Tutto è nato da un tweet con cui un utente ha condiviso un articolo del sito Notizie Pro Vita in cui si esprimeva sdegno per la delibera del Comune di Messina che ha assegnato al locale circolo di Arcigay due stabili confiscati alla mafia. L’articolo si chiede, tra l’altro, perché la scelta di Arcigay quando “i beni confiscati alla mafia sarebbero certamente potuti andare a molte altre realtà che, a differenza di Arcigay, hanno realmente bisogno di qualche immobile per soccorrere persone in condizioni precarie: poveri, disoccupati, tossicodipendenti, bambini abbandonati, mamme in difficoltà”. Una considerazione che arriva dopo avere precisato che le due gare indette dal comune sono andate deserte e solo Arcigay ha partecipato (si sono risposti da soli, ma questa è un’altra storia).
Il senatore Lucio Malan, uno dei più agguerriti oppositori di qualsiasi forma di riconoscimento dei diritti delle persone lgbt (si contende con Giovanardi il trofeo per il maggior numero di emendamenti ostruzionistici presentati contro il DDL Cirinnà) e di lotta contro l’omofobia, risponde al tweet paragonando Arcigay alla mafia. Gli risponde il presidente nazionale dell’associazione, Flavio Romani, chiedendo spiegazioni per “l’infamia che ha scritto”. A quella di Romani segue la risposta di Aurelio Mancuso, l’ex presidente dell’associazione a ci Malan si riferisce nel suo tweet. Il senatore, però, a loro non risponde.

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