Con anni di ritardo rispetto ad altri paesi europei, la Polonia sembra finalmente avviarsi verso il riconoscimento delle unioni civili, comprese quelle tra coppie dello stesso sesso. Due proposte di legge, avanzate ufficialmente a luglio dalla maggioranza a guida Tusk, mirano infatti a estendere una serie di diritti legali alle coppie non sposate, indipendentemente dal loro genere, proprio come avviene in Italia.
Se approvata, la nuova normativa garantirà dunque tutele in ambiti cruciali come la tassazione, l’assistenza sanitaria e l’eredità, in un paese che, fino a oggi, è rimasto tra i pochi in Europa, insieme a Romania, Slovacchia, Bulgaria e Lituania, a non offrire alcun riconoscimento legale alle coppie omosessuali.
La Polonia, d’altronde, ha una lunga storia di resistenza alle rivendicazioni della comunità LGBTQIA+, specialmente sotto il governo del partito nazional-conservatore Diritto e Giustizia (PiS), noto per la sua forte retorica anti-LGBTQIA+. Un influenza che, con l’insediamento del nuovo governo progressista di Donald Tusk, va però scemando.
Unioni civili in Polonia: cosa comporta la nuova proposta di legge?
Oltre a rappresentare un segnale di civiltà, la legalizzazione delle unioni civili per le coppie dello stesso sesso risponde anche alle pressioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che nel 2023 aveva condannato la Polonia per la violazione dei diritti delle coppie omosessuali.
Dopo mesi di lotte da parte della società civile e delle organizzazioni LGBTQIA+, e di stallo a causa dell’ostilità dei settori conservatori governativi, le proposte di legge arrivano dunque anche con l’obiettivo di ricucire i rapporti con l’Unione Europea, gravemente compromessi da anni di politiche repressive e controverse portate avanti dalla lunga egemonia del partito Diritto e Giustizia che hanno portato, nel 2022, al congelamento dei fondi comunitari.
“È ufficiale! Le bozze di legge sulle unioni registrate, che sono state discusse con le organizzazioni non governative, sono state inviate per consultazioni pubbliche e interministeriali – scrive la ministra per l’Uguaglianza, Katarzyna Kotula – Questo è un nuovo capitolo nella lunga marcia per l’uguaglianza, che, grazie al lavoro pluriennale di molte organizzazioni LGBT e della società civile, ci ha condotto a questo momento storico“.
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Se approvata, la normativa permetterà dunque alle coppie di formalizzare la loro unione tramite un contratto registrato, garantendo diritti simili a quelli delle coppie sposate: la possibilità di stabilire una proprietà congiunta, la divisione dei beni, l’equalizzazione dei premi assicurativi e delle linee di successione. Permarranno però anche diverse limitazioni.
Non sarà infatti riconosciuto il diritto all’adozione, un’esclusione necessaria per ottenere il supporto dei membri più conservatori della coalizione. Si apre però a una sorta di stepchild adoption: il partner non biologico potrà mantenere la potestà sui figli, a patto che il genitore biologico non si opponga.
Seppur entusiaste per il risultato ottenuto, non stupisce dunque la reazione calmierata delle organizzazioni a tutela e promozione dei diritti LGBTQIA+.
“Il progetto di legge del governo sui partenariati è stato finalmente pubblicato ed è ora accessibile al pubblico sul sito del Centro di Legislazione Governativa. Con la sua pubblicazione, sono ufficialmente iniziate le consultazioni pubbliche, durante le quali diversi gruppi sociali e politici potranno esprimere le proprie osservazioni – scrive Groupa Stonewall su Instagram – Tuttavia, non mancheranno critiche, poiché il testo include diversi compromessi politici”.
“I partenariati civili non sono certamente l’obiettivo per cui la comunità LGBTQIA+ ha lottato per decenni, ma la creazione di una legge in questa direzione rappresenta comunque un segnale positivo – commenta poi l’associazione Stowarzyszenie Miłość Nie Wyklucza – Che la proposta venga accettata o respinta dai voti del PSL, ciò che stiamo vivendo è un momento storico: mai prima d’ora la Polonia è stata così vicina al riconoscimento formale delle relazioni tra coppie dello stesso sesso. Anche se imperfetto, qualsiasi progresso è meglio di nessun cambiamento.
Tuttavia, definire questa legge come “meglio di niente” non è certo una valutazione entusiasmante. La ragione è chiara: non si tratta di matrimoni, che dovrebbero rappresentare il minimo standard per garantire a tutte le coppie pari diritti. Questo è il momento per ribadire chiaramente al governo che il riconoscimento delle unioni civili non può sostituire l’uguaglianza completa, e che il matrimonio deve essere il traguardo finale per assicurare pari dignità a tutte le coppie“.
Unioni civili in Polonia: il sostegno della maggioranza e l’ostacolo di Duda
La maggioranza, formata da Coalizione Civica (KO), La Sinistra (Lewica) e il centrista Polonia 2050, ha già manifestato un ampio supporto all’iniziativa, fatta eccezione per uno dei membri più conservatori della coalizione, il Partito Popolare Polacco (PSL), che invece ha già espresso qualche perplessità su un adeguamento che, secondo loro, andrebbe a equiparare le unioni civili al matrimonio. Al PSL vanno infatti attribuiti gli emendamenti che impongono le restrizioni.
E anche se le proposte dovessero superare il dibattito parlamentare, resta inoltre l’incognita del veto presidenziale. Il presidente Andrzej Duda – che ha ancora fortissimi legami con Diritto e Giustizia – ha infatti già dichiarato in più occasioni che non firmerà nessun regolamentoche riconosca le unioni tra persone dello stesso sesso.
Una posizione che però non rispecchia affatto il sentiment pubblico in materia di diritti LGBTQIA+:un sondaggio condotto dall’agenzia Ipsos ha infatti rilevato che il 62% dei polacchi è a favore delle unioni civili tra coppie dello stesso sesso.
Polonia e diritti LGBTQIA+: una storia complessa
Negli anni che hanno preceduto l’insediamento del governo Tusk, la Polonia è diventata un simbolo di ciò che l’Unione Europea non può accettare in termini di diritti LGBTQIA+. Il paese ha vissuto una lunga storia di repressioni e discriminazioni, culminate negli ultimi anni sotto il governo di Diritto e Giustizia.
Sin dal suo insediamento, il partito ha infatti avviato una campagna sistematica contro la comunità, sfruttando il feticcio dei valori tradizionali della nazioni e l’influenza della potente Chiesa Cattolica per instaurare un clima di ostilità nei confronti di tutto ciò che si discosta dal paradigma eterocisnormato, sfruttando pericolosamente anche i media.
Parliamo delle LGBTQIA+ Free Zone, istituite in un terzo delle città polacche e poi abrogate dopo le minacce dell’UE, del costante discorso d’odio che associa subdolamente l’omosessualità alla pedofilia, di un presidente affiliato al partito di governo ultraconservatore che definisce “l’ideologia LGBTQIA+ peggio del comunismo” e di subdole normative anti-LGBTQIA+ nelle scuole sul modello ungherese.
Un terreno fertile per la discriminazione sistematica e sistemica delle persone queer, che ha negli anni portato a un drammatico incremento dei suicidi tra i giovani LGBTQIA+. Tutto per nascondere l’inadeguatezza di un esecutivo che non ha saputo rispondere concretamente alle profonde problematiche di un paese alla deriva.
Con un lento lavoro di ricostruzione dei rapporti con l’UE e una serie di riforme progressiste, il governo di Tusk sembra però intenzionato a lasciarsi alle spalle le politiche discriminatorie degli ultimi anni e ad allineare il paese ai rigidi, ma necessari standard europei sui diritti umani.
