Saul Nanni: chi è l’attore de Il Gattopardo, Supersex e La Gioia, tra cinema d’autore, ruoli “scomodi” e ambizioni internazionali

Dai set internazionali di Supersex al classico reinventato de Il Gattopardo, fino ai ruoli più disturbanti del cinema d’autore: il percorso di Saul Nanni.

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Saul Nanni
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C’è un filo che lega la traiettoria di Saul Nanni – classe 1999, emiliano, sguardo da “faccia d’angelo” e un curriculum già sorprendentemente vario – a un’idea precisa di recitazione: buttarsi dentro storie e personaggi senza protezioni, attraversare generi diversi e, soprattutto, imparare facendo. Negli ultimi anni lo abbiamo visto trasformarsi nel Rocco Siffredi degli esordi in Supersex, indossare l’uniforme dell’aristocrazia ottocentesca ne Il Gattopardo (Netflix) nei panni di Tancredi Falconeri, lavorare con registi come Gabriele Muccino e Kim Rossi Stuart, fino ad arrivare a un progetto particolarissimo come il docufilm Brunello, il visionario garbato diretto da Giuseppe Tornatore, dove interpreta un giovane Brunello Cucinelli. 

Nel racconto che emerge dalle sue interviste più recenti – tra set, famiglia, viaggi e relazione con Deva Cassel – Nanni descrive un successo che non coincide con la celebrità fine a sé stessa, ma con la libertà di scegliere e di crescere. Un percorso che merita attenzione anche per come attraversa temi legati al corpo, al desiderio e alla rappresentazione (da Supersex a La gioia), senza ridurre la complessità a provocazione.

Saul Nanni

Le origini di Saul Nanni: l’educazione sentimentale tra bar e “cinemino”

Saul Nanni è nato a Bologna il 4 febbraio 1999 e ha raccontato spesso un legame forte con la sua terra e la sua famiglia. In un’intervista a d la Repubblica legata al docufilm su Cucinelli, ricorda un bar bolognese frequentato fin da bambino, “uno di quei posti dove si gioca ancora a carte”, vissuto come una piccola palestra sociale: “È stata una delle prime cose che ho raccontato a Giuseppe Tornatore… Ha ragione quando dice che è una grande scuola di vita”

Accanto al bar, c’è l’altra “scuola” che ritorna in più racconti: il cinema visto con il padre. Nanni parla di una stanza di casa trasformata in una sorta di sala proiezioni domestica, dove da ragazzino guardava film in lingua originale e costruiva – quasi senza accorgersene – un immaginario cinefilo. In quel contesto, Nuovo Cinema Paradiso (di Tornatore) diventa un riferimento emotivo, non solo culturale: “È stato uno dei primissimi che mi ha fatto vedere”. 

Questo doppio binario – quotidiano popolare e immaginario “alto” – aiuta a capire perché oggi riesca a passare da un period drama a un racconto erotico mainstream, fino a un crime d’autore, mantenendo un’idea coerente: osservare le persone e trasformare l’osservazione in personaggio.

L’inizio precoce e la “scuola del set”

Dalle sue parole emerge un esordio precoce e l’idea di aver imparato soprattutto lavorando: “Il set è stato la mia scuola”, dice a Rolling Stone. Questa formazione “sul campo” torna anche in fonti biografiche che ricostruiscono i suoi primi passi tra provini e piccoli ruoli, fino alla popolarità giovanile legata ai prodotti per adolescenti.

La cosa interessante, però, non è solo la precocità: è la consapevolezza con cui Saul Nanni descrive la recitazione come un mestiere fatto anche di disciplina, gestione del tempo, concentrazione. E quando serve, perfino di allenamento fisico durissimo: per Brado (diretto da Kim Rossi Stuart) parla di mesi di preparazione a cavallo, ore e ore al giorno, fino all’incidente sul set. È un tipo di dedizione che torna, con modalità diverse, anche nei lavori successivi.

Supersex: diventare “il giovane Rocco Siffredi” senza cadere nell’imitazione

Il salto di visibilità più netto, per una parte del pubblico, arriva con Supersex, serie in cui interpreta Rocco Siffredi agli inizi. A d Repubblica, Nanni la sintetizza così: “Lì la differenza l’ha fatta parlare con Rocco, ascoltarlo raccontare la sua vita”. Più che “copiarne” gesti e postura, il punto – nel suo racconto – è trovare una chiave umana per entrare nel personaggio.

Supersex ha rimesso al centro, in una produzione pop e internazionale, un immaginario legato al desiderio e alla pornografia, con tutte le domande che porta con sé: cosa scegliamo di raccontare, quale confine tracciamo tra erotismo e potere, tra lavoro e intimità, tra corpo come strumento e corpo come identità? Nanni, almeno nelle dichiarazioni pubbliche, non cerca scorciatoie moralistiche: insiste sull’ascolto e sulla comprensione.

 

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Il Gattopardo su Netflix: Tancredi, Delon e la sfida del “classico” per la Gen Z

Quando arriva Il Gattopardo in versione seriale, la posta in gioco cambia: Tancredi Falconeri è un ruolo leggendario, con il fantasma di Alain Delon. La miniserie, prodotta per Netflix, mette Nanni al centro di un’operazione culturale che prova a parlare anche a una generazione più giovane, offrendo più spazio alle dinamiche e alle linee narrative rispetto al film di Visconti. 

Nanni descrive Tancredi come “un ragazzo molto giovane che azzanna la vita” e aggiunge: “Io mi sento di scoppiare di vita”. Una definizione che diventa anche una chiave di lettura del personaggio: Tancredi è ambizione, velocità decisionale, fascino e opportunismo; interpretarlo oggi significa fare i conti con come la Gen Z percepisce il successo, il potere, l’idea di “posto nel mondo”.

Ed è proprio sul set del Gattopardo che nasce la relazione con Deva Cassel, che interpreta Angelica. Nanni ne parla senza costruire mistero: “Ci siamo innamorati vestiti da principe e principessa in bellissimi palazzi siciliani, quindi era tutto molto più fiabesco del solito, è un contesto magico in cui incontrarsi”

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Tornatore e Cucinelli: vivere a Solomeo per entrare in un “visionario garbato”

Il docufilm Brunello, il visionario garbato rappresenta un caso particolare: una narrazione ibrida che porta la firma di Giuseppe Tornatore e mette al centro Brunello Cucinelli e la sua filosofia d’impresa. In questo progetto, Saul Nanni interpreta Cucinelli da giovane e, per prepararsi, racconta di aver vissuto oltre due mesi a Solomeo per osservare da vicino persone, luoghi e quotidianità: “Volevo stare in mezzo ai suoi amici e conoscenti, alla sua famiglia. Brunello ha seguito un suo ideale senza scendere a compromessi. E di persona ha un carisma unico: quando entra in una stanza tutto si ferma”.

Qui torna anche il tema dell’origine “popolare” come valore: il bar come ‘scuola di vita’ per Cucinelli, il bar come luogo di crescita anche per Nanni. È un parallelismo che Tornatore sembra aver colto, scegliendo proprio lui per la parte.

 

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La Gioia: un ruolo disturbante tra seduzione, doppia vita e identità in scena

Tra i progetti più delicati e interessanti c’è La gioia di Nicolangelo Gelormini, presentato a Venezia e atteso in uscita nelle sale italiane dal 12 febbraio 2026. Nanni interpreta Alessio, descritto come un ragazzo con una doppia vita e un rapporto cinico con seduzione e potere; nelle interviste parla del personaggio come di un “vuoto”, di un guscio, di un’assenza di contatto con la dolcezza: “È un film che vorrei vedessero i miei coetanei, mi ha colpito il vuoto che ho sentito in Alessio: è spinto da nulla, dalla totale superficialità dell’essere, persino i soldi per lui sono un mezzo e non un fine. È come se avesse un anticorpo a tutto ciò che è vero, al sentimento e alla dolcezza, che pure avverte. Un guscio troppo duro”, racconta a Cosmopolitan.

C’è anche un elemento performativo legato al corpo: racconta un periodo di preparazione per ballare sui tacchi e l’emozione di vedersi allo specchio truccato e con parrucca, collegando quella trasformazione scenica a un’idea di fuga e di “notte” come spazio di reinvenzione.

“Ho sempre pensato di avere nel volto qualche tratto femminile, ma non avevo mai fatto il gioco di truccarmi e quando ho messo la parrucca, è stata un’emozione, ho visto mia sorella allo specchio! Per Alessio l’identità femminile, il mondo della notte, rappresentano il sogno: quelli come lui, ne conosco più d’uno, vivono meglio nella fuga immaginaria che nella realtà di ogni giorno”, ha commentato.

Il punto non è il “travestimento” in sé, quanto il rischio – ancora frequente nel racconto cinematografico – di sovrapporre identità di genere, orientamento e performance. Qui, però, Nanni sembra muoversi con chiarezza: la trasformazione resta un elemento narrativo del personaggio, non una definizione identitaria, e diventa piuttosto uno strumento per raccontare fragilità, desiderio e disconnessione emotiva.

 

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Amore, privacy e “successo come libertà”

Nonostante l’attenzione mediatica, Saul Nanni dice di non amare l’esposizione fine a sé stessa e di cercare un equilibrio tra set e vita. La sua definizione di successo è molto chiara: “Tra dieci anni vorrei essere un attore che si può permettere di scegliere il film che sente di più, senza dover contare su dinamiche esterne, completamente libero. Questo per me è il vero successo, raggiungere il punto d’equilibrio, nel lavoro come nella vita”. È un’idea che sposta il fuoco dal “rumore” esterno (fama, follower, gossip) alla qualità delle scelte, e torna anche nelle parole di chi lo stima professionalmente, come Alessandro Borghi, che ne sottolinea la “purezza” e la scarsa attrazione per la fama in sé.

Sul versante personale, Nanni parla della relazione con Deva Cassel come di qualcosa di semplice nella quotidianità: “Monica e Vincent sono solo la mamma e il papà della mia fidanzata”. E descrive uno stile di vita “nomade” tra città diverse, molto legato ai viaggi, un dettaglio che ricorre spesso, anche come forma di nutrimento per il lavoro d’attore.

Il futuro di Saul Nanni

Tra i prossimi passi, oltre ai titoli già citati, Nanni esplicita il desiderio di internazionalità: parla di inglese, di esperienze all’estero e di ambizioni “oltreconfine”. E nel frattempo continua a costruire un profilo raro per la sua generazione: capace di stare nel mainstream e, contemporaneamente, di scegliere ruoli complessi, a rischio antipatia, dove il corpo e la morale non sono mai “comodi”.

In sintesi, Saul Nanni oggi è un nome che si muove dentro tre aree che spesso non comunicano tra loro: la serialità globale, il cinema d’autore italiano e il racconto contemporaneo del desiderio. Ed è proprio in questa intersezione – tra classico e pop, tra seduzione e vulnerabilità, tra immagine e sostanza – che il suo profilo diventa interessante per chi osserva come cambiano i linguaggi della rappresentazione, soprattutto quando il corpo e il desiderio non vengono addomesticati, ma lasciati nella loro ambiguità.

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