ONU, record di raccomandazioni all’Italia sui diritti LGBTI: “Pressione per porre fine alle discriminazioni”

Questo dimostra l'apprensione della comunità internazionale per lo stato dei diritti umani delle persone LGBTI+ in Italia.

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L'ONU chiede all’Italia di intervenire sui diritti LGBTI
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Direttamente dall’ONU il quarto ciclo della Revisione Periodica Universale (UPR) dell’Italia si è concluso con un risultato storico: il numero più alto di sempre di raccomandazioni ricevute sul tema dei diritti umani delle persone LGBTI. Durante la sessione svoltasi al Palais des Nations di Ginevra, il 20 gennaio scorso l’Italia ha ricevuto ben 19 raccomandazioni specifiche, toccando temi cruciali come il divieto delle cosiddette “terapie riparative”, il riconoscimento legale delle famiglie omogenitoriali, il divieto d’interventi chirurgici sui bambini intersex, il contrasto ai crimini d’odio e alla discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

L’Italia dei diritti negati fa paura

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Questo straordinario risultato è frutto del lavoro incessante di una coalizione di associazioni LGBTI composta da Associazione Radicale Certi Diritti, IntersexEsiste, Famiglie Arcobaleno e Arcigay, che hanno condotto una capillare attività di advocacy internazionale, fornendo informazioni dettagliate alle missioni diplomatiche presenti a Ginevra e sollecitando interrogativi puntuali al governo italiano, che da due anni procede spedito verso la discriminazione istituzionale.

Il numero record di raccomandazioni e di domande avanzate dimostra l’apprensione della comunità internazionale per lo stato dei diritti umani delle persone LGBTI in Italia. La costante erosione delle tutele e l’assenza di un impegno concreto nel contrastare discriminazioni e violenze hanno portato un numero crescente di Stati a esercitare pressione sull’Italia, ponendo il Paese sotto una lente di ingrandimento sempre più critica“, hanno congiuntamente dichiarato Yuri Guaiana, Segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti, Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, Alessia Crocini, presidente di Famiglie Arcobaleno e Manuela Falzone di IntersexEsiste.

Tra i diritti più comunemente violati in Italia, si legge nel report ONU, abbiamo il diritto alla vita, alla sicurezza, all’uguaglianza e alla protezione dalla violenza e dalla discriminazione; il diritto all’integrità fisica e all’autodeterminazione; il diritto di sposarsi e creare una famiglia; e infine il diritto di chiedere asilo.

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Le raccomandazioni ONU all’Italia

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Oltre alle raccomandazioni specifiche sui diritti LGBTI, l’Italia ha ricevuto ben 33 raccomandazioni per l’istituzione e il finanziamento adeguato di un’istituzione nazionale per i diritti umani, indipendente sia funzionalmente che finanziariamente, in pieno rispetto dei Principi di Parigi. Paesi come Finlandia, Stati Uniti e Uruguay hanno ribadito la necessità di un organismo autonomo con un mandato ampio per promuovere l’uguaglianza e garantire protezioni efficaci contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale, identità di genere ed espressione e caratteristiche sessuali.

La Revisione Periodica Universale rappresenta un’occasione per l’Italia di colmare il divario tra impegni internazionali e realtà legislativa, sottolineano da Certi Diritti. Tra le raccomandazioni più significative avanzate dai paesi membri dell’ONU troviamo il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, con Canada, Francia, Islanda, Irlanda, Portogallo, Paesi Bassi, Finlandia e Colombia che hanno chiesto all’Italia di garantire il pieno riconoscimento legale delle coppie dello stesso sesso e dei loro figli, inclusi matrimonio egualitario e diritti di adozione.

A porre quesiti diretti all’Italia sul tema dei diritti LGBTQIA+ sono stati anche Paesi come Belgio, Costa Rica, Germania, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia, Regno Unito, e Stati Uniti d’America.

Bisognerà ora capire se l’Italia governata da Giorgia Meloni intenda accogliere queste raccomandazioni. Nel ciclo precedente della UPR, il nostro Paese aveva accettato alcune raccomandazioni sui diritti delle persone LGBTI ma la loro implementazione è risultata essere insufficiente. Ora la comunità internazionale si aspetta una risposta concreta. La società civile, sottolinea Claudio Uberti, Presidente Associazione Radicale Certi Diritti, continuerà a monitorare attentamente l’operato del governo e ad esercitare pressioni affinché le raccomandazioni ricevute si traducano in azioni concrete.

© Riproduzione riservata.

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