Primo ministro da quasi 10 anni, Justin Trudeau si è dimesso.
“Intendo dimettermi da leader del partito e da primo ministro, dopo che il partito sceglierà il prossimo leader attraverso un competitivo, robusto processo nazionale“. “Questo Paese si merita una vera scelta nelle prossime elezioni ed è diventato per me chiaro che se devo combattere battaglie interne non posso essere l’opzione migliore in queste elezioni”. “Sono un combattente. Ogni osso del mio corpo mi ha sempre detto di combattere perché tengo molto ai canadesi. Tengo molto a questo Paese e sarò sempre motivato da ciò che è nel suo migliore interesse”.
La spallata di Donald Trump
Dimissioni quasi inevitabili, vista la crisi interna al suo stesso partito e al suo governo espolsa dopo la vittoria di Donald Trump, con l’uscita del partito Ndp che lo sosteneva esternamente. L’imminente nuovo presidente degli Stati Uniti ha annunciato dazi al 25% nei confronti del Canada, portando alle dimissioni della vice premier e ministra delle finanze canadese Chrystia Freeland, in dissenso proprio con la risposta di Trudeau alla minaccia trumpiana. Dall’Italia sono arrivate le celebrazioni dei politici di destra. Lucio Malan, presidente del gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia al Senato, ha twittato: “Anche Trudeau se ne va! Uno dopo l’altro cadono i capi di governo di sinistra che hanno gravemente limitato le libertà dei cittadini“, per poi condividere un video fake che vede una folla festeggiare all’annuncio del premier dimissionario.
Il Canada si prepara così a nuove elezioni, subito dopo l’estate del 2025, con il partito conservatore guidato dal 45enne Pierre Poilievre che sondaggi alla mano ha ben 20 punti di vantaggio sul partito liberale, ora alla ricerca di un nuovo leader. Una donna potrebbe succedere a Trudeau, con una sfida interna che coinvolge Chrystia Freeland, ex ministra delle finanze nonché vicepremier, e Anita Anand, attuale ministra dei trasporti. Terzo incomodo Mark Carney, ex presidente della banca centrale canadese.
Nel frattempo Donald Trump, subito dopo le dimissioni di Justin Trudeau, ha rilanciato la bislacca idea di far diventare il Canada un nuovo Stato d’America: “Molte persone in Canada amerebbero essere essere il 51esimo Stato. Gli Usa non possono più subire il massiccio deficit commerciale e i sussidi di cui il Canada ha bisogno per restare a galla. Trudeau lo sapeva e si è dimesso. Se il Canada si fondesse con gli Stati Uniti, non ci sarebbero tariffe, le tasse diminuirebbero notevolmente e sarebbero totalmente sicuri dalla minaccia delle navi russe e cinesi che li circondano costantemente. Insieme, che grande Nazione saremmo”.
Justin Trudeau e i diritti LGBTQIA+
In questi 9 anni da premier canadese Trudeau è stato uno straordinario alleato della comunità LGBTQIA+.
Nel 2016 ha varato una legge contro l’omotransfobia ed è diventato il primo premier canadese a marciare ad un Pride, evento poi ripetuto ogni anno, anche più volte l’anno, con tutta la sua famiglia al suo fianco. Nel 2017 ha promesso una legge per cancellare le condanne del passato canadese frutto di omofobia, per poi concedere asilo politico a 31 uomini gay e bisessuali in fuga dalla Cecenia. Nel 2019 ha fatto visita ad uno storico bar gay di Vancouver mentre nel 2021 è arrivato il divieto ufficiale alle terapie di conversione. Nel 2022 è diventato il primo leader mondiale ad apparire nel franchise Drag Race, con il Canada nel frattempo diventato primo Paese al mondo a raccogliere e divulgare i dati del censimento sulle persone trans e non binarie. Nel 2023, al cospetto di Giorgia Meloni, Trudeau si disse “preoccupato per la posizione dell’Italia sui diritti LGBTQIA”. Nel 2024 ha issato la bandiera del Progress Pride davanti al parlamento.

