Il Botswana ha ufficialmente abrogato la legge contro la sodomia dal suo Codice Penale

L'abrogazione segue la storica sentenza del 2019 dell'Alta Corte del Botswana, confermata dalla Corte d'Appello nel 2021. I tribunali stabilirono che criminalizzare l'attività sessuale consensuale tra persone dello stesso sesso vìola i diritti costituzionali delle persone LGBTQ alla dignità, alla libertà, alla privacy e all'uguaglianza.

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La legge contro la sodomia del Botswana è stata ufficialmente abrogata.

L’articolo 164 del Codice Penale del Paese africano vietava la sodomia e prevedeva una possibile condanna a sette anni di reclusione. Nel 2019 l’Alta Corte stabilì all’unanimità che la legge era incostituzionale, perché violava i diritti costituzionali delle persone LGBTQ alla dignità, alla libertà, alla privacy e all’uguaglianza.

La dignità umana viene lesa quando i gruppi minoritari vengono emarginati“, scrisse all’epoca il giudice Michael Leburu a nome della corte. “L’orientamento sessuale non è una questione di moda. È un attributo importante della personalità di una persona.” “L’autonomia personale in materia di preferenze e scelte sessuali deve, pertanto, essere rispettata. Qualsiasi criminalizzazione dell’amore o della ricerca di appagamento nell’amore indebolisce la compassione e la tolleranza.”

Botswana, la storica decisione dopo 7 anni d’attesa

Il governo presentò ricorso, respinto nel 2021, rendendo inapplicabile l’articolo 164. Il sito sudafricano LGBTQ+ Mamba Online riporta ora che il governo del Botswana ha modificato il proprio Codice Penale eliminando i paragrafi a e c dell’articolo 164 che si riferisce ai “reati contro natura”. Le disposizioni criminalizzavano chiunque “avesse rapporti sessuali con un’altra persona contro l’ordine naturale” o “permettesse a un’altra persona di avere rapporti sessuali con lei contro l’ordine naturale“, con pene fino a sette anni di reclusione. L’unica parte dell’articolo che rimane è quella che vieta il sesso con gli animali. La modifica è stata apportata dal Procuratore Generale del Botswana, Dick Bayford.

Le reazioni della comunità LGBTQIA+

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L’organizzazione LGBTQ+ del Botswana LeGaBiBo ha accolto con favore la modifica, affermando che invia “un messaggio chiaro: le persone LGBTIQ+ non sono criminali e le loro vite e relazioni meritano protezione, non punizione”. “Per molti, queste disposizioni non erano solo parole sulla carta, ma realtà vissute”. “Influivano sull’accesso all’assistenza sanitaria, alla sicurezza, al lavoro e alla libertà di amare ed esistere apertamente”. LEGABIBO ha sottolineato come le disposizioni di epoca coloniale abbiano a lungo gettato un’ombra sulla vita delle persone LGBTIQ+ nel Paese. “Anche dopo essere state dichiarate incostituzionali, la loro continua presenza nella legge ha alimentato lo stigma, giustificato la discriminazione e contribuito alla paura, al silenzio e all’esclusione all’interno delle nostre comunità”. L’associazione ha precisato come, sebbene l’emendamento non cancelli i torti del passato, “crea spazio per la guarigione, l’inclusione e il continuo progresso verso la piena uguaglianza”.

Le persone LGBTQ+ in Botswana godono di alcuni diritti e tutele che non sono loro concessi in altri paesi africani. Le persone LGBTQ+ possono prestare servizio nell’esercito e dal 2010 il Paese ha vietato la discriminazione sul lavoro basata sull’orientamento sessuale. Le persone transgender possono correggere i dati di genere sui documenti governativi grazie a una sentenza dell’Alta Corte del 2017. Secondo Mamba Online, inoltre Bonolo Selelo e Tsholofelo Kumile, coppia gay, ha contestato la costituzionalità della legge sul matrimonio, sostenendo che li discrimina in quanto omosessuali negando loro il diritto di sposarsi. Nel mese di luglio il caso sarà all’Alta Corte.

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