Una marea di persone, lo scorso sabato, ha invaso Roma per chiedere la fine dell’occupazione e la libertà del popolo palestinese. La manifestazione nazionale, partita da Piramide e diretta a San Giovanni, ha visto la partecipazione di centinaia di migliaia di persone – un milione secondo gli organizzatori, 250mila per la Questura – unite dallo slogan: “Roma lo sa da che parte stare”. Tra cori, bandiere e striscioni, la Capitale è diventata il centro di una mobilitazione internazionale per la Palestina, con l’adesione di famiglie, sindacati, associazioni studentesche, realtà sociali e sigle dell’associazionismo LGBTQIA+.

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“Free Palestine”: studenti e sindacati in prima linea
La manifestazione, organizzata dal Movimento degli Studenti Palestinesi in Italia e dall’Unione Democratica Arabo-Palestinese, ha raccolto l’adesione di Usb, Cgil, Arci, Anpi, e dei collettivi studenteschi Cambiare Rotta e Osa.
Il corteo è stato aperto dallo striscione “Free Palestine”, seguito da una grande bandiera portata da decine di persone. Dal carro di testa, Maya Issa, presidente del movimento studentesco palestinese, ha parlato di una “mobilitazione storica per rompere il silenzio sull’assedio di Gaza”.
“Roma è bloccata, siamo un milione per la Palestina”, scandiscono gli organizzatori dai megafoni, mentre la folla si è riversata per chilometri lungo via Merulana e via Labicana.
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Le associazioni LGBTQIA+ accanto al popolo palestinese
Tra le presenze più significative anche le associazioni LGBTQIA+ italiane, tra cui Arcigay, Circoli Mario Mieli, Gaynet, Agedo, Gay Center, Famiglie Arcobaleno, Libellula, Elaga, Rete Genitori Rainbow.
Arcigay Roma aveva già annunciato la propria adesione allo sciopero generale del 3 ottobre scorso, promosso in sostegno alla Global Sumud Flotilla, l’iniziativa internazionale che chiede pace, giustizia e la fine dell’occupazione nei territori palestinesi, nonché la cessazione delle violenze contro la popolazione di Gaza. “Crediamo in un mondo libero da ogni forma di oppressione: non può esserci piena libertà per le persone LGBTQIA+ senza giustizia e autodeterminazione per tutti i popoli”, si legge sul profilo Instagram dell’associazione.
La mobilitazione è poi proseguita anche nella giornata di sabato, aderendo all’appello comune: fermare il genocidio e aprire corridoi umanitari per garantire aiuti e protezione alla popolazione di Gaza.
Anche Gaynet ha dato l’appuntamento in piazza, in occasione della manifestazione nazionale, per dire “Stop al genocidio”. Su Instagram avevano dato l’appuntamento spiegandone le motivazioni:
Come realtà e attivist3 LGBTQIA+ sosteniamo la resistenza globale contro le destre trumpiane e il Governo israeliano, responsabile di genocidio secondo tutti gli organismi internazionali, del tradimento della memoria storica sui diritti umani, e infine dell’abbordaggio di una flotta, civile, disarmata, pacifica e carica di aiuti, pur di perpetrare la propria posizione di forza e sopraffazione del diritto internazionale e delle Nazioni Unite.
Per difendere lo Stato di Diritto e resistere alle destre globali e autoritarie, da Trump a Putin, l’Europa e l’Italia devono schierarsi senza indugi dalla parte giusta, quella di chi in questo momento muore di armi, fame e deumanizzazione.
Senza umanità, non c’è diritto o libertà che tenga.
Un messaggio condiviso da Circolo Mario Mieli, sceso in piazza con lo stesso intento. Anche l’Associazione Famiglie Arcobaleno e Rete GenitoriRainbow hanno sostenuto e aderito alla manifestazione per Gaza:
“L’oppressione genocida di Netanyahu a Gaza fa parte di un disegno globale di repressione della democrazia e dei diritti. Il governo israeliano sta tradendo la memoria storica su cui si fonda, come dimostra il dissenso delle comunità ebraiche in tutto il mondo”
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Molti attivisti queer hanno ricordato il dramma delle persone LGBTQ+ nei territori di guerra, sottolineando la necessità di una solidarietà intersezionale che unisca lotte per la pace e per i diritti civili. Le associazioni LGBTQIA+ presenti al corteo hanno preso nettamente le distanze dagli episodi di violenza avvenuti in serata – a causa dell’azione di un ristretto gruppo di antagonisti, che ha dato il via a scontri e disordini nella zona dell’Esquilino -, ribadendo la natura pacifica e non violenta della loro partecipazione.
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Da Amsterdam a Lisbona, l’Europa scende in piazza per Gaza

In contemporanea alla mobilitazione andata in scena a Roma, in molte città europee migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere la fine del genocidio a Gaza e dell’occupazione in Palestina.
Ad Amsterdam, una folla vestita di rosso ha invaso il Museumplein per la terza protesta del movimento Linea Rossa per Gaza. Secondo gli organizzatori, sono stati oltre 250mila i partecipanti che hanno sfilato tra bandiere palestinesi e cartelli con scritte come “Fermate il genocidio” e “Cibo, non bombe”. Dal palco, figure come l’ex ministra e attivista Hedy d’Ancona hanno esortato il governo olandese ad agire per la pace e a interrompere ogni forma di complicità con le politiche israeliane.
Anche Lisbona ha visto migliaia di persone manifestare davanti all’ambasciata israeliana. La protesta, animata da studenti, famiglie e attivisti di ogni età, ha espresso solidarietà ai membri portoghesi della Global Sumud Flotilla ancora detenuti. In corteo si leggevano cartelli come “Gaza simbolo globale di ingiustizia”, a sottolineare il legame ideale che unisce le piazze d’Europa nella richiesta di pace, libertà e dignità per il popolo palestinese.
Da Roma ad Amsterdam, da Lisbona a Porto, le immagini delle manifestazioni mostrano un’Europa che non resta in silenzio di fronte alla tragedia di Gaza: un movimento trasversale, civile e intersezionale che unisce popoli, generazioni e comunità, inclusa quella LGBTQIA+, nel segno della solidarietà e dei diritti umani universali.
