Le voci scomode devono essere pian piano silenziate. Soprattutto se sono voci che parlano di diritti LGBTI+, parità di genere e più in generale di ingiustizie e disparità inflitte a fragili ed emarginati, spina nel fianco del corrente potere italiano, non solo politico. Anche economico, finanziario, editoriale. Persino le storie fluide dell’intrattenimento vengono man mano normalizzate. È il caso della serie tv queer Prisma 3, cancellata dal colosso Amazon perché ritenuta non sufficientemente mainstream.
È l’invisibilizzazione delle sfumature l’ossessione di questo potere, che comprime la narrazione sui media, per contenerla nei recinti del tradizionale schema binario: questo sì, questo no, questo è buono, quello è cattivo, questo è conforme, quello è diverso. Qualsiasi scintilla esca dal recinto del conforme controllabile, va immediatamente spenta. Qualsiasi percorso intellettuale si avventuri nell’indefinibile, va ricondotto alla conservazione dello status quo. Qualsiasi cronista provi a scavare dietro le versioni ufficiali, va ostacolato e, se occorre, eliminato. È la lenta e pervasiva instaurazione di un clima reazionario.
Simone Alliva, già giornalista di Gay.it, è stato licenziato – contratto non rinnovato – da L’Espresso, settimanale con cui collaborava dal 2014 e di cui era diventato redattore negli ultimi anni. L’annuncio è stato dato dallo stesso Alliva via social.
L’articolo su Roccella e case rifugio LGBTI scomparso e poi riapparso
Un episodio che non tutti conoscono, ma che il nostro giornale – focalizzato sulle tematiche della comunità LGBTIAQ – aveva ben notato tempo fa. Precisamente alla fine dello scorso luglio, quando un articolo di Alliva denunciava la limitazione dei finanziamenti del Governo Meloni, erogati dalle Pari Opportunità della ministra Roccella, alle case rifugio LGBT. L’articolo fu rimosso dal sito de L’Espresso, per poi riapparire soltanto quando arrivò la replica dell’Unar, a firma Mattia Peradotto (direttore generale dell’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni), come racconta anche Il Fatto Quotidiano. Dalll’account Instagram de L’Espresso è stato cancellato un post in cui si spiegava che non è chiaro se le associazioni attive da più di tre anni possano aprire nuovi centri rifugio LGBTI che danno vitto e alloggio ex novo.
Il messaggio di Alliva
Autore di due libri importanti per la comunità queer italiana,“Caccia all’omo” (2020) e “Fuori i nomi!” (2021), entrambi pubblicati da Fandango, penna da sempre pungente, non collocabile e scomoda, recentemente Simone Alliva aveva infiammato il movimento LGBTIAQ+ romano, con la sua intervista al nostro giornale nella quale criticava alcune scelte legate al Roma Pride.
Nel post pubblicato ieri, Alliva spiega che, dopo dieci anni, il suo lavoro a L’Espresso si conclude, e non per sua scelta. Ringrazia i colleghi e riconosce il diritto del nuovo editore e direttore di cambiare la linea editoriale, pur criticando la direzione presa. Sottolinea le inchieste a cui ha contribuito, su diritti civili, omobitransfobia, violenza di genere e sulla penosa situazione delle carceri italiane, e denuncia tre anni di forti pressioni, insulti e minacce subite per il suo lavoro.
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L’Espresso, fondato nel 1955 da Eugenio Scalfari, passò sotto La Repubblica nel 1985. Nel 2019 fu acquisito dal Gruppo GEDI, controllato dalla famiglia Agnelli, per poi essere venduto nel 2022 a BFC Media e successivamente a Ludoil, società petrolifera di Donato Ammaturo. Negli ultimi anni si sono avvicendati vari direttori, a testimonianza del lento declino di posizionamento editoriale. Marco Damilano ha diretto fino al 2022, seguito da Lirio Abbate poi da Alessandro Rossi, quindi da Enrico Bellavia per pochi mesi, e infine Emilio Carelli, attuale direttore.
Chi è l’ambiguo Emilio Carelli
Emilio Carelli fondò Sky TG24 nel 2003, dopo la richiesta di Murdoch di costruire un canale full news h24 sullo stile di CNN e BBC News. Carelli posizionò il canale come leader dell’informazione in Italia. In seguito, la sua figura è stata ritenuta ambigua politicamente, con un equilibrio tra neutralità e aperture verso il centrodestra. Dopo aver lasciato il giornalismo, Carelli si è avvicinato al Movimento 5 Stelle e successivamente a Forza Italia, fino alla recente svolta filo-Meloni.
Scioperi e tensioni, cosa sta accadendo a L’Espresso
Sotto la direzione Carelli, la redazione de L’Espresso è stata in sciopero diverse volte nelle ultime settimane, per mancanza di chiarezza sul futuro, con articoli rimossi, accessi negati al sito e tensioni. Carelli ha impedito la pubblicazione del comunicato del Cdr dopo lo sciopero del 3 settembre, e ha mandato in edicola l’edizione del 6 settembre grazie a collaborazioni esterne, escludendo la redazione che era in sciopero. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana e l’Associazione Stampa Romana hanno criticato duramente questa decisione, ritenendola lesiva dei diritti dei giornalisti. Fino alla notizia del licenziamento di Simone Alliva – o per meglio dire il non rinnovo di contratto, che è di fatto un licenziamento – rivelato ieri dallo stesso giornalista.
Alcune reazioni della comunità LGBTIAQ+
“Fa male al giornalismo italiano che un professionista venga allontanato perché esercita la sua libertà” scrive Alessandro Zan, eurodeputato PD su X. “Grazie per aver saputo raccontare le tante storie che spesso nessun altro raccontava e di cui spero potrai presto continuare a scrivere altrove” commenta Gabriele Piazzoni segretario Arcigay Nazionale. Così Imma Battaglia: “un grande professionista che ha dato voce a milioni di persone; sei uno scrittore straordinario che noi tutti abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere“. Alessia Crocini, presidente Famiglie Arcobaleno: “Una pessima notizia per un giornalista serio e scrupoloso. Una pessima notizia per la comunità LGBTIAQ+. E una pessima notizia per la libertà di informazione“.
Piena solidarietà, Simone, fa male al giornalismo italiano che un professionista venga allontanato perché esercita la sua libertà. Il tuo lavoro e le tue inchieste sono preziosi. Il tuo impegno nella lotta per i diritti di tutte e tutti è fondamentale. Non mollare. https://t.co/qMJoMc8D0q
— Alessandro Zan (@ZanAlessandro) September 12, 2024
Intervistato da Paolo Cosseddu sul magazine Ossigeno in un amaro articolo dal titolo “Così tramonta la gloriosa storia de L’Espresso“, Alliva spiega di aver notato negli ultimi due anni un cambiamento del giornale: articoli su politici venivano modificati, inchieste rimosse dopo poche ore, voci silenziate.
Ribadiamo qui la solidarietà del nostro giornale a Simone Alliva.
Ecco il testo integrale con il quale Alliva ha comunicato di essere stato licenziato da L’Espresso diretto da Emilio Carelli
Si conclude il mio lavoro dentro la redazione de L’Espresso, non per mio volere.
Sono passati dieci anni dal mio primo articolo pubblicato nell’agosto 2014 per un settimanale che mi ha accolto, cresciuto, forgiato.
Dieci anni sono il tempo di mezzo di una vita.
Ho avuto al mio fianco persone straordinarie, da ognuna ho appreso un talento, una luce che sono sicuro illuminerà i giorni che ho davanti.
Il nuovo editore e il nuovo direttore sono naturalmente liberi di scegliere le proprie penne (secondo un’idea proprietaria della realtà che va molto di moda di questi tempi).
AL contrario di quel che abitualmente vedo e ho visto accadere in passato, non griderò al sopruso, né al martirio, lo trovo l’esercizio di un diritto dell’azienda.
Ma non nessuna intenzione di tacere sugli ultimi stralci di un settimanale che ha cambiato direzione della sua storia come è sotto gli occhi di tutti.
La mia vicenda personale non ha alcun interesse se non fosse per le vite a cui, su L’Espresso, negli ultimi dieci anni, ho dato voce. Una moltitudine. Ho sempre pensato di voler fare qualcosa per gli altri usando il giornalismo: su queste pagine abbiamo lasciato spazio e non parlato per conto di, lavorato su inchieste giornalistiche vere e non raccontato il “colore” di una comunità perché andava di moda.
Penso sia stata una piccola rivoluzione.
Articoli e inchieste hanno dato vita a interrogazioni parlamentari ed europarlamentari, disegni di legge (su tutti il ddl Zan, come potete leggere nella relazione di quella legge che il giornale ha sempre sostenuto).
Omotransfobia e violenza di genere, abilismo, morti e soprusi nelle carceri. Ci siamo detti cose che non avremmo neppure immaginato di saper dire. Abbiamo portato alla luce le nostre vite e le abbiamo condivise.
Lascio questa redazione dopo 3 anni di lavoro difficili che sembrano 30. Pressioni, insulti, minacce, aggressioni verbali a mezzo web e stampa.
Non ho mai avuto paura, pur avendone.
I lettori lo sapevano che io c’ero.
Con frequenza costante ho ricevuto email e messaggi di storie e denunce, perché questo era il posto di chiunque cercasse ascolto.
Non mi sono fermato mai perché lo spazio in pagina per un giornalista è tutto.
Ma qualcosa si è rotto ed è il tempo di andare avanti. Si è chiusa un’epoca, ma si era già chiusa, questo è solo il sigillo.
Andiamo insieme, l’astuzia non serve.
Non serve mai, davvero. Ci sarà sempre un posto dove trovarsi, sapremo sempre come e dove far valere i nostri diritti, reclamare la nostra dignità e i nostri desideri.
Non so cosa farò nei prossimi mesi, lo scopriremo insieme.
Scrivere, certamente. Scrivere, sì, come sempre: fare case di parole.
So che mi starete accanto.
C’è un filo rosso di affetto e di bene che ci unisce. Grazie.
