Ad ottobre dell’anno scorso, la Polonia si liberava del governo di ultradestra cattolica e omobitransfobica a guida del partito Diritto e Giustizia (PiS), che da quasi un decennio governava la nazione col pugno di ferro su diritti civili e libertà individuali.
Con la vittoria del fronte europeista guidato da Donald Tusk, del partito Piattaforma Civica (KO), la Polonia si apriva quindi a un periodo di riavvicinamento alle politiche UE, abbandonando finalmente la gestione catastrofica del PiS.
Determinante nella vittoria di Piattaforma Civica, tuttavia, il boom del partito Terza Via – costola del Partito Popolare Polacco a impostazione cristiana-conservatrice, seppur europeista.
Criticità che oggi tornano a farsi sentire – dopo il prevedibile affossamento della legge per decriminalizzare l’interruzione volontaria di gravidanza – nell’ambito del dibattito sulla legge per le unioni civili, annunciata solo due mesi dopo le elezioni dal ministro polacco dell’Uguaglianza Katarzyna Kotula, che prevedeva di passarla entro i primi 100 giorni di governo. Una prospettiva fin troppo ottimista.
Se l’8 luglio – ben più in là di quanto promesso da Tusk – è stata annunciata la prima bozza del disegno di legge, il dibattito all’interno della maggioranza di governo si preannuncia infatti infuocato.
La discussione è per ora stata rimandata in autunno – auspicabilmente all’inizio di settembre – e l’obiettivo sarebbe quello di approvare la proposta entro fine anno. Si parla al condizionale, perché le recenti crepe nella coalizione di governo oggi gettano profondi dubbi sulla credibilità di tali promesse.
La struttura del nuovo governo non potrebbe essere più disomogenea e spaccata su una moltitudine di questioni, tra cui quella LGBTQIA+.
Il Partito Popolare Polacco ha già minacciato di ritirare il proprio sostegno alla proposta di legge sulle unioni civili nel momento in cui questa le equiparasse troppo al matrimonio, mandando in fumo ogni possibilità di un esito favorevole.
La Polonia è infatti tra gli ultimi due paesi europei, insieme a Malta, a criminalizzare ancora l’aborto. Il governo di Tusk aveva proposto di sollevare tali limitazioni almeno fino alla 12esima settimana di gravidanza, posizione ben accolta dai partiti di centro e di sinistra della coalizione di governo. Anche questa volta, tuttavia, è stato l’ostruzionismo del Partito Popolare Polacco a impedire il proseguimento dell’iter legislativo.
Altro ostacolo non trascurabile all’avanzamento dei diritti civili in Polonia è ancora rappresentato inoltre dal presidente Andrzej Duda, ultima rimanenza del PiS al potere, che ha giurato di opporsi strenuamente a qualsiasi azione progressista promossa dal governo. Il suo mandato è però agli sgoccioli: le nuove elezioni presidenziali sono previste nel 2025.
