È il filo teso che attraversa il Paese: vibra ogni volta che qualcuno prova a nominare il corpo, l’affetto, il desiderio. Un filo che la politica di governo tende con la stessa ostinazione con cui vieta, censura, infantilizza. L’Italia che ha paura della conoscenza non teme l’ignoranza: la coltiva come strumento di governo, come recinto per le nuove generazioni, come anestetico per non vedere ciò che accade davvero. I fatti di questa settimana raccontati da Gay.it, nelle scuole, nelle istituzioni, nei luoghi del potere, raccontano che la regressione non è un incidente: è un progetto. Sta a noi decidere se restare spettatori o interrompere la tensione che il potere delle destre distende sul Paese attraverso i provvedimenti esecutivi, ma anche grazie alla propaganda reazionaria.
La Camera ha approvato in prima lettura il ddl Valditara: 151 voti a favore, 113 contrari e un astenuto. Il testo vieta educazione sessuale ed affettiva alle scuole medie ed elementari, e introduce l’obbligo del consenso genitoriale per medie e superiori, insieme a un più stretto controllo sugli esperti esterni da coinvolgere.
Nell’aula della Camera dei Deputati l’on Rossano Sasso, relatore leghista del ddl che passerà all’approvazione del Senato, ha rimarcato che per la destra di governo lo slogan “Dio, Patria e Famiglia è il nostro credo“. Ma proprio intorno a Sasso è scoppiata a Latina la polemica: la presentazione del suo libro “Il Gender esiste: giù le mani dai nostri figli“, nella rassegna comunale “Di note e di parole” sarebbe stata finanziata con 40mila euro pubblici. L’editore del libro di Sasso è Passaggio al Bosco, in questi giorni sotto l’occhio del ciclone alla fiera Più Libri e Più Liberi per aver pubblicato anche testi apologetici su nazismo e fascismo. Arcigay Latina ha denunciato l’uso di uno spazio istituzionale per un evento ritenuto propagandistico e stigmatizzante verso le persone LGBTQIA+. Le opposizioni chiedono chiarimenti sull’impiego dei fondi e sulla coerenza dell’iniziativa con le finalità culturali dichiarate dal Comune. Sul nostro canale social il video della contestazione.
Il tema scompiglia i dibattiti politici in tutto il Paese. Dopo che la sindaca di Genova Silvia Salis ha annunciato un progetto pilota che prevede l’inserimento dell’educazione sessuale in 4 asili del capoluogo ligure, nel Consiglio regionale lombardo Giacomo Zamperini (FdI) avrebbe mimato un rapporto orale rivolto a Luca Paladini (Patto Civico) dopo la bocciatura della sua mozione sull’introduzione all’educazione all’affettività nelle scuole lombarde. L’Ufficio di Presidenza di Regione Lombardia, formato da una maggioranza di destra ha preferito non prendere provvedimenti.
Sul tema della paura come strumento di propaganda e controllo c’è un episodio accaduto in questi giorni che ne tratteggia in modo limpido e inquietanti i contorni di propaganda. Continuano intanto le audizioni sul Ddl Roccella Schillaci sull’incongruenza di genere, che introduce “disposizioni per la appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere“. Durante un dibattito surreale, la deputata di Fratelli d’Italia Maddalena Morgante ha chiesto se la possibile necessità della chirurgia durante il percorso di affermazione di genere implichi che la “disforia” sia da considerarsi una patologia. Davanti alla domanda intrisa di subdola propaganda transfobica, la presidente del Movimento Identità Trans Roberta Parigiani ha fornito una risposta esemplare, ricordando che da tempo l’incongruenza di genere è depatologizzata e che “il diritto alla salute ha a che fare con il corpo, la salute psichica e la salute sociale. Questo non lo dico io ma lo dice l’OMS, lo dice l’articolo 32 della Costituzione, non c’entra la malattia“. Il video di Parigiani in audizione parlamentare qui.
Tra i fatti che in settimana Gay.it ha raccontato dall’estero, con la Russia capace di scagliarsi contro videogame e romanzi horror, due notizie brillano come gemme di speranza e resistenza.
Passi in avanti sull’identità di genere in Colombia. Il Paese sudamericano ha introdotto nei documenti d’identità le categorie “transgender” e “non binario”, in attuazione di una sentenza costituzionale. La misura, attiva in oltre 1.200 uffici, garantisce riconoscimento legale e accesso ai diritti politici e civili. Un progresso in un Paese già avanzato sulle tutele LGBTQIA+ (diritti per coppie omosessuali, protezione legale dall’odio anti-LGBTIAQ+), nonostante l’aumento delle violenze contro persone trans e non binarie.
Zohran Mamdani, primo sindaco musulmano di New York, ha nominato la rabbina e attivista trans Abby Stein nel suo team di transizione, segnando la direzione progressista e intersezionale della nuova amministrazione. La scelta ha scatenato l’ira della destra MAGA, che ha attaccato l’identità stessa di Stein: la consulente lavorerà nei 17 comitati che guideranno le prime politiche del nuovo sindaco.

