Una domanda che la comunità LGBTIAQ+ fatica ancora ad affrontare, un fantasma antico, che le contemporanee emancipazioni sembrano offuscare ulteriormente: cosa succede quando si invecchia? Quando il corpo rallenta, quando le istituzioni prendono il sopravvento, quando la libertà conquistata a fatica rischia di essere imprigionata da quella stessa società e da quegli stessi conformismi contro cui abbiamo combattuto?
“Maspalomas“, film di apertura del Lovers Film Festival di Torino 2026, prova a rispondere con onestà e con una storia a tratti urticante, a tratti commovente.
La pellicola dei registi baschi Jose Mari Goenaga e Aitor Arregi, già premiata con la Concha de Plata a San Sebastián per l’interpretazione di uno straordinario José Ramón Soroiz e con il Goya come Miglior Attore, comincia sotto il sole delle Canarie. Vicente ha 72 anni, ha fatto coming out a 50, ha lasciato moglie e figlia, ha vissuto vent’anni con un compagno e ora, dopo la fine di quella relazione, vaga tra le dune di Maspalomas: spiaggia gay, bandiere arcobaleno, dating app, desiderio senza vergogna. Poi un ictus lo ribalta nel passato: San Sebastián, la figlia Nerea con cui non parlava da vent’anni, una RSA che lo accoglie mentre il Covid (siamo nel 2020) bussa alle porte.
Nella RSA, Vicente torna nell’armadio. Non perché voglia, ma perché il mondo istituzionale non lascia spazio. La direttrice della struttura gli ricorda che gli anziani “non cambieranno idea”. Il film non lo giudica per questa resa, lo capisce.
Un confronto con la figlia apre la voragine di tutte le ferite: “Non ho mai parlato di te perché mi hai trasmesso tutte le tue paure e le tue vergogne“, gli dice Nerea. Quanto può essere tossica la repressione? Non solo per chi la vive, ma per chi le cresce accanto. È un momento di cinema civile, oltre che intimo.
Maspalomas tocca anche il tempo storico: il Covid arriva a interrompere tutto, persino il carnevale delle Canarie, metafora di un mondo che si chiude su se stesso. Ma Vicente, alla fine, torna alle dune. Si tuffa nell’oceano sulle note de “La stagione dell’amore” di Basttiato. Il suo è il viaggio di una lotta che sembra mai finire, forse metafora della vita di ciascuno, forse soltanto la storia di un uomo gay oggi settantenne nell’Occidente dei (quasi) diritti. Un racconto che interseziona le istanze LGBTIAQ+ a quelle delle persone anziane.
Il Lovers Festival conferma la sua acuta attenzione al cinema che sa regalarci piccole storie peculiari che ascendono a metafore universali, e quest’anno sceglie di aprire con una storia sull’anzianità queer, una scelta editoriale significativa, confermata anche dalla pellicola argentina Cuidadoras su una RSA di donne trans, in un momento in cui il movimento tende a guardare avanti senza abbastanza cura per chi ha già percorso la strada.
tutto il programma del LOVERS in corso a Torino fino a martedì 21 aprile
