Riconoscimento della madre intenzionale, anche la Corte di Cassazione dice sì

La Corte di Cassazione ha fondato la sua decisione sulla storica sentenza n. 68 pronunciata il 22 maggio 2025 dalla Corte Costituzionale, riaffermando che il riconoscimento della madre intenzionale è una garanzia di stabilità giuridica, affettiva e sociale per tantissimi bambini e bambine che non possono subire alcuna discriminazione.

Ascolta:
0:00
-
0:00
Sentenza Bari due mamme Gay.it
2 min. di lettura

Anche la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4977/2026, ha riconosciuto la genitorialità della madre ‘intenzionale’ di una bambina nata in Italia a seguito di procreazione medicalmente assistita (PMA) realizzata all’estero da due donne. Le madri sono state assistite nell’ambito della campagna “Affermazione costituzionale” promossa da Rete Lenford.

Due donne, unite civilmente e con una stabile relazione sentimentale, avevano intrapreso in Spagna un percorso di fecondazione eterologa con la tecnica ROPA (Recepción de ovocitos de la pareja): una delle madri (madre ‘genetica’) aveva fornito l’ovocita e l’altra aveva portato avanti la gestazione (madre ‘partoriente’). La bambina era nata in Italia e, inizialmente, l’atto di nascita riportava solo la madre partoriente. Successivamente, la madre genetica aveva effettuato il riconoscimento della bambina, che era stato annotato dall’Ufficiale dello stato civile. La Procura della Repubblica aveva impugnato tale riconoscimento e la Corte d’Appello di Milano ne aveva ordinato la rimozione, così privando la bambina del rapporto genitoriale con la seconda madre.

Cassazione come la Consulta

La Corte di Cassazione ha fondato la sua decisione sulla storica sentenza n. 68 pronunciata il 22 maggio 2025 dalla Corte Costituzionale e ottenuta sempre da Rete Lenford, con la quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 8 della legge sulla procreazione medicalmente assistita (l. 40/2004) nella parte in cui non prevede che il nato in Italia da una donna che si sia sottoposta all’estero a tecniche di fecondazione assistita sia figlio anche della donna che ha condiviso con la compagna l’intenzione di ricorrere a quelle tecniche e che, perciò, è madre ‘intenzionale’ di quel bambino.

La Cassazione ha ribadito che il riconoscimento della madre intenzionale tutela l’identità personale delle bambine e dei bambini voluti da due donne e ne garantisce il diritto a essere mantenuti, educati, istruiti e assistiti moralmente da entrambi i genitori, realizzando l’interesse a uno status giuridico certo e stabile fin dalla nascita.  Una storica sentenza che smontò pezzo per pezzo la retorica discriminatoria della destra di governo, rimasta non a caso silente dopo la pronuncia della Consulta dopo aver fatto di tutto, con il ministro Piantedosi, per provare frenare le registrazioni dei figli con due mamme. Una sentenza che ha dato il via ad un fiume di registrazioni, da nord a sud, Isole comprese, con Roma che ha recentemente dato forma ad una procedura ancora più snella interamente gestita dagli Uffici del Dipartimento Decentramento e Servizi Delegati di via Petroselli.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

L’avv. Manuel Girola, difensore delle ricorrenti, ha dichiarato che “la pronuncia rappresenta un importante consolidamento dei diritti fondamentali e un passo avanti verso una maggiore inclusione e riconoscimento delle diverse configurazioni familiari. La Corte di Cassazione ribadisce con chiarezza che al centro dell’ordinamento deve sempre rimanere l’interesse superiore della minore, che ha diritto a vedere riconosciuto sin dalla nascita il legame giuridico con entrambe le persone che hanno condiviso e realizzato il progetto genitoriale. Questa decisione contribuisce a superare incertezze interpretative che negli ultimi anni hanno inciso sulla serenità di molte famiglie e rafforza il principio secondo cui la responsabilità genitoriale deriva dall’assunzione consapevole e condivisa di un progetto di genitorialità”.

Il presidente di Rete Lenford, avv. Vincenzo Miri, ha aggiunto: “La Corte di Cassazione dà piena attuazione ai principi affermati dalla Corte Costituzionale n. 68/2025 e riafferma che il riconoscimento della madre intenzionale è una garanzia di stabilità giuridica, affettiva e sociale per tantissimi bambini e bambine, che non possono subire alcuna discriminazione. Viene ribadita anche l’inidoneità strutturale del percorso di ‘adozione in casi particolari’, come da sempre affermato da Rete Lenford”. 

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.