A poche ore dalla partenza del suo tour europeo, Myss Keta regala al pubblico la pubblicazione delle bonus track del suo ultimo album “.” (Island Records / Universal Music Italia), uscito lo scorso 17 gennaio. L’artista milanese, ormai simbolo di libertà e anticonformismo, continua a stupire con la sua musica e la sua maniera di raccontare il mondo attraverso uno sguardo fuori dagli schemi, come nel suo stile.

Myss Keta: “Sono pansessuale, quello che dice Trump è sbagliato”
Sempre fedele alla sua estetica misteriosa, con occhiali scuri e mascherina, Myss Keta si è raccontata in una recente intervista a Repubblica, rivelando alcuni dettagli della sua vita personale e correggendo le folli dichiarazioni di Trump.
“L’essere umano è attaccato all’abitudine, vuole rimanere nella comfort zone a cui è abituato. Non vuole fare sforzi per andare oltre il prossimo, l’inclusione. Quello che dice Trump è sbagliato. Nel sesso non ci sono due generi ma uno spettro. Un’evidenza che viene da anni di studi e lavori scientifici. Sono pansessuale, di tutto un po’”.
Nel videoclip di Nevrotika è protagonista di un bacio saffico: “Confermo che è successo con Silvia Calderoni, in una Punto rossa caliente. È stato un bacio di scena, siamo amiche, io la ammiro molto, anche perché col suo lavoro cerca di far comprendere come la natura dell’essere umano sia fluida”.
Myss Keta e Massimo D’Alema: una storia (forse) finita
La diva mascherata non si è sottratta nemmeno quando si è toccato l’argomento più piccante: la presunta relazione con Massimo D’Alema.
“Con Massimo c’è stata una storia, ma ora è finita. Io ho sempre avuto un debole per tutti i politici, li invito tutti in prima fila ai miei concerti nei club”.
Un’affermazione inedita che mescola ironia e verità, lasciando al suo pubblico il gusto di fantasticare su una delle liaison più insolite della scena italiana.
Già nel 2018, ospite di Propaganda Live, Myss Keta aveva raccontato un episodio che aveva fatto discutere: “Nel 2018 succede che vado a cantare a Montalto di Castro. Faccio il soundcheck e cosa succede? Chi mi guarda in fondo? Arriva Massimino. È venuto a farmi un piccolo saluto”.
Il racconto prosegue con una fotografia scattata nel backstage di un festival nel Lazio, che ancora oggi alimenta il gossip.
A distanza di anni, la cantante ribadisce a Wired: “Ragazzi, sì Massimo D’Alema è un mio ex, lo testimonia anche una foto scattata nel backstage di un Festival nel Lazio. Alcuni ricordi, però, vanno lasciati nel passato. Ciao Massimo, sei nel mio cuore”.
Myss Keta tra Beppe Sala e il nuovo tour europeo
Sempre con il suo stile irriverente, Myss Keta non ha risparmiato una frecciatina anche a Beppe Sala, sindaco di Milano: “Se chatto con Beppe Sala? Ultimamente no, ma lo inviterò all’Alcatraz”.
Un invito a cui il primo cittadino di Milano, noto frequentatore della scena culturale cittadina, potrebbe non resistere.
Il significato del titolo dell’album
Il tour della cantante partirà il 1° marzo da Parigi, per poi toccare le principali capitali europee come Amsterdam, Londra e Berlino, e concludersi in Italia l’8 maggio all’Alcatraz di Milano, locale simbolo della sua carriera.
Il punto (“.”) del titolo del nuovo album, vuole mettere un freno alle cattive abitudini di non ascoltare i reali desideri. Il nuovo progetto di Myss Keta si espone contro le ingiustizie: “Quelle contro la comunità Lgbtqia+ e contro le donne, non c’è uguaglianza. Siamo nel 2025, abbiamo fatto passi da gigante sui diritti e ora si torna indietro. L’aborto in Italia non è più scontato, il linguaggio d’odio nelle aggressioni rischia di non essere un’aggravante”, racconta sempre intervistata da La Repubblica.
In un’epoca in cui gli artisti sembrano inseguire freneticamente gli algoritmi, Myss Keta rivendica con orgoglio la sua indipendenza creativa: “Non sono interessata a scorciatoie per mettere l’album in testa alle ricerche. Ho seguito quello che volevo dire. Punto. E saluti all’algoritmo che so che ci segue da casa”.
Una deliziosa dichiarazione che suona come una presa di posizione potente contro le logiche commerciali che spesso soffocano l’arte, a favore di una musica che si fa portavoce di libertà e autodeterminazione.
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