Patrick Zaki “Le minoranze sono sempre a rischio sotto ogni tipo di governo conservatore e repressivo”

Nei giorni dell'arresto di Giacomo Passeri in Egitto, al Giacinto Festival Nature LGBTI di Noto un momento di confronto politico per mettere a nudo le ferite e le vulnerabilità della minoranza LGBTQIA+ nel paese egizio e non solo.

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Nel 2020, Patrick Zaki – studente, ricercatore e attivista per i diritti umani temporaneamente residente a Bologna per un master in studi di genere – veniva arrestato al suo ritorno in Egitto per una visita ai parenti, accusato di sovversione.

Ma la realtà che si cela dietro alla vicenda è ben più complessa: Zaki, come molti altri attivisti prima di lui, è diventato un bersaglio della violenza istituzionale per aver osato contestare una narrativa di potere che sopprime brutalmente i diritti umani per consolidare il proprio controllo.

Una tragica vicenda – fortunatamente a lieto fine – che evoca il caso di Giulio Regeni e, più recentemente, quello di Giacomo Passeri, arrestato in Egitto il 23 agosto del 2023, e condannato ufficialmente pochi giorni fa, il 19 agosto 2024, a 25 anni di carcere in circostanze poco chiare, svela l’impietosa brutalità di un sistema autoritario che non ammette errori né tollera voci dissidenti.

È in questo contesto che Zaki, suo malgrado, si è trasformato in un simbolo di resistenza contro l’inumanità di una macchina statale che sfrutta la legge per silenziare chi sfida la sua egemonia. Ed è su questi temi che ha incentrato il suo intervento al “Speech on Human Rights – Discorso sui Diritti Umani”, tenutosi a Noto, in Sicilia, durante la decima edizione del Giacinto Festival – Nature LGBT+.

“La speranza è il motivo per cui esisto e racconto la mia storia – ha spiegato Zaki – Certo ci sono stati momenti in cui ho perso la speranza. Sono un essere umano, non di certo un eroe. La speranza traballava, in particolare, ogni volta che scoprivo che la mia detenzione era stata rinnovata. Diciamo che dopo i primi nove mesi mi ero quasi adattato all’idea che non sarei mai uscito da quella prigione”.

Un momento di confronto politico per mettere a nudo le ferite e le vulnerabilità della minoranza LGBTQIA+ in tutti quei paesi che, come l’Italia, si trovano ad affrontare un movimento repressivo e ultraconservatore sempre più compatto e organizzato. Fenomeno che oggi siamo chiamati ad analizzare sulla base dell’esperienza di altri paesi, scovando purtroppo inquietanti similitudini.

L’Egitto di Abdel Fattah al-Sisi è un esempio lampante di come il potere possa strumentalizzare il moralismo religioso e il conservatorismo per colpire i più vulnerabili. La comunità LGBTQIA+, in particolare, è diventata un capro espiatorio facile, presa di mira attraverso una campagna di odio e diffamazione che sfrutta pregiudizi radicati, ma anche arresti sommari e detenzioni ingiustificate.

La strategia è chiara: chiunque esca dai confini della “normalità” imposta dallo Stato è percepito come una minaccia alla stabilità sociale, un nemico da combattere. Zaki, che ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca sui diritti delle minoranze e agli studi di genere, è stato quindi dipinto come un sovversivo, un propagandista dell’omosessualità, un elemento destabilizzante. Ma non si tratta di un caso isolato.

“Ho sempre lavorato a favore dei diritti per le minoranze. E sono stato molto impegnato per la comunità LGBTQ in Egitto, occupandomi di molte ricerche, di libri e articoli sulla situazione in Egitto. Inoltre, ho assistito a molti casi presso la corte egiziana dove venivano perseguiti solo per aver dichiarato il loro orientamento sessuale o la loro identità di genere. Lavoro sempre al loro fianco”.

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Nonostante le evidenze di torture e violazioni sistematiche dei diritti umani, il regime egiziano continua a godere di relazioni diplomatiche e commerciali solide con molti paesi occidentali. E così, mentre in Egitto le minoranze vengono perseguitate, le grandi potenze chiudono un occhio, per convenienza o interesse.

Proprio per questo, Zaki ha voluto anche ricordare David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo dal 2019 al 2022, battutosi strenuamente per il suo rilascio. Grazie a lui, Zaki potè ottenere la cittadinanza italiana e tornare a casa dopo quei 22 mesi di inferno, l’8 dicembre 2021. Sassoli sarebbe scomparso solo un mese dopo.

“Per me, David Sassoli resta una persona importantissima. Vorrei tanto che ci fosse ancora oggi qualcuno come lui che è sempre stato dalla parte della verità, dell’umanità e dei diritti umani. Sassoli dava priorità ai diritti umani in tutto ciò che faceva. Per quanto mi riguarda è stato anche tra i primi a firmare la petizione per la mia cittadinanza italiana, ma lui ha fatto tanto anche per l’Italia e l’Europa tutta”.

Il caso egiziano, come ha sottolineato Zaki è parte di una crisi globale dei diritti umani denunciata a inizio anno da Amnesty International che sta erodendo le libertà civili anche in paesi che da sempre considerati democratici. Ungheria, Belgio, Italia: sono solo alcuni degli esempi di governi che stanno riscrivendo le leggi per colpire le minoranze, in particolare la comunità LGBTQIA+, con l’obiettivo di legittimare la loro retorica di controllo.

La repressione non si manifesta infatti sempre in modo plateale. Spesso assume forme più subdole, come l’erosione lenta e costante delle tutele legali e sociali. La violenza fisica contro le persone LGBTQIA+ è solo la punta dell’iceberg. Il vero attacco si consuma attraverso politiche discriminatorie, campagne diffamatorie e leggi che mirano a ridurre al silenzio le voci dissidenti. Dinamica ormai evidente anche in Italia, dove l’ondata crescente di sentimenti omofobici e transfobici si accompagna a un progressivo smantellamento delle conquiste ottenute in anni di lotta.

“Tutte le minoranze sono sempre a rischio sotto ogni tipo di governo conservatore e repressivo. E se sono a rischio le persone che protestano che dire delle minoranze e dei loro diritti?”.

© Riproduzione riservata.

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