Polonia, il Consiglio dei Ministri approva una legge per tutelare la comunità LGBTQIA+ dalle discriminazioni

Per diventare legge, il "DDL Zan polacco" dovrà ora superare il vaglio del Parlamento e ottenere la firma del Presidente della Repubblica.

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La Polonia potrebbe presto dotarsi di una delle legislazioni più avanzate d’Europa per contrastare i crimini d’odio. Lo scorso 26 novembre, il Consiglio dei Ministri del governo progressista guidato da Donald Tusk ha approvato il disegno di legge UD29, un’iniziativa ambiziosa che propone modifiche sostanziali al Codice Penale per ampliare le tutele contro la discriminazione e l’incitamento alla violenza. Per diventare legge, il testo dovrà ora superare il vaglio del Parlamento e ottenere la firma del Presidente della Repubblica.

Presentato da Arkadiusz Myrcha, Segretario di Stato del Ministero della Giustizia e esponente di Piattaforma Civica, la proposta punta sull’estensione delle aggravanti penali ai reati motivati da odio o pregiudizio legati a orientamento sessuale, identità di genere, genere, età e disabilità.

Progetto che richiama il compianto DDL Zan italiano affossato nel 2021, e che inserisce però in un contesto radicalmente diverso. Dopo anni di arretramento sui diritti civili sotto il governo ultraconservatore del PiS (Diritto e Giustizia), la Polonia sembra infatti essere del tutto intenzionata a scrollarsi di dosso la pesante eredità degli errori del passato.

Polonia, cosa prevede il disegno di legge contro le discriminazioni

Proprio come in Italia, il Codice Penale polacco attualmente riconosce aggravanti per reati motivati da razza, religione e nazionalità, ma lascia scoperti fattori come orientamento sessuale, identità di genere e altri motivi discriminatori, privando molte vittime di protezioni adeguate. Le modifiche proposte dal disegno di legge si sviluppano dunque su tre direttrici principali.

Ampliamento delle aggravanti penali

L’articolo 119 del Codice Penale, che disciplina i reati commessi con violenza o minaccia di violenza, sarà aggiornato per includere esplicitamente motivazioni basate su orientamento sessuale, identità di genere, genere, età e disabilità. Analoghe modifiche interesseranno l’articolo 256, relativo all’incitamento all’odio, e l’articolo 257, che punisce gli insulti pubblici. Le nuove disposizioni prevedono un inasprimento delle pene per chi promuove, organizza o partecipa a campagne di odio fondate su questi criteri.

Introduzione di misure preventive

Il disegno di legge non si limita alla repressione dei reati, ma punta anche a prevenirli attraverso un approccio educativo e culturale. Viene infatti introdotto l’obbligo per le istituzioni pubbliche di promuovere campagne di sensibilizzazione rivolte a scuole, enti pubblici e aziende. Programmi ispirati a modelli già collaudati in Paesi come Germania e Svezia, con il solo obiettivo di favorire un cambiamento culturale duraturo.

Tutela rafforzata per le vittime

Sono previste misure specifiche per garantire supporto legale e psicologico alle vittime di crimini d’odio. Inoltre, sarà istituito un registro nazionale delle denunce di discriminazione, uno strumento fondamentale per monitorare il fenomeno e adeguare le politiche pubbliche alle esigenze emergenti. Questa banca dati permetterà di avere un quadro chiaro e aggiornato della situazione, rendendo più efficaci gli interventi di contrasto e prevenzione.

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Un contesto normativo in trasformazione

Le proposte contenute nell’UD29 si allineano dunque finalmente agli standard internazionali promossi dal Consiglio d’Europa, dall’OSCE e dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). Del resto, negli ultimi anni la Polonia è stata più volte sollecitata a colmare le lacune legislative anche in relazione alla lotta ai crimini d’odio, soprattutto nei confronti della comunità LGBTQIA+ e delle donne, spesso vittime di discriminazioni sistemiche e violenze impunite.

Il disegno di legge è però anche una risposta concreta alle raccomandazioni previste dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dalla Polonia nel 2015. Trattato sul contrasto alla violenza di genere a lungo bersaglio dell’opposizione del PiS, il quale aveva persino cercato di far uscire il Paese dall’accordo.

I delicati equilibri del governo polacco

Nonostante il chiaro intento progressista, il percorso per l’approvazione del disegno di legge UD29 si presenta tutt’altro che semplice. Sebbene il Parlamento sia guidato dalla coalizione progressista di Tusk, l’opposizione conservatrice, radicata e agguerrita, ha già annunciato un’opposizione feroce. Il presidente Andrzej Duda, vicino al PiS e noto per le sue posizioni ultraconservatrici, potrebbe ulteriormente complicare il quadro ricorrendo al veto presidenziale.

Ma la battaglia non è prevista solo nelle aule del potere. La retorica anti-LGBTQIA+ ha infatti trovato ampio consenso nella società civile in anni recenti: secondo il rapporto di ILGA-Europe, la Polonia occupa il quarantunesimo posto in Europa per i diritti LGBTQIA+, sei posti dopo l’Italia.

Se approvato, l’UD29 rappresenterà però anche un forte segnale in controtendenza rispetto all’ormai consolidato ed inquietante trend che vede i paesi dell’Europa Orientale allinearsi sempre di più alle retoriche e politiche di Mosca – a partire dall’Ungheria di Viktor Orban per arrivare alla Georgia, la Bulgaria ed in ultima battuta la Romania, travolta anch’essa dall’onda nera dei movimenti reazionari.

Un fenomeno che ha ormai spaccato in due l’UE su più fronti: solo negli scorsi giorni, la Corte di Giustizia è stata chiamata a valutare la regolarità e l’impatto della legge anti-LGBTQIA+ ungherese del 2021 – una copia della legge contro la propaganda gay promulgata in Russia nel 2012. Per Donald Tusk, l’UD29 è però anche una questione di credibilità internazionale: il suo governo è stato eletto con la promessa di riportare la Polonia nel cuore dell’Europa, invertendo la rotta di isolamento e regressione imposta dal PiS.

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