Lauren Chan è la prima modella plus-size e dichiaratamente lesbica ad apparire sulla copertina dell’iconica Swimsuit Issue di Sports Illustrated. Un traguardo storico che abbatte gli stereotipi legati a corpi, genere e sessualità nel mondo dello sport e dei media mainstream. “È il culmine della mia missione di tutta una vita: far sentire incluse, e celebrate, persone come me”, ha dichiarato Chan a People. “Tutta la mia carriera si è basata sulla rappresentazione e l’inclusione, prima di tutto per le persone formose, con il mio periodo come modella, fashion editor e fondatrice di un marchio di abbigliamento plus-size“, ha commentato Chan al magazine statunitense. “Poi, una volta iniziato il mio percorso con i costumi da bagno, si è concentrato molto sulle persone LGBTQ e sulla comunità AAPI (asiatico-americana e delle isole del Pacifico), perché credo di essere anche la prima cinese sulla copertina di una rivista che promuove costume da bagno. Quindi, sebbene la mia carriera abbia preso forme diverse, ho seguito la stessa linea guida: rappresentare persone come me che si sono sentite emarginate ed escluse, farle sentire non solo incluse, ma anche celebrate.”
Corpi che rompono lo standard
Nata in Canada da padre cinese e madre armena, Chan ha un passato da atleta: sognava il basket, ma un problema di salute la spinse verso la moda. Dopo una laurea in sociologia, si trasferisce a New York per lavorare come modella plus-size e poi redattrice di moda. Da Glamour a Sports Illustrated, la sua carriera è guidata da un preciso obiettivo: dare rappresentazione a chi è stato escluso, marginalizzato o ignorato. “Non basta essere incluse. È importante essere celebrate”, ha detto.
Chan ha fatto coming out pubblicamente nel 2023, dopo aver divorziato dal marito. All’epoca scrisse: “Dato che fino a poco tempo fa mi identificavo come eterosessuale, la maggior parte delle persone con cui ho fatto coming out in privato è rimasta sorpresa da questo cambiamento nella mia sessualità. Prima di tutto: io”.
Chan ha quindi parlato di come liberarsi dallo sguardo maschile. “Non guarderei mai una donna e penserei che, poiché non soddisfi un qualche standard di bellezza, sia poco attraente. Quando capovolgo questa logica su me stessa, provo un tale sollievo. Sono davvero entusiasta di condividere questo sentimento con le persone, che siano queer o meno.”
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La bellezza come lotta politica
Fondatrice del brand Henning, creato per offrire abiti su misura in taglie inclusive, Chan è anche attivista per i diritti delle modelle e ambasciatrice della National Eating Disorders Association. Il suo attivismo parte dal corpo: quello grasso, asiatico, queer, fuori norma. Un corpo che esiste, che occupa spazio, e che ora conquista anche la copertina del numero più venduto di Sports Illustrated, quello dedicato ogni anno allo swimwear.
Un altro sport è possibile
Non è solo una questione di moda. È politica, è visibilità, è rivoluzione culturale. La direttrice di Sports Illustrated, MJ Day, ha detto: “Lauren sta riscrivendo il racconto della moda. La sua idea di bellezza è inclusiva, autentica, potente”. La sua presenza mostra come anche nello sport — e nei media che lo raccontano — ci sia spazio per narrazioni nuove, identità complesse, corpi non conformi. E identità non eterosessuali. Vite reali. Vite che contano.
Sports Illustrated e i limiti dell’immaginario tradizionale
Per decenni, il Swimsuit Issue di Sports Illustrated è stato simbolo di uno standard di bellezza esclusivo, spesso criticato per la sua rappresentazione stereotipata delle donne: magre, bianche, iperfemminili e quasi sempre eterosessuali. Un’analisi condotta dalla sociologa dello sport Laurel R. Davis già nel 1997 evidenziava come la rivista rafforzasse ruoli di genere tradizionali, marginalizzasse le persone nere e queer, e scollegasse le donne dal contesto sportivo autentico, riducendole a oggetti estetici.
Negli ultimi anni, tuttavia, SI ha tentato una svolta inclusiva, introducendo modelle trans come Kim Petras, Valentina Sampaio e Leyna Bloom, prima donna trans afroamericana, modelle plus-size e donne di diverse etnie. La copertina con Lauren Chan rappresenta un passo ulteriore: non solo una presenza, ma un’affermazione politica. Un segnale che anche i media più mainstream stanno iniziando, seppur lentamente, a ridefinire cosa significa rappresentare davvero la diversità. Ai tempi di Donald Trump che dallo scranno della Casa Bianca ha dichiarato guerra a tutto ciò che sia non conforme al modello suprematista bianco americano cis-eterosessuale e alle politiche DEI di diversity e inclusion, bisogna definire questo come un atto di coraggio.
Fonti: People, Sports Illustrated, LGBTQ Nation, Wikipedia
