Il 4 febbraio ha riaperto ufficialmente le sue porte Queer Britain, il museo nazionale LGBTQ+ del Regno Unito, con un allestimento completamente rinnovato nelle sue quattro gallerie. A un mese dalla riapertura, il museo di King’s Cross si conferma uno degli spazi culturali più vitali d’Europa nel raccontare vite, lotte e creatività queer.
Oltre 200 oggetti provenienti da collezioni di tutto il Regno Unito, tra cui il National Football Museum e il Women’s Liberation Music Archive, insieme a numerosi prestiti privati, costruiscono un percorso che intreccia fotografie, poster, abiti, striscioni e materiali d’archivio. Non è solo un’operazione di memoria storica, ma anche un intervento culturale che interroga il presente e ne mette in luce le implicazioni politiche.
La missione dichiarata del museo è “recuperare e preservare le storie e gli oggetti delle persone queer e ispirare celebrando ed educando sulle vite, l’impatto e la cultura LGBTQ+”.

In questo articolo
Queer Britain, le nuove gallerie: sei temi per raccontare la vita queer
La rinnovata galleria delle collezioni permanenti del Queer Britain si articola in sei aree tematiche, pensate anche grazie al feedback dei visitatori. Le storie esposte cambieranno a rotazione, per restituire la pluralità e la complessità della comunità LGBTQ+.
Resist!: organizzarsi contro l’oppressione

La sezione Resist! esplora i tentativi di organizzazione contro l’oppressione e mette al centro la storia del Black Lesbian and Gay Centre, punto di riferimento dell’attivismo LGBTQ+ negli anni Ottanta e Novanta.
Co-curata dalla regista Veronica McKenzie insieme a membri della comunità, la galleria espone poster e opuscoli raramente mostrati al pubblico. Un lavoro che restituisce centralità alle soggettività nere queer nella storia britannica, spesso marginalizzate anche all’interno dei movimenti.
Club Kids: spazi alternativi di appartenenza

Con Club Kids, il museo celebra i modi alternativi di stare insieme. L’inaugurazione è dedicata al Club Kali, primo spazio nel Regno Unito ad accogliere tutte le persone LGBTQ+ desiderose di connettersi e celebrare la propria eredità sudasiatica.
Questa sezione mette in luce l’intersezione tra identità queer e appartenenza culturale, sottolineando come i club non siano stati solo luoghi di festa, ma spazi politici e di sopravvivenza.
Queer Creativity: arte e musica di liberazione
La sezione Queer Creativity si concentra sulle pratiche artistiche e sul movimento musicale del Women’s Liberation degli anni Settanta e Ottanta, evidenziando il contributo fondamentale di donne lesbiche, bisessuali, queer e trans.
Un percorso che intreccia arte, attivismo e produzione culturale, dimostrando come la creatività sia stata uno strumento di autodeterminazione e lotta.
Body and Mind: salute, memoria e AIDS
Body and Mind rilegge le narrazioni sulle esperienze LGBTQ+ legate a salute, malattia e disabilità. Tra gli elementi più significativi, un pannello dell’UK AIDS Memorial Quilt, parte del più grande progetto artistico comunitario della storia.
La presenza del quilt riporta al centro la memoria dell’epidemia di HIV/AIDS e il ruolo delle comunità nel costruire reti di cura e solidarietà quando le istituzioni tacevano.
Live, Laugh, Love: relazioni anticonvenzionali
La sezione Live, Laugh, Love racconta storie di domesticità e relazioni fuori dagli schemi, soffermandosi sui membri del Bloomsbury Group Lytton Strachey e Dora Carrington, legati da un rapporto affettuoso e anticonvenzionale che includeva la condivisione serena dei rispettivi partner. Un invito a ripensare la famiglia e l’intimità oltre i modelli normativi.
The World Around Us: la storia di Justin Fashanu

Con The World Around Us, Queer Britain esplora il ruolo della vita queer nella società più ampia. La galleria si apre con la storia di Justin Fashanu, primo calciatore nero a raggiungere un trasferimento da un milione di sterline e primo professionista britannico a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità nel 1990, dopo essere stato minacciato di outing dalla stampa.
Un capitolo che intreccia razzismo, omofobia e pressione mediatica, restituendo complessità a una figura troppo spesso ricordata solo per la tragedia finale.
Le mostre speciali del 2026: stampa, cinema, pubblicità e storie trans

Accanto alla collezione permanente, il 2026 di Queer Britain si articola in un calendario di mostre temporanee che attraversano linguaggi, generazioni e forme di rappresentazione.
Si parte con Queer Print (4 febbraio – 3 maggio), un viaggio nell’archivio del museo tra riviste, volantini, poster, zine e materiali effimeri. Prima dell’era digitale, le persone LGBTQ+ costruivano reti, diffondevano informazioni e si organizzavano attraverso culture editoriali radicali e alternative. La mostra ricostruisce quell’ecosistema cartaceo che ha permesso alla comunità di raccontarsi in autonomia, fuori dai circuiti mainstream.
Nello stesso periodo è in programma 40 Years of BFI Flare (4 febbraio – 3 maggio), dedicata ai quarant’anni del BFI Flare: London LGBTQ+ Film Festival, nato nel 1986 come rassegna al National Film Theatre con il titolo Gay’s Own Pictures. Oggi il festival è uno dei più importanti appuntamenti queer d’Europa. In occasione della 40ª edizione, prevista dal 18 al 29 marzo al BFI Southbank, una selezione di poster ne ripercorre l’evoluzione visiva e tematica, raccontando come sia cambiato lo sguardo sul cinema LGBTQ+.
Dal 13 maggio al 26 luglio sarà la volta di Progressive Advertising with Diageo, una mostra che analizza l’incontro tra creatività, cultura e rappresentazione LGBTQIA+ nella Gran Bretagna contemporanea. Il partner Diageo presenterà campagne pubblicitarie di marchi come Smirnoff, Guinness e Johnnie Walker, affiancando anche una riflessione sugli impegni aziendali per l’inclusione. Un percorso che solleva interrogativi sul rapporto tra marketing, visibilità e sostegno concreto alle comunità.
A seguire, dal 5 agosto al 27 settembre, arriva Trans is Human, prodotta dalla coppia trans Jake e Hannah Graff e arricchita dai ritratti del fotografo Mariano Vivanco. La mostra celebra le storie di tredici persone transgender del Regno Unito, con l’obiettivo di restituire complessità e umanità a vite spesso ridotte a stereotipi mediatici.
Chiude l’anno, dal 21 ottobre al 15 novembre, Everyone Involved di Ian Giles, un’installazione immersiva che ruota attorno a “A Gay Song”, considerata la prima canzone di protesta LGBTQ+ incisa su vinile nel 1972. L’artista ha riunito la band originale per reincidere il brano 52 anni dopo, trasformando il progetto in un gesto intergenerazionale e in una testimonianza viva del movimento di liberazione gay nel Regno Unito.
Un museo indipendente sostenuto dalla comunità
Situato al 2 Granary Square, King’s Cross a Londra, Queer Britain è un museo indipendente che non riceve sovvenzioni pubbliche. Si sostiene grazie a donazioni, membership, sponsorizzazioni aziendali e attività commerciali.
L’ingresso segue la formula “Pay What You Can”, con apertura dalle 12:00 alle 18:00, da mercoledì a domenica.
Tra i Patroni figurano Elton John e David Furnish, che dichiarano: “È un museo per chiunque voglia imparare, capire e accettare cosa significhi essere LGBTQ+ oggi, e siamo entrambi felici di sostenere Queer Britain come Patroni”.
Il percorso curatoriale del museo insiste sull’idea di archivio vivo, capace di mettere in dialogo passato e presente, lotte storiche e battaglie contemporanee. La sua esistenza dedicata alla storia queer assume un valore importante anche di educazione e confronto pubblico.
Per chi viaggia a Londra nei prossimi mesi, Queer Britain rappresenta una tappa imprescindibile. Non solo per conoscere la storia LGBTQ+ britannica, ma per comprendere come memoria, cultura e attivismo continuino a intrecciarsi nel presente.
