Germania, la comunità LGBTI+ potrà fidarsi di Merz dopo aver scongiurato l’estrema destra di AfD e Weidel?

Il cancelliere in pectore tedesco ha già promesso lo smantellamento della legge sull'autodeterminazione di genere. A SPD e Verdi il delicato e ostico compito di arginare eventuali derive reazionarie in salsa trumpiana.

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Nel 2025, durante la campagna elettorale, Merz ha espresso comprensione per la decisione di Trump di abolire il riconoscimento legale delle persone non binarie.
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Non sarà Alice Weidel a guidare il prossimo governo tedesco, e già questo è un sollievo. Dopo un’elezione segnata dall’avanzata inquietante dell’AfD, il partito post-nazista che con il 20,8% ha registrato il suo miglior risultato di sempre, la Germania sembra aver evitato il baratro.

Ma chi pensa che l’esclusione della destra estrema sia garanzia di stabilità e progresso per i diritti civili si illude: il governo che si sta profilando sarà comunque a guida conservatrice, e il suo leader, Friedrich Merz, ha più volte espresso ostilità nei confronti della comunità LGBTQIA+.

Con il 28,6% dei voti, la CDU/CSU ha dunque riconquistato il primato elettorale, riportandosi ai livelli di consenso che non vedeva dal 2017, quando, sotto la leadership di Angela Merkel, aveva ottenuto il 32,9%. Dopo la prevedibile esclusione dell’AfD da qualsiasi trattativa, si appresta ora a negoziare un’alleanza con SPD e Verdi, in quello che si preannuncia come un compromesso precario tra visioni politiche profondamente divergenti.

L’accordo tra i partiti potrebbe dunque tradursi in un immobilismo politico sulle questioni LGBTQIA+ alla meglio, se non addirittura in un cedimento di fronte alle posizioni più reazionarie della CDU.

Una delle prime promesse del partito è stata, infatti, la revoca della legge sull’autodeterminazione di genere, in vigore da novembre, che ha finalmente reso più semplice e meno umiliante per le persone trans modificare il proprio genere legale. Per Merz si tratta di una riforma “sbagliata, soprattutto perché riguarda i bambini“, confermando l’ormai noto schema retorico della destra europea, che continua a strumentalizzare l’infanzia per giustificare il restringimento dei diritti civili.

Germania, la posizione di Friedrich Merz sui diritti LGBTQIA+

La diffidenza di Merz nei confronti della comunità LGBTQIA+ non è una novità. Celebre la sua risposta, nel 2001, alla notizia che il sindaco di Berlino Klaus Wowereit fosse gay: “Finché non si avvicina a me, non mi interessa. Un commento sprezzante, che già all’epoca fece scalpore.

Non meno controversa la sua affermazione del 2020, quando alla domanda se un politico apertamente gay potesse essere cancelliere, rispose che l’orientamento sessuale “non è affare pubblico, finché rientra nel quadro della legge e finché non tocca i bambini. Un’affermazione che rispolvera, in modo nemmeno troppo velato, la becera correlazione del tutto infondata tra omosessualità e pedofilia. Criticato, Merz si affrettò a negare qualsiasi allusione del genere, ma la sua linea politica è rimasta coerente con quell’uscita.

Nel 2025, nel pieno della campagna elettorale, ha poi ribadito la propria posizione quando gli è stato chiesto della decisione dell’ex presidente americano Donald Trump di abolire il riconoscimento legale delle persone non binarie (provvedimento poi puntualmente reso esecutivo).È una decisione che posso comprendere, ha dichiarato. Un endorsement chiaro per un’idea di società in cui il riconoscimento delle identità di genere è considerato un capriccio da rimettere in discussione.

Ma Merz non è un’anomalia, piuttosto il prodotto più radicale di una CDU che ha sempre avuto un rapporto ambivalente con i diritti LGBTQIA+. Durante l’era Merkel, il partito si è sempre opposto al matrimonio egualitario, salvo poi permettere un voto di coscienza nel 2017, quando la sua approvazione era ormai inevitabile. Una CDU capace di cavalcare il consenso più che di guidarlo, fedele a un pragmatismo che ricorda quello di Forza Italia: ancorata a un conservatorismo ideologico, ma pronta a rinnovarsi quando la società la supera.

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Esempio lampante di questa ambivalenza fu Jens Spahn, ex ministro della Salute, figura di spicco della CDU e tra i pochi esponenti del partito apertamente gay. Fu lui a spingere per il divieto delle terapie di conversione nel 2020, segnale di un cambiamento che, per ora, sembra essere stato soffocato dall’ala più conservatrice del partito.

SPD, Verdi e Die Linke: un fronte abbastanza forte?

Se la CDU di Merz sembra muoversi in direzione ostinata e contraria, i suoi potenziali alleati di governo – SPD e Verdi – hanno però una storia ben diversa. Sono stati proprio loro a promuovere la legge sull’autodeterminazione di genere, e il loro programma prevede ulteriori avanzamenti, come l’equiparazione dei diritti genitoriali per le coppie omogenitoriali.

Teoricamente, dovrebbero rappresentare un argine alle posizioni ultraconservatrici di Merz, insieme al partito di sinistra radicale Die Linke, che ha ottenuto l’8,8% dei voti, quasi il doppio rispetto al disastroso 4,9% del 2021, sapendo intercettare il timore di un’avanzata dell’ultradestra per proporsi come un’alternativa concreta per chi voleva arginare il populismo reazionario.

Die Linke ha da sempre una posizione chiara sui diritti LGBTQIA+: è favorevole al matrimonio egualitario, ha spinto per il riconoscimento delle persone non binarie e sostiene l’introduzione di una legge sulla parità di genere nel settore privato. Con una presenza parlamentare più solida, potrebbe fungere da sponda per SPD e Verdi, spingendoli a non arretrare di fronte alla CDU.

La domanda ora è se questa coalizione potrà reggere. Il governo che nascerà sarà inevitabilmente fragile, e la pressione dell’AfD sarà costante. Se SPD e Verdi dovessero cedere sulle questioni LGBTQIA+ in nome della stabilità politica, il rischio è che una parte dell’elettorato più progressista si senta tradita, alimentando ulteriormente il consenso per i partiti anti-sistema.

La Germania ha dunque evitato il peggio, ma il pericolo non è scomparso. L’ombra dell’AfD è ancora lì, e la CDU ha già dimostrato di essere capace di adattarsi agli umori del paese pur di mantenere il potere. La comunità LGBTQIA+ tedesca sa di non potersi fidare di Friedrich Merz, ma può davvero riporre la propria fiducia in un’SPD che rischia di restare schiacciata in un governo dominato dai conservatori? I prossimi mesi saranno decisivi per capire se la Germania sarà capace di difendere i diritti conquistati o se la deriva reazionaria, per ora solo sfiorata, finirà per imporsi in un secondo momento.

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