45enne ex ufficiale della Guardia Nazionale nonché ex conduttore televisivo Pete Hegseth è da poco più di un anno Segretario della difesa degli Stati Uniti d’America nella seconda amministrazione Trump. Già 10 anni or sono, ai tempi della prima amministrazione Trump, Hegseth fu consigliere occasionale al tycoon, che se n’è ricordato per il suo ritorno alla Casa Bianca, tra mille polemiche. Hegseth ha ottenuto l’incarico dal Senato con 51 voti a favore e 50 contrari, con il voto decisivo del vicepresidente J. D. Vance. Da 13 mesi Hegseth guida il Ministero della Guerra, un tempo della Difesa, con gli USA che nell’ultimo anno hanno bombardato il Venezuela, lo Yemen, la Somalia, la Siria, la Nigeria e l’Iran.
Auto-definitosi “nazionalista cristiano”, Hegseth si è sposato tre volte. La prima con Meredith Schwarz, seguita da Samantha Deering, con la quale ha avuto tre figli. Nel corso di questo 2° matrimonio Hegseth ha avuto una figlia con la produttrice esecutiva della Fox Jennifer Rauchet, poi sposata nell’agosto del 2019. Membro della Pilgrim Hill Reformed, chiesa nella Comunione delle Chiese Evangeliche Riformate, Hegseth ha una croce di Gerusalemme tatuata sul petto e un altro tatuaggio sul bicipite con la scritta “Deus Vult“, frase latina che significa “Dio lo vuole”. A fine 2024 Vanity Fair riportò una presunta aggressione sessuale di Hegseth ai danni di una donna all’Hyatt Regency Monterey Hotel and Spa sul Del Monte Golf Course a Monterey, in California, nell’ottobre del 2017. Hegseth non è stato incriminato penalmente. Secondo il Washington Post l’attuale Segretario della difesa degli Stati Uniti d’America avrebbe pagato l’accusatrice come parte di un accordo di non divulgazione, dopo che questa aveva minacciato un’azione legale nel 2020. L’Associated Press ha poi riferito che Hegseth le avrebbe bonificato 50.000 dollari. Hegseth dichiarò alla polizia di aver effettivamente avuto rapporti sessuali con la donna, ma a suo dire consensuali.
L’ossessione anti-LGBTQIA+ di Pete Hegseth
Nel suo passato, anche più che recente, si ricordano frasi e posizioni politiche apertamente omobitransfobiche.
Nel 2002 Pete Hegseth scrive per un giornale conservatore del campus di Princeton, The Princeton Tory, e ne delinea la linea anti-LGBTQIA: “Il movimento per legittimare lo stile di vita omosessuale e i matrimoni omosessuali è forte e deve essere vigorosamente contrastato. Gli stessi omosessuali non dovrebbero essere demonizzati, tuttavia il loro stile di vita non merita assolutamente alcuno status giuridico speciale“.
Sempre nel 2002, e ancora una volta dalle pagine del The Princeton Tory, Hegseth esprime preoccupazione per la copertura giornalistica dei matrimoni egualitari: “A che punto il giornale ritiene una “relazione” inadatta alla pubblicazione? E se amassimo nostra sorella e volessimo sposarla? O forse due donne allo stesso tempo? Di 13 anni? Il cane di famiglia?“.
Dalle pagine del suo libro The War on Warriors: Behind the Betrayal of the Men Who Keep Us Free, edito nel 2024, Hegseth critica l’abrogazione del celebre Don’t Ask Don’t Tell, politica introdotta dal presidente Bill Clinton nel 1994 che obbligava le persone LGBTQ+ che prestavano servizio nell’esercito a mantenere segreto il proprio orientamento sessuale. Il 22 dicembre 2010 la legge Don’t ask, don’t tell è stata ufficialmente abrogata per decreto dell’amministrazione Obama. Hegseth scrisse anche negativamente sulle persone omosessuali che servono nell’esercito, sostenendo che la loro inclusione rifletterebbe “un’agenda marxista” che dà priorità alla giustizia sociale rispetto alla prontezza del combattimento.
Nel corso degli anni Hegseth ha portato avanti una personale crociata contro il cosiddetto “woke”, tanto da bandire tutte le persone trans dall’esercito statunitense grazie ad un contestato ordine esecutivo trumpiano di inizio 2025, e attaccare la serie Netflix Boots, con i suoi militari omosessuali protagonisti poi cancellati dopo una sola stagione nonostante l’indubbio successo di pubblico e di critica, definendola ‘spazzatura’.
Nel 2025 Hegseth ha annunciato la chiusura degli uffici per la Diversità, Equità e Inclusione (DEI) e la cancellazione del Pride Month all’interno del Dipartimento della Difesa.
Nel giugno del 2025 Hegseth ha imposto di cambiare il nome alla nave della marina Harvey Milk, dedicata all’icona LGBTQIA+ assassinata nel 1978 a San Francisco insieme al sindaco George Moscone dall’ex consigliere Dan White.
Lo scorso agosto Hegseth ha rilanciato sui social un video del pastore nazionalista cristiano Doug Wilson in cui si invocava l’abolizione del 19° emendamento, che garantisce il voto alle donne, e il ripristino delle leggi che criminalizzavano i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso.
A fine 2025 Hegseth ha attaccato i comandanti “fuori forma” e la presenza di uniformi poco curate, ordinando rigidi requisiti di fitness e grooming per tutti i militari: “Se non passi certi standard fisici, è tempo di cambiare mestiere”.
A inizio 2026 Hegseth ha vinto la sua battaglia contro Scouting America, minacciata di tagli ai finanziamenti perché troppo “inclusivsa”. Ad annunciarlo lo stesso Segretario, con un video social: “Dopo il 2012 i Boy Scout hanno perso la loro strada e un’organizzazione un tempo gloriosa è stata gravemente ferita. [DEI] si è insinuata, il nome è stato cambiato in ‘Scouting America’, le ragazze sono state accettate [e] l’attenzione su Dio come sovrano dell’universo è stata annacquata per includere l’apertura all’umanesimo e alle religioni pagane incentrate sulla Terra“. “Stop ad un linguaggio politicizzato, divisivo e discriminatorio in tutta l’organizzazione, nei programmi e in tutte le pubblicazioni. Niente più DEI. Zero“, ha precisato Hegseth. Da adesso in poi le domande di ammissione allo scoutismo includeranno solo il genere maschile o femminile, con l’eliminazione di qualsiasi riconoscimento dell’identità di genere. Secondo Hegseth negli ultimi 15 anni l’organizzazione aveva compiuto diversi passi in violazione dei valori del Dipartimento della Difesa, tra cui l’accoglienza del “mito distruttivo della fluidità di genere e del transgenderismo”.


