Iran, cosa pensa la comunità queer dell’attacco di Israele e qual è la situazione dei diritti LGBTI+

A pochi giorni dall'inizio della guerra scatenata da Israele, la comunità queer iraniana spiega perché il regime di Khamenei è parte dell'oppressione e perché l'attacco di Netanyahu non è la soluzione.

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Iran: diritti LGBTI, la guida di Gay.it aggiornata al 2025
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Il conflitto tra Iran e Israele è esploso il 13 giugno 2025, con una serie di attacchi reciproci che hanno rapidamente trasformato una tensione regionale in una guerra aperta. Dopo che Israele ha lanciato quella che ha definito “Operation Rising Lion” – un massiccio bombardamento su impianti nucleari e strutture militari iraniane – l’Iran ha risposto con una raffica di missili balistici e droni diretti verso Tel Aviv, Haifa e altre aree strategiche israeliane (The Guardian).

Nei primi tre giorni di scontro, le vittime civili ammontano a oltre 224 in Iran – con l’80‑90 % di loro donne, bambini e anziani – e almeno 24 in Israele (Rai TG1). L’escalation ha coinvolto infrastrutture critiche come petroliere, silos nucleari e quartier generali militari, rinnovando il timore di un conflitto esteso che potrebbe trascendere i confini nazionali (The Times) (dati aggiornati alle ore 14 del 16 giugno 2025 ndr)

6Rang, la più grande ONG LGBTIQ+ iraniana, commenta sui social i recenti attacchi militari che hanno colpito i vertici delle Guardie iraniane: per molti è motivo di gioia, ma per la comunità queer iraniana la vera liberazione arriverà solo con la fine della Repubblica Islamica, senza ingerenze straniere. Scrivono:

“La nostra felicità è quando la Repubblica Islamica viene rovesciata e questa non è la volontà di Netanyahu, Trump o qualsiasi altro governo straniero. Il loro obiettivo è indebolire la Repubblica Islamica affinché accetti le sue condizioni”

La guerra, però, è un disastro per la comunità queer, già esposta a ostilità e abusi. Per questo 6Rang invita alla preparazione autonoma, al mutuo aiuto, al controllo delle strutture digitali in caso di blackout o bombardamenti, e a documentare ogni fatto locale. Si chiede anche di neutralizzare la propaganda del regime di Khamenei che alimenta il nazionalismo e il silenzio. La Repubblica Islamica, dicono, non è vittima: è parte attiva delle tragedie in corso. In fondo all’articolo, al paragrafo 6 della nostra guida, il documento di report di 6Rang pubblicato un mese fa in occasione del 17 maggio giornata contro l’omobitransfobia.

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In questo nuovo teatro di guerra, il già fragile quadro per le persone LGBTI in Iran diventa ancora più drammatico. Un Paese in cui l’omosessualità è criminalizzata, le minoranze sessuali vivono già nell’ombra fra persecuzioni e violenze. A questo si sommano le difficoltà per le persone transgender, costrette a scegliere tra procedure statali invasive e vivere nell’incertezza. In un momento in cui il governo iraniano stringe il controllo interno – sostenuto da misure eccezionali e controllo morale – la comunità queer si trova ancora più isolata.

In questo contesto, non parlare dei diritti LGBTI significa ignorare una realtà quotidiana di terrore: la guerra innesca nuove retate, alimenta la propaganda moralista e accresce la vulnerabilità di chi vive già sotto chiave. Per questo, ogni voce di resistenza – da 6Rang fino ai profughi in esilio – merita un’attenzione rigorosa: non c’è pace per i diritti se c’è guerra contro il corpo e l’identità. Sotto, dopo i link di alcune delle recenti notizie pubblicate da Gay.it sulla teocrazia di Teheran, pubblichiamo una guida aggiornata alle condizioni della comunità LGBTIQ+ in Iran.

Leggi dall’archivio:

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1. Quadro legale e contesto generale

In Iran l’omosessualità è completamente criminalizzata. I rapporti omosessuali tra adulti possono essere puniti con la fustigazione, la detenzione o persino la pena di morte, soprattutto in caso di recidiva (Human Rights Watch).

Non esistono tutele legislative per persone lesbiche, gay o bisessuali; ogni comportamento percepito come “omosessuale” è perseguito con penalità gravi.

2. Pena di morte e fustigazione

Atti “sodomitici” eseguiti per la quarta volta da persone di sesso maschile possono comportare la pena capitale, mentre il ruolo “attivo” spesso comporta 100 frustate e la morte alla quarta recidiva (Amnesty International).

Le donne lesbiche rischiano fino a 100 frustate, con possibilità di pena capitale dopo la quarta infrazione. L’ultimo caso noto di esecuzione per omosessualità risale al 2019.

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3. Rischi reali: aggressioni, detenzioni e “omicidi d’onore”

Nel 2021 l’attivista Ali Fazeli Monfared è stato ucciso e decapitato da familiari in un “omicidio d’onore” documentato da 6Rang.

La repressione non è solo legale ma anche sociale: retate private, torture, molestie da parte della polizia morale sono documentate da ONU e Amnesty International.

4. Situazione delle persone transgender

Dal 1987, in base a una fatwā di Khomeini, le persone transgender possono accedere a interventi di riattribuzione di genere e ottenere riconoscimento legale.

Lo Stato iraniano finanzia la chirurgia, rendendo il Paese uno dei più attivi al mondo. Tuttavia, la procedura è lunga, umiliante e talvolta compromette la salute e la dignità.

Le persone trans non operate rischiano comunque detenzione, violenze e discriminazioni sistemiche.

5. Azione e resistenza delle comunità LGBTI

6Rang, fondato nel 2010, è la principale rete di attivismo LGBT+ iraniano. Fornisce supporto online, monitoraggio internazionale e denuncia delle violenze.

Dal 2010 si celebra l’Iran Pride Day, in forma clandestina all’interno del Paese e in manifestazioni simboliche all’estero.

Le comunità LGBTI hanno partecipato anche alle proteste per la morte di Mahsa Amini nel 2022, integrando la difesa dei diritti queer nella lotta per la libertà civile.

 

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6. Il documento di 6Rang in occasione del 17 Maggio 2025 (giornata contro l’omobitransfobia)

6Rang, nata nel 2010, è oggi la principale rete di attivismo per i diritti LGBTI in Iran, con particolare attenzione a lesbiche e persone transgender. Fondata da attivisti in esilio e registrata come ONG nel Regno Unito, l’organizzazione offre supporto psicologico, consulenza legale e sanitaria, oltre a documentare sistematicamente violenze e discriminazioni. Attraverso report, testimonianze e campagne internazionali, 6Rang denuncia le persecuzioni del regime iraniano e dà voce alla comunità queer, costretta a vivere nell’ombra. Il finanziamento avviene tramite donazioni private, contributi da fondazioni per i diritti umani e reti internazionali come ILGA e UNHRC. Non sono pubblicamente disponibili dati ufficiali sui singoli finanziatori, ma il sostegno internazionale rappresenta una componente essenziale della sua sopravvivenza e operatività.

TESTO INTEGRALE (versione inglese qui)

“Ci considerano criminali”: un nuovo rapporto denuncia la persecuzione sistematica e gli sfollamenti forzati di persone LGBTI in Iran

Secondo il diritto internazionale, lo sfollamento forzato, quando diffuso o sistematico, può costituire un crimine contro l’umanità. Questo rapporto, pubblicato in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia del 17 maggio, si basa sulle testimonianze di 25 iraniani LGBTI fuggiti dal Paese. Documenta un modello in cui la vulnerabilità giuridica, gli abusi familiari, l’esclusione sociale e la costante sorveglianza governativa formano un ciclo incessante di migrazione forzata.

Gli intervistati hanno segnalato esperienze di violenza domestica, matrimoni forzati, terapia di conversione e minacce di reclusione come ragioni dirette per la fuga dall’Iran. Quasi la metà ha descritto di essere stata monitorata o molestata dalle autorità iraniane anche dopo aver lasciato il Paese, a dimostrazione della portata transnazionale della repressione statale.

In particolare, il 96% dei partecipanti apparteneva anche a minoranze etniche o religiose, il che ha ulteriormente aggravato il rischio. Il 77% ha subito violenze dirette da parte dei familiari, spesso rese possibili dall’impunità legale e dalla paura di cercare aiuto. Per la maggior parte, chiedere asilo non è stata una scelta, ma un mezzo di sopravvivenza.

Una donna intervistata non binaria fuggita dall’Iran nel 2017 ha dichiarato a 6Rang:
“Le leggi iraniane considerano persone come me dei criminali. Non avevo modo di cambiare legalmente la mia identità, di accedere a un’assistenza sanitaria che confermasse il genere o persino di vivere liberamente. Ero costantemente a rischio di arresto”.

Una donna lesbica fuggita nel 2023 ha dichiarato:
“La mia famiglia considerava la mia sessualità una vergogna. Hanno cercato di costringermi a sposarmi e, quando ho rifiutato, sono stata picchiata e rinchiusa in casa. Sapevo di dover scappare prima che fosse troppo tardi”.

Quasi la metà delle intervistate ha anche riferito di aver subito minacce o molestie all’estero, inclusi abusi online e campagne diffamatorie condotte dai media statali iraniani.

“Anche fuori dall’Iran, non sono al sicuro”, ha detto un’attivista trans in esilio. “Diffondono bugie, ci chiamano traditrici e cercano di metterci a tacere con la paura”.

Anche i paesi di transito come la Turchia sono stati segnalati come insicuri, con il 76% degli intervistati che ha subito violenza, discriminazione o insicurezza legale durante le procedure di asilo.

Tutti gli intervistati hanno affermato di non poter tornare in Iran a causa di minacce di arresto, tortura o esecuzione. In alcuni casi, accuse come “corruzione sulla Terra” sono state utilizzate per richiedere la pena di morte contro attivisti LGBTI.

Contesto giuridico e politico

Il Codice penale islamico iraniano criminalizza le relazioni omosessuali e l’espressione di genere non conforme, con pene che vanno dalla fustigazione all’esecuzione.

Gli articoli 234, 236 e 239 delineano le pene per l’intimità tra persone dello stesso sesso.
L’articolo 638 criminalizza il travestitismo.
In casi estremi, coloro che difendono i diritti LGBTI possono essere perseguiti ai sensi dell’articolo 279 per “corruzione sulla Terra”. Funzionari di alto livello e media controllati dallo Stato hanno regolarmente promosso discorsi d’odio, descrivendo le persone LGBTI come “malate”, “subumane” o “agenti dell’Occidente”. Questo incitamento alimenta una cultura più ampia di discriminazione e violenza nella società iraniana.

Responsabilità globale

6Rang chiede alla comunità internazionale di agire con urgenza, ampliare i percorsi di asilo mirati, rafforzare le tutele legali per i rifugiati queer e contrastare la persecuzione extraterritoriale delle persone LGBTI da parte dello Stato iraniano.

“Stiamo assistendo a una campagna orchestrata dallo Stato per cancellare le vite LGBTI, non solo in Iran, ma anche oltre i suoi confini”, ha dichiarato Shadi Amin, Direttore di 6Rang.

“Innanzitutto, la società iraniana deve smettere di chiudere un occhio. Ma anche la comunità internazionale ha la sua responsabilità. Queste sono vite a rischio e il silenzio equivale a complicità”.

Il rapporto chiarisce un punto: l’esodo forzato non è una scelta, è l’ultima risorsa per la sopravvivenza di fronte alla criminalizzazione, alla violenza e alla cancellazione.

 

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A cura della redazione di Gay.it

© Riproduzione riservata.

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maschioroma 21.6.25 - 8:35

Totalmente d'accordo con l'articolo. Nonostante la ferocia inumana inaccettabile del governo di Israele io rimango dalla parte di Israele, in quanto gay non riesco a solidarizzare con paesi musulmani che perseguitano e uccidono i gay. Nemmeno riesco a stare dalla parte dei palestinesi, semmai nascerà uno stato palestinese questo stato perseguiterà i gay allo stesso modo di Iran, Iraq, Afganistan, ecc...

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    panciera.primo 4.7.25 - 0:01

    Condivido il ragionamento di maschioroma.

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      panciera.primo 4.7.25 - 3:43

      I gay che difendono i paesi musulmani , sono solo dei poveri ipocriti autolesionisti , che si meriterebbero i trattamenti che i regimi teocratici dedicano alle persone omosessuali. PUNTO.