In Uganda, la feroce legge anti-LGBTIQ+ del 2023 (Anti-Homosexuality Act) non è più soltanto una norma repressiva: è diventata un’infrastruttura criminale. Informatori, agenti corrotti e bande organizzate la usano come leva per estorcere denaro a chiunque sia percepito come persona non etero e/o non cisgenere. Un sistema dove il confine tra applicazione della legge e criminalità comune è scomparso, che viene raccontato da Stefano Pancera su Africa Rivista. Human Rights Awareness and Promotion Forum (HRAPF), organizzazione ugandese per i diritti umani, ha registrato oltre 1.200 casi di ricatto negli ultimi tre anni. Ma le vittime sarebbero molte di più.
Il metodo più diffuso sarebbe quello del catfishing: profili falsi su app come Grindr attirano le vittime in luoghi isolati, dove scatta l’agguato. La scelta è brutale: pagare o essere arrestati con un’accusa che, divenuta pubblica, implicherebbe la gogna, la condanna sociale in un paese che in larga parte, come sta accadendo anche in Senegal, Ghana e Burkina Faso, ha interiorizzato la battaglia anti-LGBTIQ+ propagandata dalle classi politiche di governo, in combutta con il fondamentalismo islamico e la pressione omobitransfobica delle destre occidentali.
Nel World Report 2026 di Human Rights Watch, pubblicato a febbraio 2026, si conferma che le persone LGBTQ+ rimangono ad alto rischio sotto l’Anti-Homosexuality Act del 2023, che alimenta arresti arbitrari, estorsioni e abusi.
La corruzione delle forze dell’ordine emerge esemplare nel caso del gennaio 2026 a Masanafu. La polizia ha fatto irruzione in una casa, ha arrestato 4 giovani senza motivo, quindi li ha tenuti in custodia chiedendo un riscatto. Al mancato pagamento da parte dei ragazzi, i poliziotti hanno infilato marijuana addosso ai quattro malcapitati per giustificare legalmente l’arresto.
Da quando è in vigore la legge anti-LGBTIQ+, le forze dell’ordine hanno ignorato una serie di effrazioni ai danni di organizzazioni non governative attive a supporto delle persone LGBT, senza avviare alcuna indagine. Parallelamente, hanno condotto retate di massa durante eventi Pride, in locali di ritrovo della comunità e in strutture di accoglienza per senzatetto, basandosi su pretesti privi di fondamento. Alcune delle persone fermate sono state sottoposte a esami anali forzati, pratica che configura gli estremi della tortura.
La legge prevede l’ergastolo per i rapporti omosessuali consenzienti e la pena di morte per “omosessualità aggravata”. Nell’aprile 2024 la Corte Costituzionale ha confermato l’impianto repressivo della norma, pur eliminando il comma che obbligava ogni cittadino a denunciare i sospettati, una disposizione che nella pratica ha continuato ad alimentare il vigilantismo, e a nutrire lo stigma sociale contro le persone LGBTIAQ+, inducendo persino le famiglie a denunciare parenti eventualemente non cisgenere e/o non eterosessuali.
Le conseguenze sanitarie sono devastanti: il calo dell’accesso alle cure per l’HIV è diretto, perché i pazienti temono di essere denunciati dai medici. “È una grande rete criminale che usa la legge come arma“, ha dichiarato l’attivista Frank Mugisha al Wall Street Journal. Chi può, fugge verso il Kenya. Per chi resta, ogni messaggio sul telefono può diventare l’inizio di un arresto.
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