Questa è la storia di Maurizio Nobile figlio elegante, inaspettato e omosessuale di Wanna Marchi. Intervistato da quell’imprescindibile pettegolo arbasiniano di Michele Masneri su Il Foglio. Ed è una storia di bellezza, silenzi e fruttifere fughe – dalla tv, dalla famiglia, e da Zeffirelli.

A Bologna, sotto i portici che odorano d’incenso, umidità e storia, passeggia da decenni un uomo che ha fatto della bellezza una trincea. All’anagrafe è Maurizio Nobile, cognome — bisogna dirlo — che non pare aver tracciato un destino, quanto una condizione d’animo, assai diversa – ammetterà il nostro – da quella di sua sorella, Stefania Nobile.

Antiquario raffinato, uomo di mondo senza chiasso, Nobile è quell’uomo gay nato nei primi anni ’60, che si è costruito da solo un’esistenza imbalsamata nel silenzio, tra tele del Seicento e statuette dal profilo aristotelico. Una vita intera ai margini dell’urlo — quello della madre, Wanna Marchi, che nei suoi giorni di gloria vendeva miracoli travestiti da truffaldine creme scioglipancia, immaginifici pendagli guaritori, e ancora pozioni salvifiche, accessori anti-malocchi e – occorre ricordarlo – valanghe di manipolazioni psicologiche dispensate a rate, urlando dalle televisioni come dal banco del mercato.

La galleria d’arte antica

Maurizio Nobile
Maurizio Nobile nella sua galleria di Bologna (foto da Facebook)

Maurizio è un signore riservato, con sessantatré anni portati come certi velluti antichi: non nuovi, ma perfetti. Per civetteria dice di averne sessantaquattro, un numero in più, come una pacca sulle spalle del tempo. La sua galleria, in Piazza Santo Stefano, è un tempio d’arte e di ordine, un luogo dove si va a dormire alle nove di sera e si beve un solo bicchiere di vino. Mai droga. Mai trasgressioni. Solo una volta, uno spinello, a vent’anni. Due giorni a letto. “Una tragedia,” dice a Masneri, come un educando fuori tempo massimo. La Galleria Maurizio Nobile (ora anche al MIART con una versione dedicata al contemporaneo) si erge come un tempio segreto della bellezza: non un semplice spazio espositivo, ma una liturgia dell’arte, officiata tra Bologna, Parigi e Milano. Nelle stanze del primogenito di Wanna Marchi, dal Quattrocento al Novecento, pittori, scultori e disegnatori italiani sembrano bisbigliare ancora, accarezzati dallo sguardo di collezionisti e musei che sanno riconoscere il sacro nell’antico. Nessuno, racconta Nobile a Masneri, ha fatto mai pesare quella madre, nessuno ha mai sospettato, nel mondo dei collezionisti, che Nobile spacciasse croste arrabattate chissà dove per pezzi d’antichità sulle orme della signora Marchi. No. È un’epica familiare da romanzo russo, o da sit-com milanese. Maurizio, quel principe d’alabastro dell’antiquariato internazionale (National Gallery di Washington, Met di New York, Morgan Library e altri altari), è anche il figlio primogenito della sacerdotessa del sale e fratello di Stefania Nobile, la lupa delle televendite e delle bollicine sciabolate nella famigerata Gintoneria di Davide Lacerenza. Ma tutto questo non significa nulla, e anche gli intercettatori l’hanno scoperto, origliando i telefoni del nostro: Maurizio Nobile è un’anima pia, insomma.

La Gintoneria, tinello di famiglia

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Maurizio Nobile si recava alla Gintoneria di Davide Lacerenza soltanto per chiacchierare con sua madre Wanna Marchi e con sua sorella Stefania Nobile: intercettato (non è minimamente indagato, per lui la Gintoneria era soltanto un tinello di famiglia dove incontrare ogni tanto i suoi cari)

Maurizio resta sempre fuori dalle peripezie giudiziarie assai pesanti. Mai indagato. Mai coinvolto. Un uomo ai margini di una saga vociante, come un cardinale nascosto durante una festa di carnevale. “Ho sempre frequentato persone normali”, dice a Il Foglio, con quel modo garbato che è già una condanna. E cos’è poi la normalità? Di certo non i bicchieri di Chardonnay alle sette di sera nel locale di mamma e sorella, dove — ironia delle ironie — lo stavano intercettando. Come poteva immaginare, Maurizio, che quella Gintoneria, per lui tinello di famiglia dove trascorrere fugaci momenti di convivialità consanguinea, diventasse di lì a poco l’alcova di trame viziose e truffaldine, dove ghiaccio, alcol e cocaina impalcavano un circo che oggi la magistratura dipinge nelle sue accuse con descrizioni assai poco archeologiche: autoriciclaggio, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, e ancora detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Maurizio Nobile, intercettato nelle sue telefonate di tenerezza con sua madre Wanna Marchi, non è minimamente coinvolto. E racconta con amarezza a Masneri della sua gioventù. Un’infanzia benestante, non proletaria come si racconta. Un nonno mercante siciliano diventato costruttore, una nonna aristocratica, un padre innamorato troppo giovane, una madre severa ma brillante, una sorella complicata ma amata. “Mia madre è una persona semplice,” dice Maurizio di mamma Wanna, “e ha avuto il buon gusto di tenermi fuori dalla docuserie Netflix. Le fa onore.”

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L’omosessualità, il coming out di un figlio gay

Eppure, nessuno gli ha mai fatto pesare di essere il figlio di cotale scandalo. Né Gianni Versace, che comprava imperi d’arte per arredare i suoi regni, né Elton John o Tina Turner, presenze fugaci e dorate come uccelli in migrazione. Neppure Silvio Berlusconi, che si fermava in galleria prima di volare in Cina, prometteva di tornare — e tornava davvero. “Era un uomo empatico, speciale. E lo dice uno di sinistra,” aggiunge Maurizio, con quel candore che sembra uscito da un baule d’altri tempi.

Ok, ma sua madre sa che Maurizio è gay? E quando l’ha saputo? E come ha reagito? Nobile parla con serena tranquillità della propria omosessualità. Masneri ovviamente indaga. Così:

Lei ha dovuto fare coming out con la Wanna nazionale? “No, non ci fu bisogno, a mia madre riferirono che andavo al Kinki a Bologna, la prima discoteca gay d’Italia”. L’omosessualità era un problema in casa Marchi? “No, mai. Lei è sempre stata una donna molto aperta e non mi ha mai ostacolato. Mio padre era un po’ meno d’accordo. Essendo il primogenito, il maschio, l’ha accettato più tardi. Siamo stati lontani a lungo, poi però ci siamo riappacificati e gli ultimi anni è venuto a vivere con me e Mario, il mio compagno. Veniva a trovarmi in galleria tutti i giorni e ancora oggi, nonostante siano passati quasi vent’anni, mi manca molto. E’ morto per ictus nel 2007”.

E quindi, il succo omosessuale è noiosamente questo, un oceano di tranquilla gayezza vissuta con consapevole normalità: Maurizio Nobile ha avuto due grandi amori, entrambi finiti bene. Sono oggi i suoi migliori amici. Adesso è single. “Il prossimo uomo che mi vedrà nudo sarà il medico legale all’obitorio,” confessa, citando Amanda Lear e il sarcasmo di chi ha imparato a trasformare la solitudine in battuta. Una volta, da giovane, fu Zeffirelli a quasi-sfidarlo in un match d’amore, per la conquista di colui che all’epoca era il fidanzatino di Maurizio. I due ragazzi erano alla Scala, così Nobile (a Masneri su Il Foglio):

Subito dopo l’opera fummo invitati al ristorante A Santa Lucia di Milano da Zeffirelli. Oltre a lui c’erano Valentina Cortese, Placido Domingo, Elena Obraztsova, Brooke Shields e altre celebrità. Il mio amico aveva un posto riservato accanto a Zeffirelli, ma lo stesso Zeffirelli, vedendoci insieme esclamò: preferisci me o i tortellini? Io capii dopo che i ‘tortellini’ ero io. Allora io e il mio amico ce ne andammo sulla sua Due Cavalli, ma Zeffirelli ci insegue e ci tira addosso una enorme fruttiera rompendo tutto il parabrezza”.

Con sua sorella Stefania Nobile, il rapporto è stato a lungo uno scambio di sguardi lontani. Ora, dopo le carceri, si sono riavvicinati. L’affetto resta, come una statua ammaccata, ma non distrutta e – forse – persino più preziosa. “È fragile,” dice di lei, “usa l’aggressività per difendersi.” E sul nevrotico vociare di un presunto tesoro di Wanna Marchi nascosto in Albania, lui smentisce: “Non esiste.” L’unico vero tesoro forse è questo racconto malinconico regalato a noi tutte da Michele Masneri (ricorderete l’altro ritratto delizioso di Luigi Berlusconi) di quest’uomo nato nel cuore di un circo mediatico, e poi fuggito via, a costruirsi un museo privato della propria vita.

Ogni giorno è come se indossassi una maschera,” dice. Ma che maschera elegante!

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