Anche l’arcivescovo Carlo Maria Viganò sfrutta il Coronavirus per attaccare la comunità LGBT, vista da molti uomini di chiesa come la principale causa della pandemia.

In un’intervista a The Remnant, l’arcivescovo senza mezzi termini spiega che lo “sdegno” di Dio è causato da alcuni peccati in modo particolare. Precisamente, afferma:

L’aborto, che anche durante la pandemia continua a uccidere bambini innocenti; il divorzio, l’eutanasia, l’orrore del cosiddetto matrimonio omosessuale, la celebrazione della sodomia e delle peggiori perversioni, la pornografia, la corruzione dei piccoli, la speculazione delle élites finanziare, la profanazione della domenica.

Ma non è stato il solo.

L’attacco alla comunità in Iraq

Anche in Iraq, la colpa del Covid 19 è il matrimonio egualitario. Muqtada al-Sadr, il leader sciita iracheno, è stato subissato di critiche dopo la sua dichiarazione pubblica in cui ha apertamente incolpato le persone gay che si sposano per la pandemia di Covid 19.

Una delle cose più spaventose che ha causato questa epidemia è la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. 

E ha anche la soluzione affinché il Coronavirus venga debellato: i Paesi devono immediatamente abrogare unioni civili e matrimonio egualitario. Solo così la pandemia di fermerà all’istante, ne è sicuro.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Le critiche degli utenti a Muqtada al-Sadr

I numeri però sono sconfortanti. In 10 mila hanno apprezzato quello che ha detto, ma 6.000 sono i commenti negativi. Iraqueer, associazione LGBT irachena, ha spiegato a  Middle East Eye:

Fare dichiarazioni così ignoranti non solo metterà in pericolo la vita delle persone LGBT +, ma metterà anche a rischio la vita di tutti gli iracheni. Il Cronavirus è una pandemia che deve essere affrontata in modo serio e medico, e il tweet di Muqtada al-Sadr ci distrarrà solo da ciò che è veramente importante, che è salvare vite irachene.

Le dichiarazione del leader sciita sono pericolose non solo per la discriminazione, ma anche per il fatto che in Iraq la comunità LGBT non è completamente accettata (anche se l’omosessualità non è illegale) e “sfruttarla” come capro espiatorio non farebbe altro che incrementare le violenze omofobe.

“La colpa ai gay”

Prima delle ultime due “new entry”, ci sono stati anche un pastore americano (e che non può più entrare in Australia per le sue idee omofobe), un rabbino israeliano, un patriarca ucraino, e un predicatore conservatore del Tennessee.

© Riproduzione riservata.