Intervista a Colamarino, presidente Mario Mieli: “Movimento ricompattato, ora matrimoni e adozioni”

Il mancato World Pride romano, il naufragio del DDL Zan, e poi matrimonio egualitario, adozioni, presente e futuro del movimento. Parola al nuovo presidente del più influente circolo LGBTQIA+ italiano.

Intervista a Colamarino, presidente Mario Mieli: "Movimento ricompattato, ora matrimoni e adozioni" - Mario Colamarino - Gay.it
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Intervista a Colamarino, presidente Mario Mieli: "Movimento ricompattato, ora matrimoni e adozioni" - Mario Colamarino Pride - Gay.it

La scorsa settimana Mario Colamarino è stato (ri)eletto Presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, a Roma, prendendo il posto di Claudio Mazzella. Ilaria Di Marco ha invece assunto il ruolo di Vicepresidente, Edoardo Rossi quello di Tesoriere, con Gabriele Galise e Orazio Schifone consiglieri.

Per l’occasione abbiamo intervistato Colamarino, provando a fare un punto sul movimento LGBTQIA+ nazionale, sul possibile World Pride 2025 di Roma appena assegnato a Taiwan e sul futuro dei diritti in Italia.

4 anni dopo la tua prima elezioni torni presidente. Quale Circolo ritrovi, 4 anni dopo.

Ho finito il mio mandato nell’ottobre del 2017. Trovo un Circolo colpito duramente dal Covid, da questa crisi che ha travolto tutti noi. La comunità LGBT è abituata a socializzare, l’incontro fa parte della nostra identità. Associazioni come le nostre, che vivono di socialità, sono state duramente colpite. Questo ha creato un momento di stasi, le persone hanno smesso di incontrarsi, è mancata una progettualità. Ma trovo anche un’associazione che ha voglia di ripartire tutti insieme. C’è un’unità associativa che guarda ad un preciso passato ma anche al futuro, ad un mondo post-Covid che ha regole diverse. C’è bisogno di trovare linguaggi e strumenti nuovi per portare le persone nelle associazioni come le nostre, dobbiamo essere bravi a reinventarci. L’attivisto in sè, come l’abbiamo sempre conosciuto, va ripensato, cogliendo anche quelle novità che riguardano i giovanissimi, basti pensare ai social. Un mondo fluido che viaggia su Telegram e TikTok, dobbiamo ritornare in sintonia con la nostra base, far capire loro quale sia il nostro ruolo in questo nuovo mondo.

Dal 2020 ad oggi abbiamo visto 4 presidenti diversi al Mario Mieli. Sebastiano Francesco Secci, eletto nel 2017 e dimissionario nel 2020. Valerio Colomasi Battaglia, eletto nel luglio del 2020. Claudio Mazzella, eletto nel gennaio del 2021. E ora tu, di ritorno dopo la stagione 2016/2017. Cosa sta succedendo all’interno del Circolo?

I presidenti precedenti si sono dimessi per motivazioni personali. Non ci sono stati problemi all’interno dell’associazione. Nessuno screzio. Motivazioni personali che posso comprendere, perché il Covid ha influito a livello psicologico e lavorativo su tutti. Noi siamo volontari, qualcuno magari sta vivendo un momento di crescita a livello professionale e gestire un circolo come il Mario Mieli è molto impegnativo.

Proprio tu nel 2017 annunciavi la candidatura di Roma per il World Pride del 2025, giorni fa assegnato a Taiwan. Cosa è successo nel frattempo, perché è svanita questa grande opportunità.

L’avevo annunciata proprio io, la possibilità che ci fosse una candidatura per il World Pride del 2025. Negli anni si è cercato di raccogliere adesioni e proposte rispetto a questa candidatura, se non fosse che nell’ultimo miglio ci siano state una serie di difficoltà legate anche al Covid, che non ci hanno permesso di organizzarci nel migliore dei modi. Si è persa un’occasione.

Ricandiderete Roma per il 2027 o per una delle successive edizioni?

Non mi sbilancio, ma non è detto che Roma non possa ospitare in futuro manifestazioni internazionali insieme ad altre associazioni per portare ancora una volta la comunità LGBT mondiale nella Capitale. È da valutare, ma c’è la volontà di provarci.

Il DDL Zan è caduto per mano di 154 senatori, dopo mesi di trattative al ribasso per svuotarlo ulteriormente. Il Circolo si è sempre opposto a qualsiasi ulteriore modifica, ma c’è chi oggi rimpiange il non aver accettato l’ipotesi di piccoli cambiamenti all’interno del testo. A posteriori, credi sia stato giusto tenere il punto?

Credo di sì, perché mai come questa volta il movimento LGBT italiano è stato compatto. È nata una piattaforma a livello associativo e di comunità per rilanciare anche su ulteriori battaglie future.

In tal senso, quali pensi siano le battaglie fondamentali che la comunità LGBT italiana dovrebbe far sue, chiedendo a chi di dovere di legiferare il prima possibile.

Una delle prime battaglie è quella delle adozioni per tutte e tutti, single compresi. È arrivato il momento, vedo famiglie arcobaleno che anche in situazioni dove ci sono stati riconoscimenti hanno difficoltà nella vita di tutti i giorni. Tutti questi bambini devono avere riconoscimento completo. Poi il matrimonio egualitario. Sono due battaglie distinte. Il matrimonio egualitario è la nostra priorità da anni. Bisogna inoltre iniziare ad utilizzare una giusta comunicazione su alcuni temi rilevanti per la comunità LGBT. Non possiamo permettere che chi è contro di noi si appropri dei nostri temi. Penso alla questione del gender, alla gestazione per altri, dobbiamo far capire alla società che questi temi sono importanti per tutti. Non possiamo farceli rubare e svuotare di contenuto e significato. Questa appropriazione che loro fanno, questo ribaltamento, a me fa paura. Infine, fondamentale intervenire sull’educazione nelle scuole. Come Circolo stiamo cercando di capire come collaborare con questa nuova giunta. Finalmente Roma ha un’amministrazione che sembra ascoltare le nostre istanze.

Questo vuol dire che la giunta precedente, l’amministrazione Raggi, è stata poco incline all’ascolto?

Sì. Hanno fatto il minimo indispensabile, ma non c’è mai stata una vera progettualità. È ora che il Comune collabori con le associazioni LGBT, che si trovi una progettualità comune su tutta una serie di temi. Vigileremo in tal senso.

Con l’approvazione della tagliola il movimento si è ritrovato unito, scendendo in piazza in massa a sostegno del DDL Zan. Dal punto di vista associativo, quanto è complicato mettere d’accordo tante liste e quanto queste continue divisioni influiscono sull’efficacia di un’azione comune.

Rispetto a 4 anni fa, ci sono molte più associazioni e sigle. È giusto che sia così, fa parte dell’evoluzione delle cose. Fondamentale trovare una sintesi per provare ad essere più forti. L’abbiamo capito adesso con questo schiaffo del DDL Zan. È stata una sveglia, dopo che ci siamo un po’ assopiti una volta approvate le unioni civili. Dobbiamo impegnarci perché abbiamo uno scenario politico complicatissimo. Se il prossimo parlamento sarà guidato dalle destre sarà difficile raggiungere determinati traguardi. Possiamo fare critica e pressione, ma le leggi si fanno in Parlamento. Dobbiamo trovare l’unità, perché in caso contrario andremo incontro ad anni bui.

Sabato si è tenuta a Roma la Trans Freedom March, che ha visto anche il Mario Mieli in strada insieme a decine di sigle e centinaia di persone. Possiamo dire che mai come in questo momento tutta la comunità si è stretta attorno alle persone transgender?

Concordo, la lettera T della nostra comunità è sempre stata lasciata un po’ in disparte, ma questo lo noto anche nei corsi che si fanno all’interno delle stesse associazioni. Dobbiamo investire per permettere un’inclusione reale delle persone trans, non binary e queer all’interno della comunità. È stato bellissimo poterci ritrovare tutti insieme in piazza. Poi da questa settimana il Circolo si ripopola, ripartono tutte le attività in presenza.

Lavorando da subito per il Pride di Roma del 2022?

Assolutamente sì, stiamo iniziando a lavorarci. Vorrei fosse un grande Pride, il Pride della rinascita, che includa tutte e tutti. Un Pride post-Covid che lanci un messaggio alla politica, alla città, alla nostra comunità, per dire che ci siamo anche noi e siamo sempre più visibili.

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