In Senegal un uomo è stato condannato a tre anni di carcere perché gay: inquirenti e magistratura hanno utilizzato il suo telefono per comprovare la sua omosessualità.

Mercoledì scorso il tribunale di Dakar ha condannato Thierno Seydou Pam per “atti contro natura“. Il giovane era stato arrestato nell’ambito di un’indagine più ampia: il 6 marzo 2026 gli inquirenti sequestrano il telefono di Pam nell’ambito del procedimento contro Aliou Badara Dieng, un uomo che vive con hiv, accusato di aver infettato volontariamente partner conosciuti via WhatsApp, e altri, accusati di associazione a delinquere, traffico di droga, riciclaggio di denaro e trasmissione intenzionale dell’HIV. Su quest’ultima accusa, Pam è stato invece assolto.

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Senegal – Gay.it – Arresti in un’inchiesta su traffico minori

L’inchiesta si intrecciava con un’altra indagine più ampia su una rete criminale accusata di pedofilia e sfruttamento della prostituzione minorile, nell’ambito della quale erano stati arrestati anche il presentatore televisivo Pape Cheikh Diallo e il musicista DjibyDramé.

La sovrapposizione di omosessualità e diffusione di hiv alle pesanti accuse di pedofilia e sfruttamento sessuale minorile rivela il clima di stigma anti-LGBTIQ+ che ha contaminato la vita pubblica del Paese, dove lo stesso governo nel luglio 2025 aveva vietato la proiezione di un film queer e il relativo dibattito.

La condanna a Pam si fonda in larga parte sull’analisi forense del suo telefono, un Tecno Pop 10C sequestrato il 6 marzo 2026 e affidato all’Unità crimini digitali della Gendarmeria nazionale senegalese. Sull’account WhatsApp intestato a Pam, gli inquirenti hanno recuperato una serie di conversazioni con diversi interlocutori: scambi in cui si organizzavano incontri sessuali a pagamento, si condividevano video espliciti e si discuteva apertamente della condizione delle persone omosessuali in Senegal. In una di queste chat, Pam avrebbe dichiarato al suo interlocutore che non avrebbe smesso di praticare l’omosessualità. Un’ammissione che è costata l’accusa di “flagranza di reato” all’uomo.

Nel materiale estratto dal telefono compaiono anche i nomi di tre personaggi famosi in Senegal, identificati dagli inquirenti con le iniziali SIIR, BN e MW. Le chat li menzionano in relazione a dinamiche personali e sentimentali, senza che siano stati formulati capi d’accusa nei loro confronti, ma l’intento minatorio è evidente: un chiaro messaggio alle persone LGBTIQ+ dell’intero paese.

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Durante l’interrogatorio, Pam ha ricostruito la propria storia. Originario di Saint-Louis, si era trasferito a Dakar per studiare, poi in Marocco, dove ha lavorato nella ristorazione e dove sarebbe stato drogato a sua insaputa nel 2023 e violentato da due conoscenti. Tornato in Senegal l’anno seguente, ha lavorato al Casino du Cap-Vert e ha avuto una relazione con un architetto gabonese. Ha saputo di essere sieropositivo soltanto al momento dell’arresto. Per questo motivo è stato assolto dall’accusa di trasmissione intenzionale dell’HIV: non era a conoscenza della propria sieropositività. La sua colpa resta dunque la sbandierata e praticata omosessualità che gli consteranno 3 anni di carcere, che con la nuova legge, non ancora firmata dal presidente Faye e dunque non ancora in vigore, sarebbe stati di più.

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La condanna di Thierno Seydou Pam si inserisce in un clima di repressione che si è fatto sempre più soffocante. L’11 marzo 2026, l’Assemblea nazionale del Senegal ha approvato una legge che raddoppia le pene per gli “atti contro natura”: da 5 a 10 anni di carcere, con multe fino a 10 milioni di franchi CFA (circa 15.000 euro). La legge, fortemente voluta dal primo ministro Ousmane Sonko, introduce anche il reato di “apologia” dell’omosessualità, punibile con 3-7 anni di reclusione, abbastanza ampio da colpire attivisti, giornalisti, avvocati e operatori sanitari. Il testo deve essere ancora promulgato dal presidente Bassirou Diomaye Faye.

Fuori dal parlamento il giorno del voto, Ababacar Mboup del collettivo apertamente anti-LGBTIQ+ And Samm Jikko Yi aveva commentato l’approvazione definendola “solo il 5% della lotta che stiamo intraprendendo“. Secondo un’inchiesta di Reuters la crescente persecuzione viene sospinta da alcune associazioni legate alle nuove destre occidentali.

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