Michele Bravi, intervistato da VanityFair a poche settimane da Sanremo 2026, parla della sua canzone e commenta le battute omofobe di Andrea Pucci, co-conduttore del Festival.
“Prima o poi” è il titolo del brano che porterà al Festival di Sanremo 2026. Il clima che immagina per questa esperienza è lontano dall’idea di grande evento spettacolare.
Preferisce un approccio più raccolto, quasi domestico, con la sensazione di costruire qualcosa in un ambiente protetto e familiare.
Per Bravi il Festival rappresenta un passaggio importante, ma non il punto di partenza del progetto. L’obiettivo principale resta lo sviluppo artistico più ampio, già definito prima della scelta di partecipare alla gara.

In questo articolo
- 1 Michele Bravi a Sanremo 2026 con “Prima o poi”, un tassello di un progetto teatrale più ampio
- 2 Il metodo creativo, dagli appunti alla forma finale
- 3 L’arrangiamento e il lavoro con Alterisio Paoletti
- 4 Il videoclip e il rapporto diverso con il Festival rispetto al passato
- 5 La serata cover con Fiorella Mannoia e l’omaggio a Ornella Vanoni
- 6 La risposta su Andrea Pucci e il tema del rispetto collettivo
Michele Bravi a Sanremo 2026 con “Prima o poi”, un tassello di un progetto teatrale più ampio
Il brano non nasce pensando a Sanremo. L’artista lo definisce la “testa d’ariete” di un percorso creativo che proseguirà dopo il Festival.
L’idea è costruire un disco con un’impostazione teatrale, vicino alla struttura di una commedia musicale o del teatro-canzone, destinato poi a diventare anche uno spettacolo dal vivo.
La partecipazione al Festival è arrivata dopo, come occasione per presentare al grande pubblico una direzione artistica già tracciata.
Il metodo creativo, dagli appunti alla forma finale
“Prima o poi” recupera una strofa scritta circa tre anni fa e rimasta tra gli appunti. Quando Bravi ha iniziato a lavorare con l’autore Rondine ha scelto di partire proprio da quel materiale: “Gli ho detto: scegliamo da qui”.
Il processo creativo, come lo descrive lui stesso, segue una logica molto concreta:
“Prima accumuli pezzi di stoffa, poi, quando capisci cosa stai raccontando, cuci”.
Lo stesso approccio era stato usato per “Il diario degli errori”:
“All’epoca mi dissero che era una canzone sbagliata, inadatta a un ventenne”.
Con il tempo, però, il percorso di quel brano ha preso una direzione diversa rispetto alle previsioni iniziali.
L’arrangiamento e il lavoro con Alterisio Paoletti
L’arrangiamento è firmato da Alterisio Paoletti, nome centrale nell’orchestrazione italiana. La costruzione musicale punta a spostare le aspettative emotive dell’ascoltatore.
Il brano parte da un’immagine molto riconoscibile:
“Tutti siamo stati lasciati, e ci immaginiamo con la coperta addosso mentre fuori piove”.
Subito dopo arriva un elemento che rompe quella linearità:
“È lì che racconti la goffaggine della vita. La distanza tra come pensiamo di vivere le cose e come, invece, ci vengono addosso davvero. La realtà è sempre più storta”.
Il videoclip e il rapporto diverso con il Festival rispetto al passato
Il videoclip segnerà l’esordio alla regia di cortometraggi per Ilenia Pastorelli. Anche questo progetto nasce in un contesto creativo molto vicino al concetto di squadra ristretta.
Michele Bravi guarda al Festival con uno sguardo diverso rispetto al passato. Ricorda l’esperienza con “Il diario degli errori” come molto intensa sul piano emotivo:
“Il mio Sanremo più fortunato è stato Il diario degli errori, ma l’ho vissuto malissimo. Piangevo tutto il tempo. Confondevo quel palco con la mia vita”.
Oggi parla di una maggiore consapevolezza professionale: “Quando vedi l’impalcatura da dietro non è tutto così magico”. La musica resta passione, ma anche lavoro.
La serata cover con Fiorella Mannoia e l’omaggio a Ornella Vanoni
Durante la serata delle cover salirà sul palco con Fiorella Mannoia per rendere omaggio a Ornella Vanoni. Per Bravi si tratta di un incontro artistico e personale molto significativo.
“La mia passione è un po’ colpa di Fiorella”. Il ricordo risale a uno spettacolo visto a Perugia, durante l’esecuzione di “Luna spina”. In quel momento ha iniziato a interrogarsi sul lavoro dietro la performance:
“Siamo simili nell’umorismo, in una certa malinconia condivisa. Per lei Ornella era un’amica, io l’omaggio lo farò con tutta la mia stima”.
La risposta su Andrea Pucci e il tema del rispetto collettivo
Alla domanda sulla presenza all’Ariston di Andrea Pucci, finito più volte al centro di critiche per alcune battute omofobe, Bravi risponde mantenendo una posizione personale e sociale distinta.
Spiega di non sentirsi direttamente colpito:
“A livello individuale non soffro della repulsione altrui, se a lui non vanno bene le mie scelte sessuali sono fatti suoi”.
Sposta poi l’attenzione sul piano collettivo:
“Dovrà essere bravo a essere rispettoso di tutti”.
Una posizione che mette al centro la responsabilità pubblica di chi sale su un palco con una platea ampia e trasversale.
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