I leghisti Ravetto e Sasso contro la Cassazione: “Cancella mamma e papà, scelta ideologica”

Peccato che mai nella storia della Repubblica sui documenti dei minori ci sia stata la dicitura 'mamma e papà'. Come sempre rimarcato dalla comunità LGBTQIA+ che oggi festeggia l'ennesimo fallimento di Matteo Salvini, non a caso silente.

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I leghisti Ravetto e Sasso contro la Cassazione: "Cancella mamma e papà, scelta ideologica" - Vannacci Ravetto Salvini e Sasso - Gay.it
I leghisti Vannacci, Ravetto, Salvini e Sasso
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Matteo Salvini non ha proferito parola per l’intera giornata, seppur fosse suo il decreto ministeriale del 2019 che obbligava la dicitura “padre/madre” sui documenti dei minori, ieri definitivamente smontato in Cassazione. Nella storia della Repubblica mai c’è stata quella dicitura, neanche in epoca fascista quando sul Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza del 1931 si leggeva come dovesse essere riportato “il nome dei genitori o di chi ne fa le veci“, ma la Lega ha portato avanti per sei anni la fake news “genitore 1 e 2”, discriminando consapevolmente migliaia di famiglie omogenitoriali.

I supremi giudici della Corte di Cassazione hanno ieri respinto il ricorso del ministero dell’Interno contro la precedente decisione della Corte d’appello di disapplicare il decreto ministeriale di fine 2019, perché l’obbligo di scrivere «padre» e «madre» non ha fondamento giuridico ed è in evidente contrasto con la realtà sociale di molte famiglie. Si torna quindi alle origini, al passato, alla tradizionale dicitura “genitore“.

Una pronuncia netta, che ristabilisce il principio di uguaglianza e non discriminazione, riconoscendo la piena dignità delle famiglie omogenitoriali e, soprattutto, tutelando i diritti fondamentali delle bambine e dei bambini.

Nessun mea culpa da parte della Lega

I leghisti Ravetto e Sasso contro la Cassazione: "Cancella mamma e papà, scelta ideologica" - Laura Ravetto - Gay.it

Dinanzi ad una clamorosa quanto prevedibile sconfitta, la Lega non ha comunque fatto un passo indietro. Anzi. Laura Ravetto, deputata e responsabile del Dipartimento Pari Opportunità della Lega che ha recentemente presentato una proposta di legge contro le donne trans nello sport “per garantire pari opportunità” e ancor prima una proposta di legge per “vietare l’insegnamento delle teorie gender nelle scuole”, ha così commentato la sentenza: “La Cassazione cancella mamma e papà, che per fortuna sono irrinunciabili per la natura e il buonsenso. Non ci arrenderemo mai“.

Appena 21 parole che non dicono niente, millantando cancellazioni da parte della Cassazione che mai sono esistite, perché come detto, ma è doveroso ribadirlo, fino al 2019 la dicitura “mamma e papà” non c’è mai stata.

I leghisti Ravetto e Sasso contro la Cassazione: "Cancella mamma e papà, scelta ideologica" - Rossano Sasso - Gay.it

A seguire è arrivata anche la dichiarazione di Rossano Sasso, deputato nonché Sottosegretario all’Istruzione che vorrebbe in Italia una legge anti-LGBT nelle scuole come quella ungherese e così ossessionato dall’ideologia gender dall’averci scritto persino un libro.

Per la Cassazione bisogna cancellare le parole ‘madre’ e ‘padre’ dai documenti, come previsto da un decreto voluto da Matteo Salvini nel 2019, e sostituirle col termine ‘genitore’. Una scelta per me ideologica che temo ora investirà ogni settore dello Stato, compresa la scuola. Una decisione che è nemica della nostra identità, della famiglia, della tradizione. Viva la madre e viva il padre! Sempre“.

Anche Sasso, come Ravetto, stravolge la verità, parlando di cancellazione da parte della Cassazione di due parole che mai sono esistite all’interno dei documenti dei minori, fino all’arrivo del contestatissimo decreto Salvini. Che era ed è illegittimo.

Successivamente sempre Sasso ha aggiunto: “Nessuna sentenza potrà mai cancellare il padre e la madre. La Cassazione vuole cancellare queste parole dai documenti? L’agenda arcobaleno pretende di usare la parola “genitore”? Nessun problema. In cuor mio sono certo che questa decisione farà indignare tanti papà e tante mamme, così come sono indignato io, da padre. Sono inclusivi escludendo i nostri valori, le nostre tradizioni, i nostri ideali. E noi ci opporremo a questa deriva”.

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Non una parola di autocritica da parte di un partito di maggioranza che per sei anni ha portato avanti una posizione ideologica e senza alcun fondamento giuridico.

Le reazioni della comunità LGBTQIA+

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Di ben altro avviso, chiaramente, la comunità LGBTQIA+ italiana, da anni in prima linea nel rimarcare l’assurdità del decreto Salvini.

Alessia Crocini, presidente di Famiglie Arcobaleno, e Vincenzo Miri, presidente di Rete Lenford, hanno affermato:

“In un momento in cui chi governa ostacola la vita e la felicità delle famiglie che non rientrano in canoni ideologici, la Cassazione ribadisce ancora una volta un punto fondamentale: il vero interesse dei minori è che la loro realtà familiare venga riconosciuta per ciò che è. Il vero danno sarebbe ignorarla o negarla. Continueremo a far sentire la nostra voce, perché nessuna famiglia deve essere invisibile, nessun diritto può essere violato e nessun bambino o bambina deve sentirsi meno tutelato per come è composta la sua famiglia. Dopo queste sentenze l’unica soluzione auspicabile è l’annullamento del decreto Salvini che per pura propaganda cancellò la dicitura “genitori”, da sempre presente sulle carte di identità dei minori”.

Lo diciamo da anni: Matteo Salvini, autore del decreto che impone l’indicazione obbligatoria di ‘padre e madre’ nei documenti dei minori, è un ministro omofobo e razzista, inadeguato a ricoprire un ruolo istituzionale. Oggi arriva l’ulteriore conferma dalla Cassazione“, ha dichiarato Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay. “La sentenza che boccia il ricorso Piantedosi, riguardante il documento di un minore figlio di una coppia omogenitoriale, rappresenta una netta bocciatura di Salvini e del ministro Piantedosi, che hanno voluto e difeso una norma palesemente ideologica e discriminatoria. Quando mancano buonsenso e rispetto dei diritti, fortunatamente intervengono i tribunali a ristabilire principi di uguaglianza. Ora resta da capire quanto tempo ci metterà il Ministro Piantedosi a recepire il senso di questo richiamo e a cestinare una norma che fa vergognare questo Paese. Intanto, oggi la Corte regala un po’ di giustizia alle famiglie omogenitoriali, da anni usate come bersaglio dalla politica più becera. A loro va il nostro sostegno e la nostra solidarietà“.

 

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