La scorsa estate, Padova e Venezia sono state teatro di una serie di rapine e pestaggi di inaudita violenza da parte di una gang omofoba. Un gruppo criminale, composto da giovani maggiorenni e minorenni, aveva preso di mira uomini gay e bisessuali durante incontri intimi in zone appartate, trasformando momenti privati in vere e proprie trappole.
Dopo mesi di indagini serrate e due arresti già avvenuti a dicembre, i carabinieri hanno messo fine alla latitanza del terzo membro della banda: Noris Valentin Gabriel Ariciuc, 19 anni, di origini romene. Il giovane è stato arrestato a Vigonovo, nel Veneziano, dove era rientrato dopo un periodo di fuga in Spagna.

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Padova: rapine e pestaggi a uomini gay da gang omofoba
La gang omofoba era guidata da due ventitreenni marocchini, Tahar El Meliani e Mohammed Fathali, entrambi residenti tra Fossò e Vigonovo. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare, come riporta Il Messaggero, i due erano “suggestionati” dalla violenza e dalle sue forme più estreme. Tra giugno e luglio 2024 avrebbero organizzato quasi ogni sera vere e proprie spedizioni punitive nella zona industriale di Padova, in particolare in via Polonia, un luogo noto per essere frequentato da uomini gay in cerca di incontri.
Le aggressioni si distinguevano per la ferocia con cui venivano eseguite: pestaggi brutali, rapine, sequestri e persino l’uso di armi come mazze da baseball e pistole. Secondo il giudice, i due non mostrarono mai alcuna empatia né “un basilare rispetto per la dignità delle vittime”. Per loro, gli uomini aggrediti non erano altro che mezzi per soddisfare una doppia pulsione: economica e violenta.
Le tecniche della gang: violenza pianificata
Il gruppo non lasciava nulla al caso. Per evitare di essere identificati, spegnevano i telefoni durante gli assalti, indossavano passamontagna e guanti, utilizzavano un’Audi A3 a fari spenti e sceglievano zone isolate e buie. Tutto questo dimostra una pianificazione scrupolosa, che si contrapponeva però all’imprevedibilità e alla brutalità dei loro attacchi.
Col passare delle settimane, le aggressioni si sono trasformate in vere e proprie operazioni paramilitari. Uno degli episodi più gravi è stato il sequestro di una vittima, trattenuta per oltre un’ora con la testa piegata, insultata e picchiata mentre altri membri della banda prelevavano denaro dal suo conto corrente.
L’arresto di Ariciuc: la fine della fuga

Sul capo del 19enne arrestato a Vigonovo pendevano accuse gravissime: rapina aggravata, lesioni, estorsione, sequestro di persona, minacce, violenza privata, porto illegale di armi e indebito utilizzo delle carte di pagamento delle vittime. Dopo mesi di latitanza in Spagna, i carabinieri erano certi che il suo ritorno in Italia fosse imminente. Lo hanno atteso sotto casa e, sabato scorso, sono scattate le manette.
Assistito dall’avvocata Laura Salmaso, Ariciuc si è presentato all’interrogatorio di garanzia davanti al gip Claudio Marassi, ma ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Ora si trova nel carcere di Padova, in attesa degli sviluppi processuali.
L’inchiesta: dieci aggressioni ricostruite
Il punto di svolta dell’indagine era arrivato già lo scorso dicembre, quando i carabinieri avevano arrestato i due capi della banda. El Meliani e Fathali, posti di fronte all’evidenza dei fatti, hanno confessato dieci aggressioni commesse tra Padova e Venezia, ammettendo le responsabilità e aprendo la strada a un accordo con la Procura.
Per loro è stata proposta una pena di cinque anni di reclusione con attenuanti generiche, patteggiamento che sarà discusso davanti al giudice il prossimo 18 settembre. Una pena che, pur non cancellando la gravità delle azioni commesse, segna un passaggio cruciale verso la giustizia per le vittime.
L’inchiesta ha inoltre rivelato un dato ancora più inquietante: la gang era composta anche da sei minorenni, padovani e veneziani, di età compresa tra i 15 e i 17 anni. Un coinvolgimento che apre interrogativi profondi sul disagio sociale, la cultura della violenza e l’omofobia interiorizzata che possono portare ragazzi così giovani a partecipare a crimini tanto gravi.
Verso il processo
Con l’arresto di Ariciuc, la giustizia fa un passo avanti nella vicenda delle rapine e dei pestaggi omofobi di Padova. Resta ancora da catturare l’ultimo membro della banda, ma il lavoro degli inquirenti sembra vicino alla conclusione.
Il processo che si aprirà nei prossimi mesi sarà un banco di prova non solo per punire i colpevoli, ma anche per lanciare un messaggio chiaro: la violenza omofoba non può e non deve essere tollerata. La speranza è che la condanna degli aggressori si accompagni a un impegno più ampio da parte delle istituzioni e della società civile per costruire un futuro in cui nessuno debba temere di essere aggredito a causa del proprio orientamento sessuale.
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