Dopo aver passato mesi a parlare di legge liberticida, mentendo spudoratamente sapendo di mentire, la destra italiana è passata al piano B. Inevitabilmente. Capito che non c’è nulla di liberticida all’interno del DDL Zan, Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno optato per la più classica e banale delle strade. Quella del benaltrismo.

Da giorni, infatti, sentiamo ripetere come un mantra che dinanzi alla pandemia da Covid il governo dovrebbe occuparsi di ‘altro’, e non di legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo. Come se non si possano fare entrambe le cose. Come se non stiano effettivamente facendo entrambe le cose. Come se quasi tre decenni d’attesa, e di rinvii continui, non bastassero. Come se alla Camera dei Deputati, tra oggi e domani, non si parlasse anche di “accordo sulla conservazione dei cetacei del Mar Nero“, “istituzione della giornata nazionale degli italiani nel mondo“, “valorizzazione delle attività del settore florovivaistico” e “mozione di Stefania Prestigiacomo concernente iniziative per la realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina“. Avete mai sentito qualcuno del centrodestra attaccare questa parte di calendario, perché “c’è altro di cui occuparsi“?. Certo che no. Perché non esiste.

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Perché da che mondo e mondo, nell’arco di un’intera giornata tanto alla Camera quanto al Senato si possono e si devono tenere più ‘tavoli’ aperti. Ma per il leader della Lega, da buon principe degli assenteisti, tutto questo è fantascienza. O almeno così parrebbe.

Anche oggi, infatti, Salvini è tornato all’attacco, via AdnKronos, con queste parole: “Domani votano il ddl Zan alla Camera, mentre il mondo parla di altro. Loro continuano a vivere su Marte“. Un disco rotto, insostenibile, che stancamente si ripete da settimane, dopo aver cavalcato fake news per mesi e travolto la stessa Camera con centinaia di inutili e provocatori emendamenti. Pochi giorni ancora e probabilmente questa lagna finirà, con l’approvazione del DDL alla Camera dei Deputati ormai arrivata al rush finale. Poi gli attacchi, puntuali, torneranno al Senato. Ma ci sarà tempo e modo per respingerli, a inizio 2021. Prima di allora chiudiamo la partita Montecitorio. Mandando tanti bacioni a Matteo e Giorgia.

 

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