Premio Oscar per la sceneggiatura di Milk, e recentemente visto su Netflix grazie allo script di Rustin, Dustin Lance Black, marito di Tom Daley, ha scritto, diretto e prodotto “Rock Out“. Un documentario nato da un articolo del New York Times di Jim Farber che esaminava l’influenza queer sul rock, nonché da una domanda che il defunto fratello di Black, Marcus, si pose prima di morire 14 anni fa: “Esistono gay come me?”.
Rock Out, l’omaggio di Dustin Lance Black a suo fratello Marcus
Marcus era un punk rocker queer. Ma a differenza di suo fratello Lance è rimasto nell’ombra per gran parte della sua vita, per poi morire di cancro nel 2012.
“Mio fratello ha indossato abiti di pelle nera per quasi tutta la vita e solo più avanti si è tagliato i lunghi capelli da rocker”, ha confessato Black a Variety. “Era per molti versi il modello dell’eterosessualità. Era un ragazzo che amava il rock’n’roll, il metal e il punk e faceva anche il meccanico.”
Black ammette di non sapere se ci fossero altre persone LGBTQ come suo fratello. “Non avevo una risposta. Non mi veniva in mente nessun gruppo di persone che avessi incontrato o conosciuto che apprezzasse quella musica. La musica era così importante per mio fratello.”
“Rock Out” fornisce risposte guardando a importanti figure omosessuali della storia della musica, tra cui il manager dei Beatles Brian Epstein e Rob Halford, cantante dei Judas Priest che fece coming out nel 1998. “Rock Out” approfondisce anche l’omoerotismo innato di Elvis Presley e la strada tracciata da Elton John.
In una delle interviste più avvincenti del doc, scrive Variety, Black va a trovare la leggenda transgender del glam rock Jayne County nella sua casa in Georgia, ricordando la sua partecipazione ai moti di Stonewall del 1969. “Sono arrivata lì e la gente stava scatenando l’inferno“, racconta County. “Chiesi: ‘Cos’è successo?’. E loro mi risposero: ‘Sono arrivati i poliziotti e hanno iniziato a malmenare la gente, perquisendo drag queen e trans. Dovevi mostrare i genitali a questa poliziotta’. Immagino che non ci siano riusciti”.
Black ha intervistato anche i The Dead Milkme, gruppo punk nonché band preferita di suo fratello Marcus, famosi per i testi omofobi e per gli insulti omofobi e le battute sull’AIDS ripetute durante i loro concerti. Dustin non sapeva che il loro cantante, Joseph Genaro, fosse gay. “Mio fratello sarebbe rimasto scioccato, si sarebbe messo a ridere e probabilmente si sarebbe acceso una sigaretta e avrebbe continuato a ridere per 20 minuti, mezz’ora”.
Rock Out e i problemi distributivi. Lo vedremo mai?
“Rock Out“, prodotto da Bill Gerber e Live Nation Productions, debutterà in anteprima mondiale il 21 giugno allo Sheffield DocFest, nel Regno Unito. Tutto tace su una distribuzione più ampia, internazionale. “Credo che molti acquirenti, distributori e streamer stiano andando un po’ sul sicuro”, ha sottolineato Black in riferimento al clima politico attuale. “Probabilmente hanno paura di mandare in onda qualcosa che rivendichi questo spazio queer… Non importa quanto sia bello, sarà dura mandare in onda qualcosa del genere. Ma non è la prima volta. Giusto per ricordarlo, abbiamo fatto ‘Milk’ durante l’amministrazione di George W. Bush“.
E se suo fratello fosse ancora vivo, cosa direbbe di Rock Out?
“Direbbe: ‘È davvero fottutamente gay’, e sarebbe un complimento perché era punk”. “Penso che ci siano cose che lo sconvolgerebbero, perché bisogna capire che ci sono persone che sanno che il punk, il metal e il rock’n’roll hanno radici gay e che le persone gay hanno pochissime case in quelle comunità, ma noi non provenivamo da una grande città dove la gente conosceva queste cose. Siamo cresciuti fuori San Antonio, in Texas, e Salinas, in California, in comunità per lo più militari. Non avevamo accesso a quel tipo di persone e gruppi.”
Rock Out di Dustin Lance Black, la sinossi ufficiale
Questo avvincente documentario esplora se esista, o sia mai esistito, un posto per le persone queer nei mondi iper-maschili e cupi dell’heavy metal, del punk e del rock & roll. Scavando nelle vite queer, spesso velate, di alcuni dei più grandi disruptor e geni della musica degli anni ’60 e ’70, Rock Out si pone l’obiettivo di comprendere quale valore unico abbia portato “gay” alla creazione e alla rivoluzione del rock, del punk e del metal – dal punto di vista di manager, produttori, artisti e fan – e perché questi contributi siano rimasti sepolti per così tanto tempo.

