La domenica del Lovers Film Festival 2025 è stata impreziosita da un panel dedicato alle famiglie arcobaleno e alla gestazione per altri grazie alla presenza del regista Marco Simon Puccioni, del compagno Giampietro Preziosa e della gestante per altri americana Cynthia Kruk, grazie alla quale Marco e Giampietro 15 anni e mezzo or sono sono diventati papà di due splendidi gemelli.
Al Lovers è tornato anche “Prima di tutto”, documentario del 2012 diretto da Puccioni e co-interpretato nonché prodotto da Preziosa, in cui i due neo papà raccontavano il loro viaggio genitoriale, diventato realtà in California grazie all’aiuto di due donne americane che li hanno accompagnati nel percorso di surrogacy. In un’Italia in cui le famiglie omogenitoriali sono costantemente sotto attacco, non vengono riconosciute e non hanno di fatto gli stessi diritti civili di altre famiglie, la presenza di Cynthia Kruk – insieme al marito che condivise pienamente la sua scelta – ha consentito di dare voce a coloro che mai vengono ascoltate e che quasi mai hanno modo di offrire la propria testimonianza: le gestanti per altri in Paesi in cui tale pratica è ampiamente regolamenta.

“Le nostre differenze in un certo senso ci hanno portato ad avvicinarci“, ha confessato Cynthia Kruk, in riferimento a Puccioni e Preziosa. “All’inizio eravamo d’accordo di trasferire un embrione solo, poi il dottore stesso ci consigliò di trasferirne 2, e sono arrivati due gemelli. Io in America sono una psicoterapeuta, la ragione per cui ho scelto di fare quello che ho fatto era semplicemente perché avevo la possibilità di farlo. Sono molto sicura della scelta che ho fatto, non ho visto due persone diverse, ho visto due esseri umani, attraverso la loro gentilezza sapevo che volevano costruire una famiglia e sapevo che volevano diventare genitori, proprio come tutti noi che possiamo scegliere di diventare genitori, quindi sapevo che per me era importante aiutarli, non solo per loro, ma anche per essere un modello per la mia famiglia“.
Cynthia Kruk, mamma di tre figli insieme a suo marito, ha smentito per l’ennesima volta qualsiasi ipotesi di sfruttamento.
“È una domanda che mi fanno spesso, capisco ovviamente l’interesse che c’è dietro però devo dire che è molto frustrante perché non sono stata sfruttata, assolutamente, mi sono sentita molto rispettata, la scelta è sempre stata mia. Dal punto di vista economico ho ricevuto solamente un rimborso, per le spese di viaggio, per le spese mediche, vedi esami o medicine, per le possibili perdite di retribuzione di altri lavori. Se mio marito non mi avesse supportata in questa decisione, non l’avrei scelto. Ma sono stata molto fortunata. È la mia persona preferita in tutto il mondo. La cosa più importante per lui era proteggermi, assicurarsi di avere le risorse, di avere le informazioni giuste e anche di supportarmi dal punto di vista emotivo. È stata una decisione che abbiamo preso insieme. Certamente è rimasto molto sorpreso quando gliel’ho detto. Non aveva mai sentito parlare di gestazione per altri”.
Il momento più commovente, quello indimenticabile, è stato quando Cynthia ha scoperto di essere incinta di due gemelli: “Imparai a dirlo anche in italiano perché volevo vedere la loro reazione, ed è stato bellissimo vederli abbracciarsi, vedere come i loro sogni fossero diventati realtà“.

Una volta diventata gestante Kruk ha deciso di parlarne pubblicamente, proprio per smontare la disinformazione che abbraccia la GPA. “In realtà non pensavo di doverne parlare così tanto, pensavo fosse una cosa di buon senso, perché alla fine ci troviamo negli anni ‘2000. Mi hanno scioccata tutti i pregiudizi che ho incontrato, le divisioni, le critiche, lo stigma. Non ero abituata a parlare di fronte a così tante persone, è stato qualcosa di nuovo ma ho dovuto farlo, a causa proprio di tutte quelle storie negative che andavano a scippare la mia autonomia. Io lavoro con donne, uomini o persone non binarie. Parliamo proprio di questo, dello sfruttamento, anche dello sfruttamento da parte della società. Ci sono più varianti nel mio lavoro. Quello che faccio è guardare gli esseri umani, li osservo, conosco le loro scelte, mi rendo conto delle loro scelte più autonome e penso che il supporto psicologico sia molto importante, perché le emozioni sono la cosa più importante. Spesso sembrano una debolezza, ma non lo sono, è una forza. E la mia forza è stata proprio quella di essere capace di aiutare, di emancipare questa coppia”.
Una coppia, quella composta da Marco Simon Puccioni e Giampietro Preziosa, che abbiamo potuto incontrare prima dell’arrivo al Cinema Massimo, spaziando tra politica, diritti, Governo Meloni, gpa e famiglie omogenitoriali. Partendo proprio dalla loro.

Siete al Lovers di Torino con Prima di tutto, documentario del 2012 in cui raccontavate la vostra storia famigliare, quella di due uomini gay che diventano papà di due gemelli grazie all’aiuto di due donne americane che li hanno accompagnati nel percorso della gestazione per altri. Com’è stato possibile andare incontro a simile regressione politica e mediatica, in questi ultimi 13 anni, nei confronti delle famiglie arcobaleno?
Puccioni: “Siamo tornati indietro. C’è stato un momento in cui abbiamo pensato che con le unioni civili si stesse andando nella direzione giusta ma siamo andati incontro ad una reazione opposta, stiamo assistendo ad un discorso regressivo nei confronti dei diritti, ad un atteggiamento generale di una politica che diventa sempre più autoritaria.
Preziosa: “Per assurdo prima se ne parlava meno, faceva meno scalpore la cosa mentre adesso siamo tanti, sono nati tanti figli ed è diventato un argomento di cui parlare”.
Anche perché la disinformazione, quando si parla di gestazione per altri in Italia, è ancora enorme. L’impressione è che la mancata regolamentazione in alcuni Paesi contribuisca ad alimentare un certo tipo di narrazione, che altrove non ha invece appigli con la realtà. Perché chiunque vada in California, o in Canada, non sfrutta chicchessia o ruba bambini dopo averli scelti da un catalogo.
Preziosa: “Il problema più grande è che non vogliono ascoltare i veri protagonisti di queste storie, le gestanti, i genitori, i figli. Si parla di loro senza mai coinvolgerle. Nessuno ha mai domandato ai nostri figli, intesi come figli di famiglie omogenitoriali, come stiano”.
Puccioni: “Si limitano a veicolare idee preconcette, ataviche, secondo cui un figlio avrebbe bisogno sempre e solo di un padre e di una madre. Un figlio sicuramente ha bisogno di un uomo e di una donna per essere generato ma successivamente ha bisogno d’affetto. I nostri figli ad esempio non sentono la mancanza di una madre, conoscono Cynthia, le vogliono bene, ma non è che chiedono sempre di lei. I figli delle famiglie arcobaleno vengono spesso definiti da queste persone come “traumatizzati” ma non c’è nessun trauma, nessuna donna li ha mai rifiutati. Parlano sempre di soldi, di donne che lo fanno per soldi, ma c’è anche chi lo fa per generosità, per amore“. “C’è Lia, la figlia di una coppia di amici, che si è messa a piangere perché non ne poteva più di sentirsi paragonata ad un prodotto. “Io non mi sono mai sentita comprata, venduta, sento i politici che dicono questo”, sono dichiarazioni che vanno a colpire soprattutto i più piccoli”.
Quanti anni hanno oggi i vostri figli, come stanno vivendo questa situazione?
Puccioni: “Quasi 16 anni. Loro se ne fregano, non li calcolano proprio”.
Preziosa: “Quando cresci i tuoi figli nella verità, quindi racconti loro tutto il percorso di vita, la loro storia, la loro provenienza, naturalmente adattata alla loro età nel percorso degli anni, spiegandoti con chiarezza”.
Puccioni: “Ricordo quando Pro Vita realizzò quei manifesti con i bambini nei carrelli della spesa, orrendi. All’inizio mio figlio provò rabbia, poi ha lasciato perdere“.
Preziosa: “Ma la società è molto più avanti rispetto allo Stato. Io sono stato scelto per due volte come rappresentante di classe. Dagli altri genitori. Le altre coppie, etero, ci lasciano i loro figli, a casa nostra“.
In Italia c’è un governo che da quando si è insediato non ha fatto altro che bombardare costantemente le famiglie omogenitoriali. Si è mai chiesto il perché, dove nasca l’odio di questa destra nei confronti di papà, mamme e soprattutto bambini che vengono dichiaratamente discriminati?
Puccioni: “Perché la politica usa argomenti specifici per distogliere l’attenzione e attrarre voti, vuole il consenso, alimentare la paura, usare quella paura per portarli a te. Che sia l’immigrato o le famiglie arcobaleno, ovvero i due grandi spauracchi del nostro tempo utilizzati anche da Orban, l’obiettivo è impaurire. Quando i nostri figli erano piccoli al ristorante ci guardavano tutti in modo strano, perché da che mondo e mondo in Italia la crescita di un figlio è sempre stata legata alle donne. Nelle loro fantasie perverse magari si chiedevano cosa ci facessero due bambini piccoli con due uomini. Per secoli la donna è stata oppressa, esclusa dal mondo del lavoro, chiusa in casa ad occuparsi dei figli. Adesso fortunatamente le cose stanno cambiando, ma prima era quasi impensabile vedere un uomo occuparsi di un bambino piccolo“.
Nel frattempo la gestazione per altri è stata trasformata in reato universale dal governo Meloni.
Preziosa: “Una legge inapplicabile“.
Puccioni: “Pura propaganda politica, come i centri in Albania. Un sistema inefficace per provare a risolvere un problema, ammesso che ci fosse un problema in realtà inesistente. Nonché un’offesa per tutti quegli altri Paesi dove la GPA è regolamentata. Tu stai dicendo che in casa loro vendono i bambini e sfruttano le donne. Se io fossi il Canada direi a Giorgia Meloni, ma come ti permetti? Prova a comprare un bambino qui da noi e vedi che finisci in carcere a vita. Fossimo un Paese intelligente l’avremmo regolamentata anche noi, come accaduto in Irlanda, altro Paese cattolico“.
A Prima di tutto é seguito, nel 2020, Tuttinsieme, sorta di sequel in cui avete raccontato il quotidiano della vostra famiglia arcobaleno. Avete pensato o state pensando ad un 3º capitolo, ambientato nell’Italia di Giorgia Meloni premier?
Puccioni: “Sì, vista l’attuale situazione ci stiamo pensando. Ambientata in questa Italia, post “GPA reato universale”, in cui racconteremo anche il processo di stepchild adoption dei nostri due figli. L’intenzione è quella di seguire le coppie che avranno adesso dei figli nati tramite GPA, dopo l’entrata in vigore della legge. Se nati 9 mesi dopo potrebbero andare incontro a sanzioni, all’arresto, ma bisognerà vedere cosa succederà anche da un punto di vista giuridico. Ma a chi ha votato questa legge non importa nulla. È una legge propaganda, non gli interessa se sia effettivamente applicabile. A loro basta dire che l’hanno approvata, per il consenso nei confronti del proprio elettorato”.
Lei da sempre, nel suo Cinema, racconta storie di diritti e dal forte impegno sociale, con al centro del racconto le cosiddette minoranze. È un qualcosa che è nato da sè, una necessità che sentiva propria, un’urgenza da espletare.
Puccioni: “Non ho mai fatto film propaganda, anche se hanno un tema sociale, tengo molto alla narrazione, al racconto, all’intrattenimento, perché comunque penso che se non c’è emozione non arriva allo spettatore quello che voglio raccontare, una riflessione su un certo tipo di tema. Sono spesso temi complessi, io non do mai una “soluzione”, perché in quel caso sarebbe propagandistico. Mi piace pensare che il cinema porti avanti delle idee, porti ad un certo tipo di attenzione attraverso delle storie su argomenti specifici che hanno rilevanza sulle nostre vite, che ci pongono delle questioni. Che sia l’immigrazione, che sia la questione palestinese, che sia altro, il Cinema ha la potenza di emozionarci, di farci vivere le storie degli altri, di farci formare delle idee. Anche per questo è importante il Cinema nelle scuole. Pensiamo a Il Ragazzo dai Pantaloni Rosa, anche chi non ha necessariamente avuto un’esperienza di bullismo vede in quel film le sue possibili conseguenze. Quella è educazione, formazione. Tramite le storie noi tutti formiamo una cultura, una civiltà. Il Cinema, e io come regista, sono al servizio di tutto questo. Poi non sono un saggista, non devo fare un discorso scientifico, un discorso emotivo, psicologico e sociologico. Non sono il regista delle famiglie arcobaleno ma questa è una cosa che caratterizza la mia vita, la nostra vita, dietro c’è indubbiamente un motore, un forte movente a fare determinati film. Ci vuole tanto tempo, tanta pazienza”.
Preziosa: “Se vuoi la libertà di esprimerti ci vuole tempo. Se vuoi fare qualsiasi cosa puoi fare anche un film all’anno, ma se non vuoi scendere a compromessi è tutto diverso. Lui ha sempre scelto di raccontare quello che voleva raccontare e nel modo in cui voleva raccontarlo“.
Se avesse l’opportunità di poter cenare con la premier Giorgia Meloni, il vicepremier Matteo Salvini ed Eugenia Roccella, ministra per le pari opportunità, cosa direbbe loro?
Puccioni: Sarebbe inutile”.
Preziosa: “Con Famiglie Arcobaleno proponemmo a più politici a rotazione di venire a cena a casa nostra, per conoscere quella realtà che tanto criticano, ma non ci hanno mai risposto. Sarebbe probabilmente inutile”.
Puccioni: “Anche se in privato potrebbero arrivare a dirti “ma sì, in fondo siete dei bravi padri!”, pubblicamente non lo diranno mai. Perché devono parlare al loro elettorato, dire loro quello che vogliono sentirsi dire”
E allora come fare, bisogna cambiare la testa dell’elettorato.
Puccioni: “Per questo motivo raccontiamo queste storie”. “Il Filo Invisibile con Netflix ha sicuramente contribuito a cambiare la testa a molte persone”.
Preziosa: “Ognuno di noi dovrebbe dare un contributo, anche noi cerchiamo di farlo attraverso l’audiovisivo, con i documentari, con i film. Ognuno di noi ha una responsabilità”.
Il problema è che il cinema italiano fatica a raccontare un certo tipo di storie, se ne contano sulle dita di una mano di film che raccontano le famiglie arcobaleno.
Puccioni: “Io voto per I David Donatello, su 150 film ce ne saranno stati un paio a tematica LGBTQIA+. Ogni anno sono sempre di meno. Eppure noi un politico l’abbiamo invitato a casa e ha funzionato. Si chiama Nichi Vendola. Nel 2012, quando realizzammo Prima di Tutto. Da comunista cattolico Vendola aveva sentito parlare della gestazione per altri solo in termini negativi. Era perplesso come eravamo perplessi noi, che mai avremmo avuto dei figli se avessimo percepito una qualsiasi forma di sfruttamento. Conoscere noi, la nostra storia, l’ha convinto ad avere un figlio col suo compagno. Perché ha visto con i suoi occhi la nostra famiglia, il nostro percorso, del tutto onesto”.
Preziosa: “Anche noi abbiamo fatto tutta una serie di incontri con tantissime persone, prima di diventare genitori. Abbiamo dialogato con una ventina di portatrici, una ventina di donatrici più o meno, con dei colloqui molto lunghi durati giorni e giorni, per capire se ci fosse un minimo di sintonia, capire perché volessero farlo. Una ragazza ci rispose che voleva essere gestante perché anche Angelina Jolie aveva avuto figli tramite GPA. Bocciata, subito! Ci eravamo convinti che non l’avremmo trovata. Stavamo ripartendo. Poi tre giorni prima di tornare in Italia ci arriva questa chiamata, relativa a questa ragazza. Era a Sacramento. Le abbiamo fatto i biglietti per raggiungerci a Los Angeles, l’abbiamo incontrata in aeroporto, abbiamo visto questa luce arrivare. Ci siamo conosciuti e ci siamo subito piaciuti. Anche lei aveva avuto altre proposte da altre coppie ma non aveva accettato di farlo, non si era creata quella sintonia che è doverosa.
Puccioni: “É un innamoramento di persone che dicono “io con questa persona mi sento a mio agio”. E infatti dopo 16 anni ci frequentiamo ancora, lei è venuta al battesimo, è venuta al nostro matrimonio, gli abbiamo detto di questo Festival ed è venuta a Torino, così come noi siamo andati a casa sua quattro o cinque volte. I nostri figli giocano i suoi tre figli”.
Preziosa: “Come fai a parlare di sfruttamento?”.