Iran in rivolta, il regime islamista apre il fuoco, la comunità queer chiede un futuro libero: guida alla crisi

Contesto, repressione e possibili scenari. La Repubblica Islamica sta per crollare?

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Iran in rivolta, il regime islamista apre il fuoco, la comunità queer chiede un futuro libero: guida alla crisi - Iran Rivolta gennaio 2025 LGBT - Gay.it
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In Iran è in corso una nuova ondata di proteste iniziata il 28 dicembre 2025. È partita dal malcontento economico (inflazione, salari, moneta in difficoltà) e in pochi giorni si è trasformata in una contestazione politica, con slogan contro la Repubblica islamica e contro la Guida Ali Khamenei.

Si può affermare con ragionevole certezza che il popolo iraniano sta cercando di rovesciare la Repubblica Islamica per abbattere il potere teocratico del clero e instaurare una forma di governo laica.

Manifestazioni, scioperi e attacchi di sabotaggio mordi e fuggi, con distruzione di mezzi dell’esercito e luoghi simbolici come alcune moschee che sarebbero state incendiate, sono stati segnalati in tutto il territorio iraniano. Le autorità hanno risposto con una repressione dura: uso della forza, arresti su larga scala e avvertimenti della magistratura contro chi “incita ai disordini”.

Il bilancio di morti e fermati resta difficile da verificare in modo indipendente. Diverse redazioni e organizzazioni riportano stime basate su reti di attivisti, mentre il governo limita l’accesso alle informazioni con blackout e restrizioni su internet.

Alcuni video filtrati grazie anche all’utilizzo della rete internet satellitare Star Link messa a disposizione da Elon Musk mostrano corpi di giovani manifestanti grondanti di sangue dal corpo, dal volto e dalla bocca, orrendamente sfigurati dalla repressione violenta del regime. Quegli stessi manifestanti nelle parole di Khamenei vengono accusati di essere “mercenari asserviti ai regimi stranieri“.

In verità dall’Iraq, dal Libano e dall’Afghanistan il regime islamista avrebbe assoldato mercenari sciiti che sparano colpi di mitragliatrice contro i manifestanti. I miliziani catturano i protestanti e li deportano in luoghi segreti e ad ora sconosciuti. La retorica del regime parla di condanna a morte immediata, per “aver mosso guerra contro dio“.

In queste ore anche l’ONU, tramite l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani, ha chiesto chiarimenti e responsabilità sulle violenze e sulle morti. Alcune fonti parlano di 116 morti e migliaia di persone fermate. Sono dati difficilmente documentabili. E purtroppo sicuramente al ribasso.

Le proteste stanno interessando l’intero Paese, come mai era accaduto dal 1979, anno nel quale grazie al supporto dell’allora Unione Sovietica lo stato laico iraniano fu rovesciato per insediare la dittatura religiosa di stampo islamista di Khomeini, che fece uccidere migliaia di dissidenti.. All’epoca molte sinistre occidentali, inclusa una larga parte di sinistra italiana, inneggiarono alla svolta popolare dell’Iran. La storia ha dimostrato che si trattava di un regime repressivo feroce. Che ora sembra crollare sotto il peso della propria incapacità di dare al popolo iraniano le opportunità di autodeterminazione a cui ogni cittadino ha diritto ad aspirare.

Secondo alcune fonti nell’apparato dei Guardiani della Rivoluzione (milizie del regime) ci sarebbero molte defezioni che avrebbero portato al sostanziale fallimento della repressione del dissenso. È ragionevole ipotizzare che il caos iraniano abbia superato il limite di non ritorno. La Repubblica Islamica d’Iran sta crollando. E ora?

Cosa potrebbe accadere

Nei prossimi giorni si delineano quattro scenari principali.

  • Il primo è una stretta securitaria ancora più ampia, con arresti mirati, processi rapidi e un impiego più esteso degli apparati di sicurezza.
  • Il secondo è l’allargamento degli scioperi, che potrebbe bloccare settori strategici e aumentare il costo politico della repressione.
  • Il terzo è l’emergere di frizioni interne tra governo, apparati e establishment religioso se la crisi resta diffusa e prolungata.
  • Il quarto è l’internazionalizzazione: condanne diplomatiche e nuove sanzioni sono probabili.

Negli Stati Uniti, inoltre, alcune dichiarazioni politiche aggressive di Donald Trump indicano che a Washington si discute di opzioni di risposta, ma al momento non esistono conferme di decisioni operative. “Come in Venezuela, anche in Iran i manifestanti invocano il mio nome” ha detto il presidente USA.

Quale nuova forma di governo?

Se la Repubblica islamica dovesse crollare, come appare possibile, non esiste una singola previsione certa ma diversi scenari emergono dalle analisi di esperti e osservatori.

  • Una ipotesi è la transizione democratica guidata da forze riformiste e civili, con figure come Reza Pahlavi, figlio maggiore dell’ultimo scià dell’Iran, Mohammad Reza Pahlavi, deposto dalla Rivoluzione islamica del 1979, esponente storico dell’opposizione e sostenitore di un governo repubblicano, che potrebbe tentare di guidare un governo di transizione e referendum per nuove istituzioni.
  • Un altro scenario è quello di presa di potere da parte delle forze militari o di sicurezza, in particolare i Pasdaran (Guardie della Rivoluzione), che potrebbero imporre un regime autoritario ancora più forte, mettendo da parte la leadership religiosa tradizionale ma mantenendo il controllo centralizzato.
  • Una terza possibilità è un vuoto di potere e caos prolungato, simile a quanto visto in Iraq o Afghanistan dopo cadute improvvise di regimi, con autorità locali e milizie che si contendono il controllo. L’Iran potrebbe sprofondare in una guerra civile, considerando che la società iraniana ha una composizione variegata.
  • Alcune analisi suggeriscono che una riforma interna del sistema, con concessioni e trasformazioni lente ma senza collasso, potrebbe essere il percorso meno traumatico se la pressione popolare non sfocia in un cambiamento immediato del regime.
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Composizione della società iraniana

L’Iran è un Paese a maggioranza sciita duodecimana. La dimensione religiosa incide su diritto, scuola e giustizia, e si intreccia con il potere politico. Allo stesso tempo la società iraniana è plurale. Il gruppo persiano (farsi) è il più numeroso, ma convivono grandi comunità azere, curde, arabe, balochi, lur, turkmene e altre. Le percentuali variano a seconda delle stime disponibili: non esiste un dato ufficiale recente universalmente condiviso. In molte ricostruzioni, i “non persiani” rappresentano una quota molto ampia, che può avvicinarsi a circa metà della popolazione.

 

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Reazione della comunità queer iraniana

Non è semplice intercettare le reazioni della comunità LGBTIQ iraniana in questi giorni. Nel paese, come noto, le persone gaylesbobitransintersexqueer+ sono perseguitate. La difficoltà di connessione a internet aumenta il loro isolamento e anche i singoli attivisti potrebbero utilizzare forme di comunicazione protetta e anonima.

La ONG queer iraniana 6Rang Iran ha tuttavia reagito alle proteste, con un messaggio netto e insieme riflessivo, che tiene insieme dolore, memoria e responsabilità politica. 6Rang è una organizzazione di advocacy, ricerca e documentazione. Non opera apertamente in Iran per ragioni di sicurezza, ma lavora con e per le persone LGBTQ+ iraniane, raccogliendo testimonianze, monitorando violazioni dei diritti umani e facendo pressione su istituzioni internazionali. Secondo il regime islamista, 6Rang costituisce un’interferenza straniera nella vita politica iraniana. In verità si tratta di un centro di documentazione con un alto trust di affidabilità, consultata da sempre anche da ONU, Amnesty e Human Rights Watch.

Nei post diffusi sui social, 6Rang riconosce la realtà della rabbia e della stanchezza che attraversano la società iraniana, segnata da anni di repressione, povertà, paura e discriminazione, ricordando il prezzo altissimo pagato dai manifestanti, soprattutto dalle giovani generazioni. Allo stesso tempo, l’organizzazione invita a non fermarsi all’urgenza del presente e a interrogarsi sul significato concreto della parola “futuro”: chi ne farà parte, quali diritti saranno garantiti, quale spazio avranno donne, persone LGBTQIA+ e minoranze. Il richiamo allo slogan “Donna, vita, libertà” è politico, un orizzonte da costruire con consapevolezza secondo 6Rang, evitando rimozioni e semplificazioni. Per 6Rang, l’idea di un “Iran libero” ha senso solo se include tutte e tutti, se rompe davvero con le strutture di oppressione del passato e del presente, e se trasforma la speranza collettiva in un progetto di libertà reale, condivisa e duratura. Un commento di una persona queer iraniana, sotto un post di 6Rang, restituisce lo spirito combattivo della comunità LGBTIQ+ d’Iran in questo frangente storico:

“Questa è la battaglia finale”

Diritti LGBTIQ+ in Iran

In Iran i diritti LGBT sono tra i più limitati al mondo. I rapporti omosessuali consensuali restano criminalizzati. Secondo il database di ILGA World, la legislazione prevede pene severissime: per alcuni reati legati ai rapporti tra uomini la pena può arrivare alla morte, mentre per i rapporti tra donne sono previste pene corporali e sanzioni più pesanti in caso di recidiva. Il rischio concreto aumenta perché molte indagini passano da denunce, controlli e pressioni, e perché le persone LGBT esitano a rivolgersi alle autorità per paura di essere incriminate.

La condizione delle persone trans ha un quadro diverso e più contraddittorio. In Iran esistono procedure che possono riconoscere legalmente la transizione, spesso incanalate in percorsi medicalizzati. Diverse organizzazioni per i diritti umani, però, segnalano anche pressioni familiari e sociali e pratiche discriminatorie.

In queste fasi di repressione e blackout, la vulnerabilità delle persone LGBTIQ+ cresce: più controlli, meno reti di supporto e maggiori rischi in caso di detenzione.

Alcune notizie LGBTIQ dall’Iran degli ultimi anni

© Riproduzione riservata.

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Cofee 11.1.26 - 19:47

Grazie per essere la nostra voce. È stato un resoconto realistico e ben scritto della situazione, privo di qualsiasi pregiudizio di sinistra. In quanto persona queer iraniana, posso dire che la comunità queer è sempre stata parte delle proteste contro la Repubblica Islamica, soprattutto a partire dal movimento «Donna, Vita, Libertà» del 2022, quando abbiamo avuto il coraggio di affermare apertamente la nostra presenza e rivendicare i nostri diritti attraverso una partecipazione attiva alle proteste. Per quanto riguarda la situazione economica, i diritti umani non sono rispettati nella Repubblica Islamica — figuriamoci i diritti delle persone queer. Le persone queer vengono emarginate, umiliate ed escluse dalla società attraverso arresti, esecuzioni o discriminazioni sistematiche. Oggi, migliaia di persone vengono uccise nel silenzio mediatico, mentre il regime reprime brutalmente ogni forma di dissenso. Chiedo a chiunque stia leggendo di essere la voce dei diritti umani in Iran. Grazie