dell'Unione. E non basta sfilare: dobbiamo avanzare.

Unione Europea LGBT Pride
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Si addensano le preccupazioni per possibili tensioni e scontri al Budapest Pride, previsto il 28 Giugno, che vedrà un’ampia partecipazione di politici e attivisti da tutta Europa, mentre proprio il Parlamento di Strasburgo ha votato un documento che ribadisce l’urgenza politica di proteggere lo Stato di diritto nell’Unione. Tra le raccomandazioni, purtroppo non vincolanti, ci sono il matrimonio egualitario, il divieto di terapie di conversione e la protezione giuridica per identità di genere e per famiglie omogenitoriali. Un momento di alta politica parlamentare sui valori fondanti dell’UE, mentre le destre accelerano sullo smantellamento della democrazia liberale: in Germania, baluardo dei diritti LGBTIQ+, i pride ricevono pressioni e minacce dall’estrema destra in ascesa di consensi.

Le torsioni autoritarie negli USA registrano un feroce risultato esecutivo: la Corte Suprema – composta a maggioranza da giudici nominati da Donald Trump – ha confermato il divieto di assistenza sanitaria per i minori trans nello stato del Tennessee. La crociata trumpiana ha inscenato un grottesco momento di transfobia mista a deliri di geopolitica quando, tre giorni fa, il presidente degli Stati Uniti, ricevendo in visita alla Casa Bianca calciatori e dirigenza della Juventus, ha mescolato guerra in Iran, tensioni India-Pakistan e immigrazione al proprio odio ideologico e psichiatrico anti-trans. Nelle stesse ore, tuttavia, la giudice Julia Kobick bloccava il provvedimento dello stesso Trump che impediva alle persone trans, non binarie e intersessuali di ottenere passaporti coerenti con la propria identità di genere.

In Italia si fanno largo i Pride piccoli di provincia e quelli antagonisti: il Napoli Pride invece si spacca sulle questioni legate a Gaza, come già era accaduto al Roma Pride. E se comunità, associazionismo e attivismo LGBTIAQ+ si interrogano sulle battaglie intersezionali intese come unica premessa per la lotta di liberazione queer, un inquietante sondaggio registra la percezione distorta degli Italiani sul Pride, definito da un’ampia fascia di nostri concittadini come una semplice “carnevalata”.

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Stanno provando a dividerci, a ridurci a slogan, a bandiere bruciate, a corpi spenti. Trasformano la parola “ordine” in repressione e la parola “Pride” in carnevalata. Ma ogni divieto, ogni veto, ogni insulto, ogni manganello deve ricompattarci, chiamarci a una maggior precisione e a una più risoluta unità di obiettivi. L’Unione Europea è ancora un progetto incompleto, pieno di crepe e contraddizioni, ma è nostro compito difenderla, riempirla di senso, inchiodarla ai suoi stessi valori e portarne avanti il progetto visionario di uguaglianza, prosperità e giustizia sociale. A Budapest è in ballo l’essenza fondante dell’Unione. E non basta sfilare: dobbiamo avanzare. Non basta esserci: dobbiamo contare. E il Pride, ogni Pride, dev’essere sé stesso e insieme fluire in un comune fronte di elaborazione politica e di conquiste. Roberta Parigiani, portavoce del Movimento Identità Trans, a proposito dell’aspra discussione che attraversa i pride italiani scrive in un commento a un post di Gay.it:

Insomma, si sta facendo politica. Non serve a questo il Pride? Dove sta scritto che dobbiamo fare la marcia della famigliola arcobaleno felice ed unita? Ci si unisce SUI CONTENUTI POLITICI non sulle madrine e sugli unicorni gonfiabili. Finalmente, un po’ di politica”.

Buon Pride a tuttə.

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