Una rete di drag artist da tutta l’India si mobilita contro il Transgender Amendment Bill 2026, il provvedimento approvato dalla camera bassa del Parlamento che rischia di cancellare il diritto all’autodeterminazione di genere. Nel giorno del Transgender Day of Visibility celebrato in tutto il mondo, ne abbiamo parlato con Patruni Chidananda Sastry, fondatorə di Dragvanti, performer e attivista, che insieme a decine di artistə indiani ha firmato una dichiarazione pubblica di dissenso.

In questo articolo
- 1 Drag artist in India si mobilitano contro il provvedimento
- 2 Cosa cambia con il Transgender Amendment Bill 2026
- 3 “Respingiamo questa legge”: il nodo dell’autodeterminazione
- 4 Drag come resistenza politica
- 5 Le conseguenze nella vita quotidiana
- 6 L’appello: “Visibilità e solidarietà sono fondamentali”
- 7 Chi è Patruni, la voce dietro la mobilitazione
Drag artist in India si mobilitano contro il provvedimento
In risposta al nuovo contesto politico in India, si è attivata una rete di drag artist. Patruni Chidananda Sastry descrive l’iniziativa come “un incontro indipendente di voci”, nato a partire da Dragvanti e sviluppatosi come una rete diffusa di artistə unitə da una dichiarazione condivisa.
La composizione riflette la pluralità della comunità queer: “include persone lungo tutto lo spettro identitario, persone trans, non binarie, ma anche persone queer cisgender come uomini gay e donne lesbiche”. Tra le voci coinvolte ci sono alcune delle figure più dinamiche della scena drag e della performance queer indiana, tra cui Emperor Naaz, Betta Naan Stop, Sas Who Ma, Maya the Drag Queen, Trixie Prema, AeinA, Count Kahlo, Mx. Moné, Jiya Labeija, Sandy SalAura, La Faust, Legendary Karma, Chocobae, The Queen Shivangi, Khemaya, Zeesh, Maze, Hiten Noonwal, Mx. Stallion, Lush Monsoon, Lostjourno, Deepta, Iris Atthemoment, Vulvalina Holie, Mashooka, Ishaan Bharat (Osheen), Magic Wand (Wanda Amber Hendricks), Lilith, Yasholekha, Cvntika, Roxy Versace, Jitesh, Maharani P C Pat, Dark Fantasy e Komolika.
Più che una struttura organizzata, dunque, si tratta di “un collettivo di voci, individui che si uniscono per dire che, in questo momento, sono uniti”.
Non è la prima volta che la rete scende in campo. Dragvanti, attiva dal 2019, aveva già promosso iniziative simili in passato, in particolare durante le udienze sul matrimonio egualitario. “Non è la prima volta che ci mobilitiamo in questo modo. Ci eravamo già riunitə durante le udienze sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, per inviare una lettera aperta al Chief Justice dell’India”.
Questa volta, però, il contesto è cambiato. L’approvazione del Transgender Amendment Bill 2026 alla Lok Sabha il 24 marzo, con una procedura rapida e contestata, ha fatto scattare un nuovo livello di allarme.
“Anche questo momento è stato percepito come urgente. L’approvazione del Transgender Amendment Bill 2026 ci ha spintə a raccogliere nuovamente voci da tutta la comunità drag, non come istituzione ma come individui, per esprimere dissenso e mostrare la diversità presente nella nostra comunità”, ha raccontato Patruni.
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Cosa cambia con il Transgender Amendment Bill 2026
Al centro della protesta ci sono i contenuti del provvedimento. L’emendamento interviene su una legge già esistente, modificandone i principi.
Tra le novità più contestate c’è la cancellazione del diritto all’autodichiarazione di genere, riconosciuto nel 2014 dalla Corte Suprema indiana con la sentenza NALSA. Il nuovo testo introduce invece un sistema di certificazione basato su commissioni mediche, restituendo allo Stato il potere di stabilire l’identità delle persone.
Inoltre, la definizione di “persona transgender” viene ristretta a un elenco chiuso di categorie, escludendo esplicitamente le identità autodeterminate. Un passaggio che rischia di ridurre una realtà complessa a una classificazione burocratica.
Il provvedimento è stato approvato in poche ore, mentre parte dell’opposizione abbandonava l’aula. Ora passa all’esame della Rajya Sabha, la camera alta, prima della possibile promulgazione.
“Respingiamo questa legge”: il nodo dell’autodeterminazione
La posizione delle drag artist coinvolte è netta: “La nostra posizione è molto chiara: respingiamo questa legge”.
Il motivo principale riguarda proprio il principio di autodeterminazione, considerato centrale non solo per le persone trans, ma anche per la pratica artistica della drag.
“Il provvedimento mina alla base il principio di autodeterminazione, che è centrale sia per l’esistenza delle persone trans sia per la drag come forma d’arte. La drag si fonda sull’espressione di sé ed è spesso radicata in esperienze trans: quando una legge invalida l’autodeterminazione, minaccia direttamente anche la nostra pratica artistica”, spiega Patruni.
Non solo. Il testo introduce nuove forme di controllo e criminalizzazione: “Perfino sostenere qualcuno nel proprio percorso di affermazione di genere potrebbe essere penalizzato. Cancella le identità trans maschili e genera paura attorno al semplice esistere”.
“Per noi è una legge regressiva, con una visione coloniale e profondamente dannosa. Per questo la respingiamo in toto”, ribadisce.
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Drag come resistenza politica
Nel racconto di Sastry, la drag in India non è mai stata solo intrattenimento ma, sostiene, “è sempre stata politica”. Le persone coinvolte provengono da contesti diversi e spesso marginalizzati: “Riunirsi in questo modo non è solo simbolico: è un atto di resistenza”.
“Questa lettera aperta diventa un’affermazione collettiva: esistiamo, dissentiamo e non saremo cancellatə”.
Le conseguenze nella vita quotidiana
Se approvato definitivamente, il disegno di legge potrebbe avere effetti immediati sulla vita delle persone: “L’impatto è profondo, personale e immediato”.
In concreto, dice, “Potrebbe significare dover giustificare continuamente la propria identità di genere negli spazi pubblici. Potrebbe limitare l’accesso a spazi genderizzati fondamentali per la sicurezza e la dignità delle persone trans”.
Per le drag artist, il rischio è ancora più alto: “Una performance potrebbe essere interpretata come ‘frode’ o ‘propaganda’. Esiste un timore concreto di interventi delle forze dell’ordine nei locali, con artistə presə di mira, etichettatə come ‘falsə’ o accusatə di promuovere una presunta ‘agenda trans’”.
“Questo genera un effetto raggelante non solo sull’arte, ma sull’esistenza stessa”.
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L’appello: “Visibilità e solidarietà sono fondamentali”
Di fronte a questo scenario, il messaggio che arriva è netto. Come sottolinea Sastry, “in questo momento, visibilità e solidarietà sono più importanti che mai”.
E aggiunge: “Come performer queer, il nostro ruolo non è solo intrattenere, ma creare gioia, offrire spazi sicuri e sostenere le nostre comunità, soprattutto nei momenti di paura e incertezza”.
L’appello si allarga poi alla comunità internazionale: “Chiediamo alla comunità internazionale di prestare attenzione, amplificare queste voci e schierarsi al nostro fianco. Perché non si tratta solo di una legge: si tratta del diritto di esistere con dignità”.
Infine, un messaggio diretto alla comunità drag globale: “Questo è il momento di esserci, di parlare, di agitare, di educare e di continuare a creare, anche quando è difficile”.
Chi è Patruni, la voce dietro la mobilitazione
Patruni Chidananda Sastry è una delle voci più riconoscibili della scena queer e performativa indiana contemporanea. Performer multidisciplinare, danzatorə espressionista, drag performer tranimal, cantante folk e attorə, porta avanti da anni un lavoro che intreccia arte, identità e attivismo.
Inizia a studiare danza a soli sette anni e nel tempo sviluppa un linguaggio personale, l’“Expressionism”, pensato come strumento per raccontare la società e le sue contraddizioni. La sua formazione attraversa diverse discipline, dalle danze classiche indiane come Bharatanatyam, Odissi e Kuchipudi fino al Butoh giapponese, dando vita a performance ibride che mescolano teatro, corpo e politica.
Con il suo alter ego “SAS WHO MA” è consideratə una figura pionieristica della drag in India, oltre che co-fondatorə di Dragvanti. Accanto alla dimensione artistica, porta avanti un impegno costante sui diritti, collaborando con organizzazioni che si occupano di salute mentale e inclusione.
Autore dell’autobiografia Life is Drag: SAS it Up e protagonista di oltre mille performance tra festival, TEDx e progetti internazionali, Sastry rappresenta oggi una figura chiave all’incrocio tra arte, attivismo e rappresentazione queer in India.

