33 anni dopo la sua morta, avvenuta nel 1992 causa AIDS all’età di 60 anni, Anthony Perkins è tornato a suscitare interesse mediatico grazie alla 3a stagione di Monster, la storia di Ed Gein con un super Charlie Hunnam.
Nella serie antologica Netflix dedicata al macellaio di Wisconsin si ricostruisce infatti anche la produzione di Psyco, capolavoro di Alfred Hitchcock del 1960. Questo perché Psyco nacque dall’omonimo romanzo del 1959 di Robert Bloch, a sua volta basato sulle reali vicende del serial killer Ed Gein.
Monster 3 e l’omaggio ad Anthony Perkins

In Monster 3 vediamo quindi Anthony Perkins, leggendario Norman Bates nel capolavoro del 1960, qui interpretato dal 31enne Joey Pollari, attore apertamente gay nella vita reale come il 58enne Tom Hollander, qui nei panni di Alfred Hitchcock.
L’Anthony Perkins di Monster 3 è un giovane attore che nasconde la propria bisessualità e i rapporti di coppia con altri uomini vissuti lontani da occhi indiscreti. Il Perkins di Pollari vuole “guarire”, tanto da chiedere aiuto ad una psicoterapeuta che gli consiglia di sottoporsi a delle terapie riparative, ipotizzando persino l’elettrochoc.

L’Hitchcock di Hollander gli confessa di averlo scelto per la parte perché ha intravisto nei suoi occhi un segreto taciuto, proprio come quello a lungo nascosto da Ed Gein. In Monster 3 vediamo Pollari prima bramare il ruolo di una vita, quello che l’ha reso immortale, per poi pagarne dazio, perché incapace di scrollarselo di dosso. Sarà sempre Norman Bates, per chiunque. In una puntata della serie Netflix vediamo il suo Perkins entrare in un Cinema che proietta Psyco insieme ad un altro uomo, che gli pratica del sesso orale al buio della sala. Una volta tornati a casa Anthony lo lascia, “perché ho conosciuto una donna“.
Anthony Perkins tra mancata accettazione di sè e sieropositività taciuta per via dello stigma
Quella donna era la modella, attrice e fotografa Berry Berenson, con cui il vero Anthony Perkins ebbe due figli, ovvero l’attore e regista Oz e il musicista Elvis. Passeggera del volo American Airlines 11, Berenson è morta nello schianto dell’aereo contro la Torre Nord del World Trade Center durante gli attentati dell’11 settembre 2001.
Anthony Perkins, invece, ebbe relazioni con molti personaggi famosi, inclusi gli attori Rock Hudson e Tab Hunter, il ballerino Rudol’f Nureev, il compositore Stephen Sondheim e il coreografo Grover Dale. Con quest’ultimo Perkins rimase per sei anni, per poi rivolgersi alla psicologa Mildred Newmon che gli consigliò di affidarsi alle teorie riparative per “renderlo eterosessuale”. Onde evitare lo stigma pubblico, Perkins decise di non far sapere nulla a nessuno della propria sieropositività. Solo sua moglie e i figli ne erano a conoscenza. L’Enquirer fece outing costringendo l’attore a negare, giustificando un controllo del sangue effettuato a Los Angeles come semplice routine.
Pochi giorni dopo la sua morte sua moglie Berry Berenson ne parlò apertamente, in un’intervista al New York Times: “Semplicemente voleva che nessuno lo sapesse. Pensava che se qualcuno l’avesse saputo non l’avrebbero mai più fatto lavorare“. Perkins fece ricorso alle cure ospedaliere solo in due occasioni e sotto falso nome: “Non puoi nemmeno essere te stesso in una situazione come questa. Firmi qualcosa col nome Smith o qualsiasi altra cosa, ma quest’uomo aveva passato tutta la sua vita a dare alle persone così tanto piacere attraverso il mondo dello spettacolo, e questa è stata la sua ricompensa. Non ha potuto nemmeno essere se stesso, alla fine”.
Eternamente Norman Bates

Figlio d’arte, Anthony Perkins esordì al cinema nel 1953 con L’attrice di George Cukor, per poi vincere un Golden Globe come miglior attore emergente e strappare la candidatura agli Oscar come miglior attore non protagonista per La legge del Signore. È il 1957 e Perkins gira ben 9 film in 3 anni, fino all’occasione di una vita. Psyco di Alfred Hitchcock. Tra i più celebri film di tutti i tempi, con il Norman Bates di Anthony Perkins entrato così spaventosamente nell’immaginario collettivo da segnarne la carriera, che nel 1961 lo vede vincere il premio come miglior attore al Festival di Cannes con Le piace Brahms? di Anatole Litvak. Ma a Perkins continuarono a proporre ruoli da villain, da psicopatico. Per poi non proporgli più nulla tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni ’80. Anthony si ritrovò così di fatto costretto a reinterpretare Bates in Psyco II, in Psyco III, da lui persino diretto, e in Psycho IV, uscito solo in tv nel 1990. Un incubo senza fine.

Da anni J.J. Abrams e Zachary Quinto sono al lavoro sull’adattamento di Tab Hunter Confidential: The Making of a Movie Star, libro dedicato alla storia d’amore segreta tra Tab Hunter e Perkins, in una Hollywood anni ’50 in cui essere apertamente gay o anche solo bisessuale era implicitamente vietato.
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