Lavoro e persone LGBTQIA+:“Quello che non racconti non cambia mai” intervista a FerroViaLibera

Dove i binari non sono solo quelli del treno, un'associazione di ferrovieri rainbow offre uno spazio di supporto, aggregazione e rappresentanza a chi, ancora oggi, deve nascondere una parte di sé sul posto di lavoro.

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"Essere sé stessə riduce l’ansia sociale legata all’autocensura e migliora significativamente il benessere psicologico. Al contrario, l’assimilazione forzata a modelli culturali tradizionalisti può generare una bassa autostima e impatti negativi sulla salute mentale e sulla qualità del lavoro".
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Il 1° Maggio celebra chi lavora, e tiene in piedi il mondo anche con mansioni talvolta invisibili. Ma è anche la giornata in cui si ricorda che ogni diritto, ogni tutela, ogni contratto dignitoso, è stato prima una lotta. E che ancora oggi, per molte persone, lavorare significa accettare condizioni di precarietà non solo economica, ma anche esistenziale. Accade, ad esempio, quando essere sé stessə diventa un rischio.

Secondo l’indagine ISTAT-UNAR del 2022 e successivo focus sulle persone trans* pubblicato a dicembre 2024, oltre il 61% delle persone LGBTQIA+ sceglie di non parlare della propria vita privata sul lavoro per timore di discriminazioni – dato che sale al 69,1% nel caso delle persone trans. Un silenzio che pesa e si accumula ad altri malus strutturali: contratti a termine, stipendi sotto la soglia di sopravvivenza, welfare aziendali inesistenti. Un contesto in cui la marginalizzazione non è solo sociale, ma sistemica. Più di una persona LGBTQIA+ su tre ha sperimentato episodi di discriminazione nella ricerca di un impiego, e circa il 33% racconta di aver vissuto un clima ostile o aggressivo all’interno del proprio ambiente di lavoro. Tra le persone trans e non binarie, le percentuali crescono drammaticamente. La paura di essere giudicatə, esclusə, o addirittura mobbizzatə non è dunque un’eccezione, ma un vissuto diffuso. Eppure, dentro questo panorama, c’è chi prova a cambiare le cose a partire dai luoghi in cui la fatica quotidiana prende forma: le fabbriche, i magazzini, gli uffici. E i treni.

Nel 2023 nasce FerroViaLibera, la prima associazione italiana di lavoratori e lavoratrici LGBTQIA+ nel settore ferroviario. Un contesto spesso ancora permeato da dinamiche maschiliste, da linguaggi ruvidi e da gerarchie rigide, in cui vivere apertamente la propria identità può sembrare un lusso che non ci si può permettere. Ma per Gabriele Roscini, portavoce dell’associazione, “la sicurezza di un ambiente di lavoro passa anche dalla libertà di essere visibili, di non doversi più nascondere per sentirsi al sicuro”.

In questa intervista ci racconta come è nata FerroViaLibera, quali sono le battaglie quotidiane delle persone LGBTQIA+ nel mondo ferroviario, e perché il Primo Maggio non può più prescindere da una riflessione seria su come si lavora, ma anche su chi può lavorare liberamente. Perché finché il diritto al lavoro sarà condizionato dall’identità, nessuna festa potrà dirsi pienamente condivisa.

 

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Com’è nata l’idea di creare un’associazione di lavoratori e lavoratrici LGBTQIA+ all’interno di un contesto come quello ferroviario, spesso considerato ancora oggi un ambiente piuttosto maschile e tradizionale?

FerroViaLibera nasce nel 2023 come associazione di promozione sociale, con l’obiettivo di tutelare e valorizzare i diritti delle persone LGBTQIA+ che lavorano nel settore ferroviario, un contesto che ancora oggi può risultare maschilista, rigido e poco inclusivo verso la diversità. L’idea è maturata durante il mese del Pride, proprio a partire da una riflessione concreta: cosa succede a chi, sul posto di lavoro, non si sente liberə di essere sé stessə? L’associazione è stata fondata per offrire uno spazio di supporto, aggregazione e rappresentanza a tuttə coloro che vivono o lavorano in ambienti dove spesso manca il rispetto per le differenze e dove il rischio di subire discriminazioni è ancora concreto. Vogliamo contribuire a costruire ambienti di lavoro realmente sicuri e inclusivi, in cui nessunə si senta fuori posto o invisibile. Spazi che non siano solo un luogo di aggregazione per chi fa parte della comunità LGBTQIA+, ma anche occasioni di crescita per chi, pur non appartenendo alla comunità LGBTQIA+, condivide il valore del rispetto, dell’ascolto e delle differenze come elementi fondamentali di una cultura del lavoro più equa e responsabile.

Di cosa vi occupate concretamente con FerroViaLibera? Quali sono le attività che promuovete, e quali obiettivi vi siete dati?

FerroViaLibera favorisce la partecipazione, l’inclusione e il pieno sviluppo delle persone LGBTQIA+ in ambito ferroviario, promuovendo pari opportunità, benessere e contrasto a ogni forma di discriminazione. Operiamo per instaurare un rapporto di collaborazione con le imprese ferroviarie, istituzioni e altri soggetti per costruire ambienti di lavoro più equi, rispettosi e inclusivi. Abbiamo già proposto soluzioni concrete: dall’introduzione delle tessere alias, al linguaggio inclusivo nelle comunicazioni aziendali, fino a progetti che migliorino l’esperienza delle lavoratrici, dei lavoratori e dei passeggeri. Usiamo i nostri canali social per diffondere contenuti educativi e di sensibilizzazione su temi come l’uguaglianza di genere, i diritti delle persone LGBTQIA+, la lotta alla violenza e alle discriminazioni nei luoghi di lavoro. Abbiamo lanciato campagne come “Quello che non racconti non cambia mai”, che offre uno spazio – anche anonimo – per condividere esperienze legate a discriminazioni sul lavoro, identità di genere o orientamento sessuale. Sensibilizziamo anche sull’importanza di giornate come il 17 maggio (IDAHOBIT), il 31 marzo (TDOV), l’8 marzo, il Pride Month e altre ricorrenze legate alla memoria e ai diritti civili, valorizzandole come occasioni di consapevolezza collettiva. Abbiamo anche preso posizione pubblica su temi come l’educazione affettiva, difendendola dagli attacchi di stampo reazionario.

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Oltre alla nostra vivace community online, organizziamo molti raduni, gite e momenti di incontro dal vivo, che sono una parte fondamentale della nostra attività. Offriamo spazi sicuri e liberi da giudizi, dove potersi esprimere senza paura, confrontarsi su difficoltà comuni e costruire insieme soluzioni, reti di supporto e legami autentici. In un ambiente dove spesso si è costrettə a nascondere una parte di sé, questi momenti aiutano a riscoprire il valore di essere visibili, ascoltatə, pienamente sé stessə.

Com’è l’esperienza di essere una persona LGBTQIA+ nel mondo del lavoro, oggi, in Italia? E cosa significa esserlo in un settore tecnico e strutturato come quello ferroviario?

Significa ancora fare i conti con discriminazioni, invisibilità e paura. I dati parlano chiaro: secondo ISTAT, oltre il 40% delle persone LGBTQIA+ ha subito episodi di discriminazione sul lavoro, e tra le persone trans e non binarie questa percentuale è ancora più alta.

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Moltə scelgono di non fare coming out per timore di essere penalizzatə. Nel settore ferroviario, la situazione è complessa. Non si può generalizzare, perché parliamo di ambienti e mansioni molto diversi tra loro, ma in tanti contesti – soprattutto quelli più tecnici – persistono forti retaggi maschilisti e ruoli di genere imposti. La presenza maschile è ancora predominante e il linguaggio, le dinamiche di gruppo e l’ambiente possono risultare ostili o escludenti per chi non rientra nei canoni “tradizionali”. Su questo tema raccogliamo tante testimonianze, pubblicate anche sui nostri social, perché crediamo che dare voce a queste esperienze sia il primo passo per cambiare davvero le cose. C’è ancora molta strada da fare, ma renderla visibile è già parte del percorso.

Quanto conta la visibilità sui luoghi di lavoro? Secondo voi, cosa può cambiare quando una persona LGBTQIA+ sceglie di esserci apertamente, senza dover nascondere una parte di sé?

La visibilità è un elemento chiave per promuovere ambienti di lavoro più inclusivi. Quando una persona può vivere apertamente la propria identità, senza doverla nascondere, contribuisce a scardinare pregiudizi e a favorire una cultura aziendale più equa e rispettosa. Essere sé stessə riduce l’ansia sociale legata all’autocensura e migliora significativamente il benessere psicologico. Al contrario, l’assimilazione forzata a modelli culturali tradizionalisti può generare una bassa autostima e impatti negativi sulla salute mentale e sulla qualità del lavoro.

Tuttavia, la responsabilità dell’inclusione non può ricadere solo sulla persona. Le aziende devono attivarsi con politiche di non discriminazione, formazione mirata, linee guida chiare e un impegno costante per garantire spazi sicuri. Anche chi non si identifica direttamente nella comunità ha un ruolo importante: l’inclusione è un valore collettivo, che riguarda il benessere di tuttə, e costruirla insieme significa migliorare il clima lavorativo per ogni persona. Anche per questo, FerroViaLibera regala una spilla con il logo arcobaleno dell’associazione: un gesto semplice, ma dal forte valore simbolico. Indossarla significa affermare il diritto alla visibilità, suscitare curiosità e confronto tra collegə che magari non conoscono questi temi, e allo stesso tempo dare coraggio a chi fa parte della comunità LGBTQIA+ a non vergognarsi di portare con sé un simbolo che lə rappresenta.

Il Primo Maggio è la giornata che celebra chi lavora, ma anche chi lotta per condizioni più giuste. Che significato ha per voi, come lavoratori e lavoratrici LGBTQIA+?

Per noi di FerroViaLibera, il Primo Maggio è un momento per rivendicare non solo i diritti economici e contrattuali, ma anche il diritto a lavorare in un ambiente che rispetti e valorizzi ogni identità. È un’occasione per affermare con forza che la lotta per un lavoro giusto passa anche attraverso l’inclusione, la sicurezza e la visibilità delle persone LGBTQIA+. Per questo crediamo che nel rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), i temi legati alla diversity & inclusion debbano essere inseriti esplicitamente. Se non sono scritti nero su bianco, rischiano di rimanere solo buone intenzioni, facilmente smantellabili a seconda del contesto politico o aziendale. Lo abbiamo visto chiaramente negli Stati Uniti, dove conquiste LGBTQIA+ costruite in anni di impegno sono state cancellate da un giorno all’altro, anche all’interno di grandi aziende che si mostravano inclusive, sotto pressioni politiche e culturali. La vera tutela nasce dalla concretezza dei diritti. E il Primo Maggio ci ricorda che nessuna conquista è mai definitiva se non viene difesa, ogni giorno, anche nei luoghi di lavoro.

© Riproduzione riservata.

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