La Prima Volta fu Rivolta, il documento politico del Milano Pride 2019

"Oggi i Pride che conosciamo sono marce festose e civili, ma non dobbiamo mai abbandonare quella vena di lotta e di rivoluzione che ha dato vita al nostro movimento, esattamente 50 anni fa".

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E’ ormai quasi tutto pronto per il Milano Pride 2019, che diverrà realtà il 29 giugno prossimo, con una Pride Week che invece prenderà forma il 21 giugno. Oggi, a meno di 3 settimane dalla sfilata, è stato svelata l’immagine ufficiale dell’evento, che omaggia chiaramente quanto accaduto nel lontano 1969, a Stonewall. “La Prima Volta Fu Rivolta!“, la frase di lancio della manifestazione, che guarda dichiaratamente all’iconica Sylvia Rivera, che lanciò un tacco (o una bottiglia?) contro gli agenti di polizia, cambiando il corso della Storia.

Quella del 27 giugno 1969 sembrava una serata come tante altre all’interno dello Stonewall Inn, nel Greenwich Village di New York. I soliti avventori bevevano, ridevano e chiacchieravano, quando all’una e venti di notte entrò un gruppo di poliziotti, per lo più in borghese, che iniziò a vessare la clientela omosessuale e trans del bar, perquisendo, molestando anche con l’uso di manganelli e arrestando con banali pretesti chiunque non fosse disposto a subire: si trattava di una delle solite retate contro gli invertiti. E fu in quel momento che Sylvia Rivera reagì, scagliando ciò che aveva a portata di mano contro uno dei poliziotti e divenendo espressione della rabbia che covava in ogni singola anima presente in quel bar. Nei giorni successivi, migliaia di persone si scontrarono con la polizia nei pressi dei locali frequentati da gay e trans, adottando slogan come “Gay Power!”, ispirandosi al “Black Power!” della comunità nera americana.

Nel ricordare e celebrare Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson, nonchè la Storia della nostra Comunità grazie a loro mutata per sempre, il Milano Pride ha pubblicato il proprio documento politico, perché il Pride non è solo festa e orgoglio, ma anche rivendicazione politica.

Se dal 18 giugno 2018 possiamo festeggiare la rimozione della patologia legata alla transessualità nelle liste dell’OMS, continueremo a denunciare e condannare le ripetute violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti delle persone intersex. Al momento della nascita, infatti, gli individui intersessuali subiscono una forzata medicalizzazione e delle criminali mutilazioni genitali, operate al solo scopo di imporre loro un sesso biologico comunemente accettabile in un mondo discriminatorio e ossessionato dalle proprie insicurezze. Essi inoltre vengono sottoposti già in giovanissima età a cure ormonali al fine di allinearli al sesso imposto chirurgicamente. Questo tipo di medicinali, somministrati durante i primissimi anni dell’infanzia e dunque senza il consenso della persona, possono causare ripercussioni fisiche anche gravi. Pretendiamo, quindi, che venga riconosciuto anche di fronte a questa condizione il diritto di decidere sul proprio corpo, auspicando che la società tutta abbandoni presto i concetti legati al binarismo.

Proprio come tutte le altre, anche le persone LGBTQIA+ crescono in consapevolezza e spesso arriva il momento in cui scelgono di esprimersi attraverso la genitorialità.

La Corte Costituzionale, con sentenza n° 162 del 2014, ha stabilito che: “la scelta di diventare genitori e di formare una famiglia che abbia anche dei figli costituisce espressione della fondamentale e generale libertà di autodeterminarsi, libertà che […] è riconducibile agli art 2-3-31 Cost.”
Da questa sentenza appare del tutto evidente che lo Stato debba mettere le persone LGBTQIA+ in condizioni di poter operare effettivamente questa scelta.
Pretendiamo l’estensione degli istituti del matrimonio e dell’unione civile a tutte le persone, a prescindere da sesso biologico, identità di genere e orientamento sessuale, e il pieno ed effettivo riconoscimento della genitorialità da parte dello Stato e di tutte le istituzioni Riteniamo indispensabile una riforma delle leggi sulle adozioni, volta a permettere l’accesso a questo istituto a tutte le persone maggiorenni ritenute idonee, a prescindere dal loro orientamento sessuale o dalla loro identità di genere. L’adozione è una possibilità con cui un individuo può diventare genitore, slegata da quell’obbligo sociale a dover costituire una famiglia in modo biologico e con il mito di una fertilità necessaria e normativa. Crediamo sia intollerabile che “il preminente interesse del minore” non venga espressamente tutelato dallo Stato; riteniamo che questo compito sia proprio dello Stato e pretendiamo una legislazione chiara e completa sul riconoscimento alla nascita, in grado di garantire pieni diritti ai nostri figli e alle nostre figlie, diritti che dovranno riguardare anche figli e figlie già nati, pure in caso di coppie separate.

“Esigiamo”, prosegue il documento politico, che vi sia libero accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) per tutte le persone, abrogando quindi il divieto dell’accesso a tali percorsi da parte di coppie di donne o single. Rivendichiamo la necessità di iniziare un percorso di riflessione che, nel pieno rispetto della libertà di autodeterminazione e nella piena tutela delle persone coinvolte, porti anche in questo paese ad un inquadramento che disciplini la gestazione per altre e altri (GPA)”.

È dei primi giorni di aprile il decreto interministeriale che obbliga le anagrafi a tornare ad usare i termini “padre” e “madre” sui documenti d’identità dei minori. Tale decreto rispecchia la volontà discriminatoria e la totale mancanza di rispetto che questo Governo rivolge ai nostri percorsi affettivi, genitoriali e familiari, violando il diritto del minore a vedersi riconosciuta la propria identità e la propria origine. Esigiamo pertanto che il decreto venga immediatamente ritirato o modificato, e che sia in grado di garantire il pieno rispetto delle persone, chiunque esse siano e qualsiasi storia esse abbiano. Oggi riconosciamo pienamente la stretta connessione che unisce tutte le forme di oppressione e dichiariamo perciò la nostra lotta transfemminista e intersezionale. Ci opponiamo ad ogni forma di violenza e discriminazione sessista, razzista, contro le persone disabili, xenofoba, classista e fascista.

Oggi, è più che mai fondamentale recuperare stretti legami e profonde sinergie con i movimenti studenteschi, le istanze femministe e le rivendicazioni per la tutela delle persone migranti, nei confronti delle quali è imperativo il riconoscimento da parte delle istituzioni della loro piena dignità di persone e dei loro diritti umani, civili, sociali e politici“, continua il documento. “Tutt* unit*, insieme, dobbiamo prendere posizioni nette di contrasto a tutte quelle forze che stanno cercando di depotenziare, indebolire o addirittura schiacciare la forza del movimento LGBTQIA+“.

Le persone LGBTQIA+ non lottano solo per i propri diritti ma per i diritti di ogni essere umano: diritto al lavoro onorevolmente retribuito, diritto alla libertà di pensiero, di parola e di stampa, diritto ad una vita autodeterminata e assistita da tutte le necessità di cui uno Stato deve farsi carico per ogni cittadino. Tutte le persone hanno diritto ad essere tutelati da uno Stato che agisca nel segno di una piena e reale laicità, che abbatta privilegi e precarietà legate a discriminazioni economiche, sociali, politiche, religiose, etniche, o basate sul genere e sull’orientamento sessuale. È necessario essere uniti e lottare insieme per i diritti, che mai vanno dati per scontati, per acquisiti permanentemente o automaticamente disponibili per tutt*. I diritti rivolti a un numero limitato di persone perdono la loro qualifica e diventano esclusivamente privilegi. Dobbiamo essere sempre uniti, per essere più visibili, più forti e per poter incidere davvero sull’opinione pubblica e sulla politica.
Oggi i Pride che conosciamo sono marce festose e civili, ma non dobbiamo mai abbandonare quella vena di lotta e di rivoluzione che ha dato vita al nostro movimento, esattamente 50 anni fa. Oggi dobbiamo recuperare quella grinta, quella forza, quella determinazione che ci ha portato ad alzare la testa, a decidere che eravamo definitivamente stanchi di essere discriminati e maltrattati. Oggi non dobbiamo accontentarci di quel poco che abbiamo ottenuto in questi anni, ma dobbiamo invece rivendicare con fierezza ed orgoglio le nostre istanze e scendere in piazza a manifestare con uno spirito di rinnovato coraggio, tenendo sempre nella mente, nel corpo e nel cuore che LA PRIMA VOLTA FU RIVOLTA!

29 giugno, semplicemente Milano Pride.

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