Papa Francesco ai cattolici LGBTQI+: “La Chiesa non vi rifiuta”

Una Chiesa "selettiva", di "sangue puro", non è la Santa Madre Chiesa, ma piuttosto una setta".

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Papa Francesco è tornato a parlare di omosessualità replicando alle domande poste da padre James Martin. Il gesuita, che svolge il suo apostolato tra le persone LGBT, ha chiesto a Bergoglio se fosse disposto a rispondere ad alcuni quesiti solitamente a lui rivolti da cattolici queer. Papa Francesco ha risposto a quelle domande, con Martin che ha pubblicato la sua replica sul proprio sito “Outreach”.

“Dio è Padre e non rinnega nessuno dei suoi figli. E “lo stile” di Dio è “vicinanza, misericordia e tenerezza”. Lungo questo cammino troverete Dio”, ha sottolineato il Pontefice, precisando la cosa più importante che a suo dire le persone Lgbt dovrebbero sapere di Dio.

Ai cattolici LGBT rifiutati dalla Chiesa, Bergoglio ha poi detto: “Vorrei che lo riconoscessero non come “il rifiuto della Chiesa”, ma invece come quello di “persone nella Chiesa”. La Chiesa è una madre e chiama a raccolta tutti i suoi figli. Prendiamo ad esempio la parabola degli invitati al banchetto: “i giusti, i peccatori, i ricchi e i poveri, ecc.” (Matteo 22:1-15; Luca 14:15-24). Una Chiesa “selettiva”, di “sangue puro”, non è la Santa Madre Chiesa, ma piuttosto una setta”.

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A quasi 10 anni dall’inizio del suo pontificato, Francesco alterna parole di apertura ad altre di condanna, nei confronti della comunità LGBTQ, suscitando puntualmente grandi apprezzamenti tra i media al cospetto di un Vaticano che ancora oggi rifiuta qualsivoglia diritto LGBTQ, tanto dall’aver pubblicamente dichiarato guerra persino al DDL Zan, con inevitabile via libera di Bergoglio all’attacco sferrato da parte della CEI e all’accusa di aver violato in Concordato.

Parole di apparente apertura, quelle di Papa Francesco, alle quali non seguono mai fatti e azione concrete, restando così frasi estemporanee ad uso e consumo di una stampa a cui da anni piace raccontarsi di un Pontefice finalmente incline all’accoglienza e al rispetto della comunità LGBTQI. Ma una volta archiviati i titoloni dei giornali, è davvero così?

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