Questo Pride s’ha da fare. Il comitato organizzatore del Reggio Calabria Pride ha annunciato, tramite un comunicato diffuso sui social network, che l’evento si svolgerà come previsto, questo sabato 27 luglio.
Decisione che arriva dopo l’ammenda fatta dal sindaco di centrosinistra Giuseppe Falcomatà, che in una comunicazione inviata al comitato organizzatore immediatamente dopo l’annuncio dell’annullamento del corteo, ha ammesso la propria estraneità all’iter organizzativo ribadendo però il suo interesse alla manifestazione. Nonostante i tempi ristretti e i numerosi preparativi ancora da completare, il comitato è quindi nuovamente intenzionato a portare a termine l’evento con successo. Come spiega Michela Calabrò – presidentessa di Arcigay Reggio Calabria – talvolta il compromesso è necessario.
“Dopo l’assemblea pubblica in cui annunciavamo l’annullamento del Pride siamo stati contattati dal primo cittadino, il quale ci ha informato del fatto che lui non sapeva perfettamente quello che era successo e quello che stava succedendo, ma che assolutamente per lui era importante che il Pride si facesse e che si metteva in prima persona a supporto dell’organizzazione e della manifestazione.
Diciamo che questo è avvenuto in parte, noi ci aspettavamo delle risposte nei giorni esattamente successivi.
Invece solo ieri, cioè solo dopo dieci giorni, abbiamo ricevuto la prima delibera ufficiale perché ancora all’appello comunque manca tutta un’altra serie di documentazione tipo l’ufficio tecnico del traffico, il collaudo del palco – perché useremo il palco del comune – insomma quindi mancano all’appello ancora delle documentazioni. Esattamente come nei giorni passati, abbiamo fatto l’ennesima riunione tra le persone organizzatrici, quelle un po’ più dentro le dinamiche, in cui abbiamo pesato nella bilancia qual era la scelta più, in questo momento non giusta, ma che poteva fare bene al movimento.
Quindi sicuramente per noi resta come base il fatto di aver voluto denunciare un sistema un sistema poco efficace e poco efficiente, perché restiamo consapevoli del fatto che se l’amministrazione avesse veramente voluto organizzare insieme a noi al Pride si sarebbe dovuta mettere in ascolto da febbraio e non aspettare gli ultimi dieci giorni, quindi comunque per noi resta fermo il fatto che l’amministrazione di noi se ne è bellamente fregata”.
Il percorso verso la conferma ufficiale è infatti stato tutt’altro che semplice. Da inizio febbraio, quando l’organizzazione aveva tentato di comunicare per la prima volta con i funzionari preposti, fino alla fine di giugno, il dialogo con l’amministrazione comunale era stato scarsamente produttivo, limitandosi a una singola conferma di data e percorso dopo mesi di tentativi.
La situazione si era poi complicata ulteriormente il 4 luglio, a meno di un mese dall’evento, quando un funzionario comunale aveva inviato una comunicazione ufficiale che proponeva lo spostamento della manifestazione al giorno successivo.
La ragione di tale richiesta era l’indisponibilità dell’Arena dello Stretto, luogo previsto per la conclusione del corteo, già occupata da un’altra manifestazione. Sovrapposizione dovuta appunto alla disorganizzazione nella gestione del calendario eventi estivo. L’alternativa suggerita era di deviare il percorso verso un’altra piazza, soluzione che presentava difficoltà logistiche pressoché insormontabili, visti gli accordi per la sicurezza già presi con terze parti per l’implementazione dell’evento.
Tale proposta, impraticabile sia dal punto di vista logistico che etico, aveva spinto gli organizzatori, frustrati e indignati, a cancellare l’evento durante un’assemblea pubblica il 12 luglio, sia per l’impossibilità di realizzare le modifiche richieste, ma anche in segno di protesta verso il totale disinteresse dell’amministrazione.
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Nonostante non si possa infatti parlare di un deliberato tentativo di ostruzionismo da parte della giunta di centrosinistra, il livello di disorganizzazione raggiunto ha avuto un impatto comunque catastrofico, soprattutto in concomitanza con il decimo anniversario della parata.
“Considerando appunto che quest’anno si celebra il decimo anniversario dal primo Pride in città, e tenendo conto del fatto che ci sono volontari che da mesi lavorano all’organizzazione, oltre a ragazze e ragazzi che da giorni ci chiedono se il Pride si svolgerà, è importante riflettere su cosa significhi un Pride per le persone LGBTQIA+ e su cosa comporti confermare un annullamento solo per opporsi a un sistema che riteniamo fallace – conclude Calabrò –
