Milano-Cortina 2026 scatta il 6 febbraio 2026 con la Cerimonia di Apertura allo Stadio San Siro e si chiude il 22 febbraio: due settimane in cui l’Italia sarà vetrina globale non solo per lo sport, ma anche per ciò che lo sport decide di rappresentare.

Nel calendario entra una novità concreta: la Pride House Milano 2026. Milano Pride la presenta come uno spazio sicuro e visibile per atletə, tifosə, attivistə e comunità LGBTQIA+, un luogo dove sport e diritti umani si incontrano, tra confronto pubblico e cultura.

Le Olimpiadi Invernali organizzate in Italia rischiano di essere una delle ultime grandi manifestazioni sportive internazionali a rivendicare apertamente l’inclusività. Lo sguardo va già al 2028, quando i Giochi si terranno a Los Angeles, in un clima segnato dal ritorno della retorica trumpiana e da pressioni sempre più esplicite contro i diritti delle persone LGBTQIA+. All’interno del Comitato Olimpico Internazionale circola l’ipotesi di escludere le persone trans dalle competizioni. Un clima simile si avverte anche in vista dei Mondiali di calcio del 2026, ospitati da Stati Uniti, Canada e Messico. Emblematico il caso del Pride Match di Seattle, finito nel mirino dopo che Iran ed Egitto, Paesi in cui le persone LGBTQIA+ sono criminalizzate per legge, hanno chiesto alla FIFA di Infantino di annullare quella partita del calendario, per lanciare un messaggio apertamente escludente nei confronti del Pride che si terrà nello stesso giorno.

La Pride House si terrà dal 6 al 22 febbraio al MEET Digital Culture Center, in Piazzale Oberdan, nel quartiere di PortaVenezia, quartiere storicamente rainbow. Il programma dettagliato non è ancora stato annunciato, ma l’impianto è già dichiarato: incontri, talk, teatro, panels di approfondimento e momenti culturali, oltra alla possibilità di seguire le gare insieme.

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Per capire la direzione del progetto, ecco i primi ambassador presentati da @Pride.House.Milano2026, in collaborazione con Compete Proud, Fier-Play e ProudChampionsNetwork. Ci sono due olimpiche dello skeleton: Nicole Silveira (Brasile), anche infermiera e in prima linea durante la pandemia, e Kim Meylemans (Belgio), passata dal calcio allo skeleton e già olimpica nel 2018 e nel 2022. Sono apertamente in relazione: una visibilità rara negli sport invernali, e proprio per questo potente.

C’è poi Lewis Gibson, danzatore su ghiaccio britannico: olimpico a Pechino 2022, apertamente gay e sposato con Joshua Walsh; in coppia con Lilah Fear aveva vinto il bronzo ai Mondiali 2025, risultato considerato storico per la Gran Bretagna.

Tra lə atletə in gara, annunciato già il campione di curling Bruce Mouat, apertamente gay, che punta all’oro olimpico.

Contrariamente alla retorica anti-woke degli autoritarismi reazionari che stanno cercando di mettere le mani sullo sport come strumento di propaganda escludente, il punto non è “mettere un arcobaleno” sui Giochi. È creare un luogo reale dove la visibilità non sia un rischio e l’autenticità non sia un’eccezione: una Pride House, nel cuore dell’Olimpiade, come promemoria pratico che anche lo sport può smettere di chiedere alle persone LGBTQIA+ di abbassare la voce per poter partecipare.

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