“No Kings, yes Queens!”, la protesta contro Trump si tinge di queer: i cartelli più ironici e provocatori

Milioni di persone in tutto il mondo sono scese in piazza con la protesta “No Kings” contro Trump, tra cartelli queer ironici e provocatori che denunciano le politiche autoritarie e anti-LGBTQ+ negli Usa.

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No Kings, la protesta contro Trump si colora di queer
No Kings, la protesta contro Trump si colora di queer
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Lo scorso 14 giugno, la protesta “No Kings” contro il presidente Usa, Donald Trump, ha portato in strada milioni di persone, in quello che molti già definiscono come uno dei più imponenti giorni di mobilitazione della storia americana. Oltre cinque milioni di manifestanti si sono uniti in tutto il Paese per denunciare le derive autoritarie dell’attuale amministrazione. In un clima di rabbia ma anche di grande creatività, le piazze si sono riempite di cartelli ironici e provocatori, capaci di catturare lo spirito del momento e dare voce a una protesta collettiva che ha avuto un forte accento queer.

La protesta globale No Kings e l'ironia della comunità queer
La protesta globale No Kings e l’ironia della comunità queer

Proteste globali contro Trump: l’onda No Kings travolge Stati Uniti ed Europa

Nel weekend, città e paesi degli Stati Uniti e dell’Europa sono stati attraversati da un’ondata di proteste coordinate contro il presidente Trump, sotto lo slogan globale “No Kings”. Tra le manifestazioni più partecipate, spicca quella organizzata ad Amsterdam, proprio davanti all’ambasciata statunitense. Qui, per evitare fraintendimenti nei paesi con monarchie costituzionali, l’evento è stato ribattezzato “No Tyrants”, ma lo spirito di opposizione è rimasto lo stesso.

La protesta olandese è stata solo una delle migliaia organizzate in contemporanea nel mondo per respingere “l’autoritarismo, la politica dei miliardari e la militarizzazione della democrazia (statunitense)”.

Sarasota e Washington: tra mobilitazione e numeri al di sotto delle attese

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Nella sola Sarasota, in Florida, oltre 7000 persone si sono riunite per la storica protesta No Kings. La mobilitazione globale è arrivata in risposta diretta alla parata militare tenutasi a Washington per il 250° anniversario dell’esercito americano, che ha coinciso simbolicamente con il 79° compleanno di Trump.

Un’occasione emblematica, che ha anche evidenziato l’enorme spaccatura all’interno degli Stati Uniti. In contemporanea alla parata militare, infatti, in diverse città andavano in scena le accese proteste, condite da disordini e arresti, sotto lo sguardo tutt’altro che preoccupato di Trump, presente al centro di un palco installato al National Mall di Washington, orgoglioso di aver esaudito un sogno che caldeggiava dal suo primo mandato presidenziale.

Obiettivo raggiunto? Solo in parte. Il numero di spettatori è stato decisamente inferiore rispetto alle aspettative, e non solo per via dell’annunciato rischio pioggia. A fronte delle circa 250 mila persone attese, a presentarsi a Washington sono stati appena qualche decina di migliaia: un flop clamoroso.

Di contro, in migliaia di altre città americane le strade si sono riempite al grido di “No Kings”. Oltre 2000 manifestazioni si sono svolte in tutto il Paese, e secondo gli organizzatori milioni di persone sono scese in piazza per dire no alle derive autoritarie dell’amministrazione Trump e ribadire la difesa della democrazia. Le proteste si sono svolte in modo quasi totalmente pacifico, fatta eccezione per Los Angeles, dove si sono registrati i disordini più gravi. Qui la tensione è esplosa dopo una serie di arresti di migranti da parte dell’ICE, l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione. La polizia è intervenuta con cariche e lacrimogeni per disperdere la folla.

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La reazione della comunità LGBTQ+

Cartelli queer contro Trump
Cartelli queer contro Trump

Tra politiche discriminatorie, restrizioni sull’accesso ai servizi sanitari e tentativi di smantellare le protezioni legali contro le discriminazioni, l’era Trump ha portato ad un netto peggioramento delle condizioni per molte persone queer, in modo particolare per le persone trans, tra le più bersagliate. Questo clima ostile ha spinto la comunità a mobilitarsi con forza, dando vita a proteste e movimenti di resistenza.

Anche in occasione delle grandi proteste No Kings, la comunità LGBTQ+ si è mobilitata, scendendo in strada per manifestare contro le politiche discriminatorie di Trump. E lo ha fatto evidenziando con creatività e orgoglio la propria identità, opponendosi con decisione alle derive autoritarie del presidente Usa. Poiché l’amministrazione Trump ha intensificato gli attacchi ai diritti della comunità queer, molti dei cartelli esposti durante le proteste dello scorso weekend portavano messaggi LGBTQ+ forti e creativi.

Abbiamo raccolto alcune delle dichiarazioni che hanno evidenziato tutta la creatività, l’ironia e l’intensità emotiva dei manifestanti, diventate virali sui social e che meritano di essere ricordate e condivise.

© Riproduzione riservata.

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